
Baldr
Baldr, in norreno
un po' paurosa
Baldr, figlio di Odino e di Frigg, era il dio più buono e luminoso, amato da tutti. Dopo che la madre aveva fatto giurare a ogni cosa di non ferirlo, gli dèi si divertivano a lanciargli contro di tutto, tanto non si faceva niente. Ma Loki scoprì il segreto del vischio, ne strappò un germoglio e lo mise in mano al dio cieco Höðr, guidando il suo braccio. Baldr cadde, e il mondo intero pianse per lui. Secondo il mito, tornerà dopo la fine del mondo, quando la terra rinascerà.
Lo sai che… per riavere Baldr dal regno dei morti tutte le creature dovevano piangere per lui: una sola gigantessa si rifiutò, e si dice che fosse Loki travestito.
La storia
Baldr era così luminoso che, dicevano, la luce partiva da lui.
Era il più bello degli dèi, e il più mite. Non diceva mai una parola dura. Parlava bene, giudicava con giustizia, e chi lo ascoltava si sentiva meglio. Abitava in una sala chiamata Breiðablik, dove niente di impuro poteva entrare. Aveva una moglie, Nanna, e il fiore più bianco dei prati portava il nome di lui.
Una notte Baldr cominciò a fare sogni cattivi. Si svegliava con la sensazione di aver perso qualcosa di importante, e restava a guardare Nanna che dormiva, senza il coraggio di svegliarla. Non li raccontò a tutti. Li disse a sua madre, che gli passò la mano sui capelli senza trovare nulla da dire.
Allora gli dèi si riunirono, e Odino montò sul suo cavallo a otto zampe, Sleipnir, e scese giù, giù, fino al regno di Hel. Un cane insanguinato gli abbaiò contro dall'ombra. Lui andò avanti, fino a una tomba, e svegliò con un canto una veggente morta da tanto tempo.
«Chi sei?» disse lei, polverosa come la neve vecchia. «Chi mi disturba?»
«Mi chiamo Vegtam,» rispose Odino. «Per chi sono preparati questi banchi, con gli anelli sparsi sopra? Per chi sono le panche coperte d'oro?»
«Per Baldr,» rispose la veggente. «Qui è pronto l'idromele, con lo scudo sopra la coppa. Gli dèi non hanno più speranza.»
Odino risalì senza dire una parola.
Fu allora che Frigg partì a chiedere un giuramento a ogni cosa del mondo: al fuoco, all'acqua, al ferro, alle pietre, agli alberi, alle bestie e ai veleni, di non fare del male a suo figlio. E ogni cosa lo giurò. Così, nella piana dell'assemblea, gli dèi inventarono un gioco. Baldr si metteva in mezzo, con le braccia aperte, e gli altri gli tiravano addosso quello che capitava: frecce, sassi, asce. Tutto rimbalzava, si fermava, cadeva a terra. Baldr rideva più forte di tutti, e anche questo faceva parte del gioco: non c'era nessuno al mondo che non volesse tirargli qualcosa.
Eccetto uno.
Loki li guardava da lontano, e il suo viso era storto. Andò a Fensalir travestito da vecchia, e tornò dopo poco con un segreto. C'era una pianta, a ovest del Valhalla, che Frigg non aveva interrogato perché le era sembrata troppo giovane. Un germoglio di vischio.
Loki lo strappò. Lo portò all'assemblea, tenendolo nascosto nella mano. Ai margini del cerchio, solo, c'era Höðr, il dio cieco, che non partecipava al gioco perché non vedeva dove stava Baldr.
«Perché non tiri anche tu?» disse Loki.
«Non vedo dov'è,» rispose Höðr. «E non ho un'arma.»
«Allora ti aiuto io. Tieni questo ramoscello. Ti mostro dove si trova, e tu lo onori come gli altri.»
Höðr sentì il ramoscello tra le dita, leggero come una piuma. Sentì la mano di Loki che lo guidava, a destra, un po' più in alto. Lanciò.
Baldr non vide il ramoscello. Vide soltanto Höðr, in piedi ai margini, con il braccio ancora teso, e fece in tempo a sorridergli, come sorrideva a tutti.
Per un momento non successe niente. Poi le voci smisero una a una, e il silenzio salì dall'erba.
Baldr era disteso a terra.
Gli dèi non riuscivano a parlare. Non riuscivano nemmeno a muoversi. Avrebbero voluto farla pagare a Loki sul posto, ma l'assemblea era un luogo sacro e non si poteva spargere sangue. Nessuno sa quanto rimasero fermi così. Poi qualcuno, in fondo, scoppiò a piangere, e gli altri lo seguirono.
Il funerale fu il più grande che si fosse mai visto. Portarono il corpo sulla riva, dove stava Hringhorni, la più grande di tutte le navi. Vennero Odino con i suoi corvi, Frigg, le Valchirie, Freyr su un carro tirato dal cinghiale Gullinbursti, Heimdall sul suo cavallo dalla criniera d'oro, Freyja con i suoi gatti. Vennero perfino i giganti, quelli di ghiaccio e quelli delle montagne, e anche loro tacevano.
La nave era così pesante che nessuno riusciva a spostarla. Mandarono a chiamare una gigantessa, Hyrrokkin, che arrivò in groppa a un lupo, con dei serpenti al posto delle redini. Appoggiò le mani alla prua, spinse una sola volta, e la nave scivolò in mare con un fragore tale che dai rulli saltarono scintille, e tutte le terre tremarono.
Nanna, la moglie di Baldr, guardava l'acqua. Il suo cuore, a un certo punto, si spezzò di dolore, e lei cadde senza una parola. La deposero accanto a lui sulla nave.
Prima di scendere, Odino si chinò all'orecchio di suo figlio e gli sussurrò qualcosa. Nessuno ha mai saputo cosa. Poi mise sul rogo un anello d'oro, Draupnir, da cui ogni nove notti nascevano otto anelli uguali. Thor consacrò il fuoco con il suo martello. Quando la nave si allontanò, nell'ultima luce, il mare sembrava d'argento, e per molto tempo, sulla riva, nessuno si decise a tornare indietro.
Poi ci fu il tentativo. Hermóðr cavalcò nove notti nel buio fino al regno di Hel, e Hel gli rispose che Baldr sarebbe tornato se tutte le cose del mondo avessero pianto per lui. E piansero tutti. Gli uomini, le bestie, la terra, le pietre, gli alberi e i metalli. Tranne una gigantessa, in una caverna, di nome Þökk, che disse: «Con lacrime asciutte piangerò il rogo di Baldr. Che Hel si tenga quello che ha.» Alcuni dicevano che fosse Loki.
Baldr rimase dove era.
Ma gli antichi cantavano che quella non era la fine. Dicevano che un giorno il mondo sarebbe bruciato e affondato, nel Ragnarök, e che poi sarebbe riemerso dal mare, verde e nuovo. I campi non seminati avrebbero dato frutto. Ogni male si sarebbe sanato. E Baldr sarebbe tornato, insieme a Höðr, a vivere nelle sale degli dèi.
È un po' poco, forse, per chi aspetta. Ma è tutto quello che ci hanno lasciato.
Parenti nel mondo
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Fonti
- Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
- Edda poetica, «Baldrs draumar»
