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Atlante dei Miti 0/300
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Una divinità con l'aspetto di scimmia che vola tra le nuvole portando una montagna sul palmo della mano

divinità della forza e della devozioneIndia e Sri Lanka · tradizione induista

Hanuman

Hanumān, in sanscrito

per niente paurosa

Hanuman è una divinità dall'aspetto di scimmia, fortissima, coraggiosa e devotissima al principe Rama. Nel Ramayana è il grande eroe dell'avventura: per trovare Sita, rapita e portata sull'isola di Lanka, attraversò il mare con un unico, gigantesco salto. Quando il fratello di Rama fu ferito gravemente, Hanuman volò fino all'Himalaya per prendere un'erba medicinale; non riuscendo a riconoscerla, si caricò sulle spalle tutta la montagna e la portò in battaglia.

Lo sai che… si racconta che da bambino scambiò il sole per un frutto maturo e fece un balzo nel cielo per mangiarlo.

La storia

Quando era piccolo, Hanuman vide il sole.

Era un mattino chiaro, appena nato, un disco rosso e dorato che saliva dietro le montagne. Il bambino, figlio del vento, lo guardò, e pensò una cosa semplice: «È maturo».

Si chinò, prese la rincorsa, e saltò.

Salì attraverso le nuvole, sopra le vette, sempre più in alto, più veloce di un uccello, più veloce di una freccia. Sentì il calore del sole farsi vicino, e non si bruciò. Gli dèi, in alto, lo videro arrivare e si spaventarono. Indra, il re del cielo, lanciò il suo fulmine. Il bambino fu colpito alla mascella e cadde sulla terra come una cometa.

Per questo, racconta la tradizione, si chiama Hanuman: «quello con la mascella». Suo padre, il Vento, ferito da tanto dolore, smise di soffiare. Il mondo cominciò a soffocare, finché gli dèi si pentirono e fecero al bambino dei doni: nessuna arma lo avrebbe ucciso, nessuna fiamma lo avrebbe bruciato, nessun mare lo avrebbe fermato.

Ma c'era un guaio. Hanuman, crescendo, dimenticò di avere quei poteri.

Per anni fu una scimmia come le altre, forte, ma non più forte delle altre. Finché un giorno incontrò un principe di nome Rama, che cercava sua moglie.

Sita, la moglie di Rama, era stata rapita da Ravana, il re dei demoni, e portata sull'isola di Lanka, al di là del mare. Hanuman guardò Rama e capì subito tre cose: che quell'uomo era buono, che soffriva e che avrebbe fatto qualunque cosa per lui. Prese Rama e suo fratello Lakshmana sulle spalle e li portò dal re delle scimmie, Sugriva.

Furono mandati dei gruppi a cercare Sita in ogni direzione. Il gruppo del sud, di cui faceva parte Hanuman, arrivò sulla riva dell'oceano e si fermò.

Davanti a loro non c'era che acqua. Un mare enorme, grigio, senza una sola barca, e da qualche parte, laggiù, l'isola. Cento leghe di acqua. Le scimmie si sedettero sulla sabbia, una a una, con la testa fra le mani.

«Nessuno ce la fa», disse qualcuno.

Allora si fece avanti il vecchio Jambavan, il re degli orsi, che era vissuto così a lungo da ricordare tutto. Si avvicinò a Hanuman, che sedeva in disparte, e gli parlò all'orecchio.

«Perché stai zitto? Tu sei figlio del Vento. Tu hai preso il sole per un frutto. Tu puoi saltare dove nessuno salta.»

Hanuman alzò la testa. E, come si ricorda una cosa antica, ricordò.

Cominciò a crescere. Si alzò sulla montagna, più alto degli alberi, più alto delle rocce, finché la sua ombra coprì la spiaggia. Premette i piedi sul monte Mahendra, e il monte tremò, e gli animali scapparono dalle caverne. Alzò le braccia. Disse il nome di Rama. E saltò.

Il vento lo sostenne. Il mare, sotto di lui, correva via come un tappeto grigio. Dopo un po', dall'acqua emerse una montagna dorata, Mainaka, che gli offrì riposo. Hanuman la toccò con la mano, la ringraziò, e proseguì: non aveva tempo.

Poi dal mare si alzò Surasa, la madre dei serpenti, con la bocca spalancata. Gli dèi l'avevano mandata a mettere alla prova la sua intelligenza. «Devi entrare nella mia bocca», disse. Hanuman si ingrandì, e Surasa aprì la bocca ancora di più. Hanuman si fece grande il doppio, e lei il doppio ancora. A un tratto lui si rimpicciolì fino a diventare un pollice, scivolò dentro la bocca, ne uscì un istante dopo e disse: «Ho mantenuto la promessa. Posso andare?». Surasa rise e lo lasciò passare.

L'ultimo ostacolo fu Simhika, una demone che si nascondeva nell'acqua e afferrava le ombre degli uccelli in volo, e con esse gli uccelli. Quando sentì la sua ombra tirare, Hanuman capì. Si rimpicciolì, scivolò nella sua bocca e ne uscì: Simhika non ebbe più modo di inseguirlo.

Quando atterrò sulla costa di Lanka era già notte.

Si fece piccolo come un gatto. Entrò nella città dalle mura d'oro e dalle torri altissime, passò fra le guardie, i palazzi, le sale piene di musica e di lampade. Cercò Sita per tutta la notte. Guardò dietro ogni colonna, in ogni stanza, sotto ogni letto. Non c'era.

La trovò all'alba, in un giardino di alberi di ashoka, seduta sotto un albero, pallida e magra, circondata da guardiane. Non piangeva più. Fissava il terreno.

Hanuman, nascosto fra i rami, aspettò il momento. Poi scese piano e le mostrò l'anello di Rama. «Sono un messaggero», disse. «Rama sta bene. Ti sta cercando. Verrà.»

Sita lo guardò e, per la prima volta in molti mesi, sorrise. Gli diede un gioiello da portare al marito, perché sapesse che era viva.

Hanuman si fece prendere dai demoni di Ravana. Lo portarono davanti al re, in catene, e Ravana, per umiliarlo, ordinò di dare fuoco alla sua coda. Le guardie la avvolsero di stracci, la bagnarono nell'olio, la accesero.

Ma il fuoco non lo bruciava. Per i doni degli dèi, si racconta, e per la preghiera di Sita, che dal giardino aveva chiesto ad Agni, il dio del fuoco, di essere fresco con lui. Si liberò, balzò sui tetti di Lanka, e di tetto in tetto, con la coda in fiamme, accese la città. Il fuoco le passò sopra come un vento rosso.

Poi saltò di nuovo sul mare, tornò dai suoi compagni e raccontò tutto a Rama. Rama lo ascoltò fino in fondo. Non aveva niente da dargli, disse, nulla che bastasse. Lo abbracciò, e per Hanuman fu il dono più grande.

Più tardi, durante la guerra, Lakshmana cadde colpito, e sembrava morto. Il guaritore disse che solo un'erba poteva salvarlo, e cresceva sull'Himalaya.

Hanuman volò fino alle montagne. Trovò il monte giusto, ma la notte era buia e, anche se le erbe brillavano, lui non seppe quale scegliere. Non perse tempo. Staccò l'intera cima, se la mise sul palmo, e volò indietro con la montagna in mano.

Lakshmana si alzò all'alba.

Il resto della storia, dicono, è il lungo racconto di una vittoria. Ma a Hanuman, quando poteva, bastava restare vicino a Rama, in silenzio, con le mani giunte.

Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.

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Fonti

  • Valmiki, «Ramayana», libri IV-VI
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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