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Atlante dei Miti 0/300
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Un enorme serpente scuro che si avvolge nelle tenebre davanti a una barca d'oro con il sole

serpente del caosil mondo sotterraneo · mitologia egizia

Apophis

ꜥꜣpp, il serpente del caos

paurosa

Apophis era un serpente gigantesco, il nemico di Ra e di tutto ciò che è ordinato. Ogni notte, mentre la barca del sole attraversava il mondo sotterraneo, Apophis la aspettava per inghiottirla e fermare per sempre la luce. Ogni notte gli dèi lo combattevano e lo respingevano, e al mattino il sole tornava a sorgere. Per aiutare Ra, i sacerdoti scrivevano il nome del serpente su una figura, la calpestavano, la trafiggevano con un coltello di selce e la bruciavano.

Lo sai che… esiste un asteroide chiamato Apophis che nel 2029 passerà vicinissimo alla Terra, senza pericolo: sarà visibile a occhio nudo.

La storia

Ogni sera il sole moriva.

Gli egizi lo sapevano. Quando l'ultima luce spariva dietro le colline dell'ovest, Ra scendeva in un altro mondo, un mondo sotto la terra, che chiamavano Duat. Non scendeva da solo. Viaggiava su una barca, la barca del sole, e con lui c'erano gli dèi che lo difendevano: Thot con le sue parole, Iside con la sua magia, e Seth, il più forte di tutti, che stava a prua con la lancia in mano.

La barca navigava per dodici ore. Dodici ore, dodici regioni, una dopo l'altra. Di notte Ra aveva la testa d'ariete, e la sua luce era bassa, calda, come quella di una brace. Attraversava fiumi neri, passava accanto a morti che si svegliavano, a dormienti che alzavano la testa quando Ra passava, e a ogni regione la luce del sole entrava un attimo nel buio e lo lasciava più chiaro. I morti si inchinavano. Per tutto il tempo che la barca restava davanti a loro, la Duat era viva.

Ma c'era un nemico.

Non aveva un esercito. Non aveva un regno. Aveva soltanto una cosa, e bastava.

Era un serpente.

Si chiamava Apophis, e viveva nel fondo oscuro del mondo, dove non c'era ordine. Era lungo, lunghissimo, e le sue spire si perdevano nella nebbia. Gli occhi erano due fessure. Non dormiva mai. Non voleva niente: né oro, né potere. Voleva solo che tutto finisse. Che la barca si fermasse, che il sole non salisse, che il mondo tornasse a quel silenzio senza forma da cui era venuto.

Per questo aspettava.

Ogni notte, in un punto del fiume dove la corrente rallentava e l'acqua diventava bassa e densa, come in una secca, il serpente si metteva di traverso. Rimaneva immobile, grigio come la sabbia, finché non sentiva avvicinarsi la barca.

A bordo, nessuno parlava.

Si sentiva il fiume sfregare contro lo scafo, e basta. Il canto dei morti, sulle rive, si spegneva uno dopo l'altro. La nebbia cominciava a salire, bassa, poi più alta. Gli dèi guardavano avanti, immobili. Anche Ra guardava avanti. La sua luce, per la prima volta in tutta la notte, tremava.

Poi la barca rallentò.

Il fiume sembrava ritirarsi, come se qualcuno lo bevesse. Si raccontava che il serpente cercasse di fermare la barca bevendo l'acqua del fiume. Il fondo sabbioso, sotto la barca, scricchiolò. La prua toccò qualcosa di morbido e freddo, e davanti a tutti si alzò una testa, enorme, che usciva dalla nebbia a poco a poco.

Gli occhi di Apophis si aprirono.

Quello sguardo, dicevano, era un incantesimo. Chi lo incrociava non riusciva più a muoversi. Le braccia diventavano pesanti, le parole non uscivano dalla bocca. Qualcuno, a bordo, vacillò. Fu in quel momento che la barca rischiò davvero di fermarsi per sempre, in mezzo al buio, con il serpente aperto davanti.

Ma dalla barca si alzò una voce.

Era Seth. Non gridava, perché non ce n'era bisogno. Parlò con quella voce profonda che ha chi sa di non avere paura, e dalla sua lancia partì una luce. Thot, accanto a lui, cominciò a pronunciare le formule giuste, una dopo l'altra, quelle che legano un nemico con le sue stesse parole. Iside rispose con la magia. E intorno alla cabina di Ra, a proteggerla, si avvolse il serpente Mehen, che era anche lui di sangue di serpente ma stava dalla parte della luce.

Apophis sibilò.

La nebbia si agitò. Il fiume tornò a salire, a poco a poco. Il serpente si contorse, si ritrasse, mostrò il ventre pallido e scivolò indietro, nell'acqua nera, finché la sua testa non fu più una testa ma soltanto un'ombra sul fondo.

La barca ripartì. Si sentiva di nuovo lo scorrere dell'acqua contro lo scafo, e il suono, per quanto fosse piccolo, sembrava una musica. Nessuno a bordo disse una parola. Ra alzò una mano, e gli dèi, uno per uno, tornarono ai loro posti.

Non era finita. Apophis non muore mai davvero: sa che tornerà. Gli dèi lo sapevano, e Ra lo sapeva. Per questo ogni notte il viaggio ricominciava, e ogni notte si ripeteva lo stesso scontro, nello stesso punto, con le stesse parole.

E in superficie, qualcuno li aiutava.

In un tempio di Tebe, mentre il cielo diventava grigio, un giovane sacerdote si avvicinava a un tavolo con un papiro. Era l'ora più fredda, quella prima dell'alba. Sul papiro era scritto il nome di Apophis, con inchiostro verde, accanto al disegno di un serpente. Il sacerdote lo guardò a lungo.

Poi iniziò a leggere. Piano, a voce chiara, le formule del «Libro di Apophis».

Sputò sul nome. Calpestò la figura con il piede sinistro. La trafisse con un coltello di selce. La gettò nel fuoco e guardò finché non rimase nient'altro che cenere. Era un lavoro lento e paziente, e il giovane sacerdote lo faceva con un po' di paura e con molto rispetto, perché credeva che le sue parole, quella notte, arrivassero davvero fino al fiume sotterraneo.

Nella Duat, la barca stava per uscire dall'ultima porta.

Davanti a lei si aprì una fessura. Poi una striscia pallida. Poi una luce, che saliva da dietro l'orizzonte e strappava la nebbia con una mano d'oro.

Ra era vivo. Era uscito dal buio, di nuovo, come ogni mattina da quando c'era il mondo.

Sulla terra, nelle case, le persone aprivano le finestre senza sapere a chi dovevano dire grazie. I bambini si svegliavano. Gli uccelli cominciavano a cantare. Il Nilo si colorava d'argento, e le mura dei templi diventavano rosse.

Nessuno sapeva che, sotto i loro piedi, un serpente grigio era tornato a nascondersi nell'ombra.

Ma lo sapevano gli dèi. E lo sapeva il giovane sacerdote, che spense la lucerna e si strofinò gli occhi.

Quella sera il sole sarebbe tornato a morire.

E il serpente avrebbe ricominciato ad aspettare.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • «Libro di Apophis», papiro Bremner-Rhind (IV secolo a.C.)
  • «Libro dell'Amduat»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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