
Bastet
Bꜣstt, in egizio
per niente paurosa
Bastet era la dea con la testa di gatta, protettrice della casa e delle famiglie, ma anche della musica e della festa. Secondo gli studiosi di oggi, in origine era raffigurata come una leonessa feroce, poi divenne sempre più dolce, come un gatto di casa. Nella sua città, Bubasti, ogni anno si teneva una grande festa con musica, danze e tantissima gente arrivata con le barche lungo il Nilo. I gatti erano sacri a lei: in Egitto erano rispettatissimi e venivano perfino mummificati.
Lo sai che… lo storico greco Erodoto racconta che quando moriva un gatto, la famiglia si radeva le sopracciglia in segno di lutto.
La storia
Il gatto morì pochi giorni prima della grande festa, vecchio e grigio, nel punto in cui il sole entrava dalla finestra.
Lo trovò la bambina. Si sedette sul pavimento, accanto a lui, e per un po' non disse niente. Poi andò a chiamare la madre.
La madre guardò il gatto, e non fece una piega. Si avvicinò al secchio dell'acqua e prese un rasoio di bronzo.
«Vieni qui», disse. «Lo facciamo tutti insieme.»
In Egitto, quando in una casa moriva un gatto, tutti quelli che ci abitavano si radevano le sopracciglia. Era il segno del lutto. Non era una cosa da bambini né da vecchi: era per tutta la famiglia. E per un po', le persone andavano in giro con la faccia un po' strana, un po' sorpresa, e nessuno rideva.
La bambina si lasciò radere le sopracciglia stando ferma, con le mani strette in grembo. Quando si guardò nell'acqua del secchio, con quel viso nudo, vide anche gli occhi del padre e della madre, tutti con la stessa espressione stupita. Allora non seppe se ridere o piangere, e fece tutte e due.
«Adesso lo portiamo da Bastet», disse il padre.
Avvolsero il gatto in una stoffa di lino, con cura, come si fa con una persona. La festa di Bastet era vicina, e il padre disse che non c'era un momento migliore per portarlo là. Un cugino dei vicini aveva una barca. La mattina dopo, all'alba, caricarono il fagotto e il cibo, e partirono lungo il fiume.
Bubasti era una città del Delta del Nilo, e i gatti morti, da tutto il paese, venivano portati lì per essere imbalsamati e sepolti in luoghi sacri. Era la città di Bastet, la dea con la testa di gatta. Gli studiosi di oggi dicono che in origine fosse una leonessa, potente e feroce, e che con il tempo sia diventata sempre più dolce, come i gatti che stanno nelle case. Gli egizi, alla bambina, avrebbero risposto che Bastet era Bastet, e che i gatti la conoscevano.
Il viaggio era lungo, ma non era triste, perché non erano soli.
Con il passare dei giorni, sul fiume le barche diventarono tante. Tante da non poterle contare. Cariche di uomini e donne, vecchi e bambini, avanzavano tutti nella stessa direzione, una dietro l'altra, strette come foglie su una pozza. E dalle barche partiva musica: flauti, nacchere, tamburelli, canti. Alcune donne suonavano le nacchere, certi uomini i flauti, e tutti gli altri battevano le mani e cantavano.
Ogni volta che la barca passava davanti a una città, la musica cambiava. Si avvicinavano alla riva, senza toccarla, e le donne si alzavano e gridavano scherzi alle donne del posto, che rispondevano dalla riva con altri scherzi, ridendo. Nessuno si offendeva. Era il gioco della festa.
La bambina, sulla barca, teneva il fagotto in grembo e ascoltava. Poi una donna, vicino a lei, le chiese: «Hai un gatto lì dentro?».
«Sì.»
«Anch'io», disse la donna, e ne indicò un altro, più avanti, in una cesta. «Andiamo tutti allo stesso posto.»
E la bambina, per la prima volta da giorni, si sentì un po' meno sola.
Quando arrivarono a Bubasti era sera. La città era stata rialzata, nel corso degli anni, con la terra dei canali. Il tempio no: era rimasto in basso, nel mezzo, e lo si guardava dall'alto da ogni strada, come il fondo di una conca. L'acqua lo circondava da ogni lato, e vi si arrivava soltanto per un sentiero, accanto a grandi alberi che facevano ombra. Dentro c'era la statua della dea.
Intorno a loro la gente beveva e cantava, e le lanterne dondolavano sulle barche. Nei giorni della festa, a Bubasti, si beve più vino che in tutto il resto dell'anno. La gente del posto diceva che fossero settecentomila, fra uomini e donne, senza contare i bambini, e la bambina pensò che erano tanti quanti i granelli di sabbia della riva.
Ma non si fece trascinare. Con il fagotto in braccio, seguì il padre fino a una casa bassa, dove alcuni uomini in silenzio ricevevano i gatti morti. I sacerdoti li guardavano uno per uno. Quando venne il suo turno, il padre le posò una mano sulla spalla.
«Adesso tocca a te.»
Lei consegnò il fagotto. Un uomo lo prese tra le braccia, con la stessa delicatezza.
«Sarà sepolto qui, a Bubasti. Nella sua città.»
«E poi?»
«E poi starà bene», disse l'uomo.
In Egitto, ai gatti, nessuno ha mai fatto del male. Chi ne uccideva uno, anche per sbaglio, rischiava grosso. Si dice che quando in una casa scoppiava un incendio, la gente non si precipitava a spegnere il fuoco: si metteva in cerchio, a fare la guardia ai gatti. Ma i gatti, chissà perché, correvano dritti nelle fiamme. E gli egizi, dopo, si disperavano per giorni, come per un lutto vero. Uno poteva passare ore a guardare un gatto addormentato su un muretto, e a pensare che il mondo, se ci sono i gatti, non è del tutto perduto.
La bambina non sapeva queste cose, ma sapeva che il suo gatto era stato un buon gatto. Ogni sera si sdraiava ai piedi del suo letto, ogni mattina la salutava a modo suo, strofinandosi alle sue caviglie.
Quella notte c'era musica ovunque, anche fuori dalla città. La bambina si sdraiò sulla sabbia e guardò le stelle. Al suo fianco il padre cantava a bassa voce, e dal tempio saliva un odore di fumo dolce.
«Papà», disse. «Cresceranno di nuovo le sopracciglia?»
«Certo.»
«Allora va bene.»
Si addormentò così, nel rumore della festa, con un po' di tristezza e un'enorme stanchezza, mentre intorno a lei, sulla pietra calda del tempio, i gatti di Bubasti si stiravano al buio, tranquilli.
Come se sapessero che tutto era a posto.
Parenti nel mondo
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
- E nelle nostre case: il gattoBestiepedia, schede e consigli per chi vive con un animale
Fonti
- Erodoto, «Storie», libro II
- «Testi delle Piramidi»
