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Atlante dei Miti 0/300
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Un incrocio di sentieri rossi nella savana con un cappello metà rosso e metà bianco appoggiato su una pietra

orisha dei croceviagli incroci delle strade · tradizioni africane

Eshu

Èṣù, in yoruba

un po' paurosa

Eshu è l'orisha dei crocevia e il messaggero tra gli uomini e gli altri orisha: ogni preghiera e ogni offerta passa da lui. È imprevedibile e ama mettere alla prova le persone. Un racconto molto famoso narra che camminò tra due amici inseparabili che lavoravano in due campi vicini, indossando un cappello rosso da una parte e bianco dall'altra. Dopo, i due litigarono furiosamente: uno giurava che il cappello fosse rosso, l'altro bianco. La storia insegna che ognuno vede solo una parte della verità.

Lo sai che… è spesso il primo orisha a cui si fa un'offerta durante le cerimonie, perché senza di lui i messaggi non arrivano.

La storia

Ci sono posti dove le strade si incontrano, e ogni posto del genere ha un padrone.

Si chiama Eshu. Se passi per un crocevia e senti, senza motivo, un fruscio fra le erbe, o un fischio che sembra venire da due parti insieme, sei stato notato. Non c'è niente di male. Eshu nota tutti. Sa chi sta andando al mercato, chi torna da un funerale, chi ha una preghiera che non osa dire ad alta voce. Perché ogni preghiera, per arrivare agli orisha, deve passare da lui. È il messaggero. È la porta. E per questo ogni cerimonia comincia da una piccola offerta per Eshu: se non si saluta il portiere, nessun messaggio arriva a destinazione.

Ma Eshu ha un difetto. O una virtù, dipende da chi lo racconta. Non sopporta le cose troppo tranquille.

C'erano una volta due amici. Si conoscevano da quando avevano imparato a camminare, e ormai erano uomini fatti, con una moglie e dei figli ciascuno. Avevano due campi, uno accanto all'altro, separati soltanto da un sentiero di terra battuta. Lavoravano insieme da mattina a sera, e la sera dividevano la stessa ciotola. Dicevano a tutti: «Noi non litighiamo mai. Siamo come le due dita di una mano».

Eshu li sentì, un giorno, mentre se ne stava seduto su una pietra a un incrocio lì vicino.

«Mai?» disse fra sé. «Vediamo.»

Si alzò, si tolse la polvere dai vestiti e si mise in testa un cappello. Era un cappello strano. Da una parte era rosso come un peperoncino, dall'altra bianco come la farina. Eshu se lo calcò bene sulla fronte, afferrò un bastone e partì fischiettando.

Arrivò al sentiero fra i due campi nell'ora in cui il sole è più alto e la terra scotta sotto i piedi. I due amici erano ognuno nel proprio campo, curvi sulla zappa. Eshu cominciò a camminare lungo il sentiero, tranquillo, con il passo di chi non ha nessuna fretta. Da una parte del sentiero, vedevi la sua faccia e il lato rosso del cappello. Dall'altra, vedevi la sua schiena e il lato bianco.

Passò davanti ai due campi, lentamente. Salutò con la mano. Non c'era nessun altro sul sentiero: nessun testimone, nessuna ombra, soltanto il frinire delle cicale e l'odore della terra bruciata. Era l'ora perfetta per uno scherzo, e lui lo sapeva.

Il primo amico alzò la testa. «Buongiorno!» gridò. Vide un uomo che si allontanava con un cappello rosso, e tornò a zappare.

Il secondo amico alzò la testa. «Buongiorno!» gridò. Vide un uomo che si allontanava con un cappello bianco, e tornò a zappare.

Eshu proseguì per il sentiero senza voltarsi. Dietro di lui, nel silenzio dei campi, si sentiva solo il rumore delle zappe che entravano nella terra. Un rumore tranquillo, ordinato. Quello che Eshu non sopportava.

Calò la sera. I due amici si ritrovarono sul sentiero, come ogni giorno, per tornare a casa insieme.

«Hai visto quell'uomo?» disse il primo. «Quello con il bel cappello rosso?»

«Rosso?» rispose l'altro. «Quel cappello era bianco.»

«Rosso. Come il sangue di un gallo.»

«Bianco. Come il latte.»

Si guardarono. Non avevano mai litigato, e per questo non sapevano come si fa a smettere. Il primo disse che l'altro aveva il sole negli occhi. Poi, che si era sempre un po' vantato del suo raccolto. Poi, che non gli aveva mai davvero voluto bene. L'altro disse che il primo aveva la testa vuota. Il primo parlò di una brutta storia di un prestito mai restituito, vecchia di dieci anni, che non aveva mai detto a nessuno. L'altro rispose con una storia di una capra. Le voci salirono e salirono. Le zappe caddero a terra. Qualcuno, in lontananza, sentì le grida e capì che qualcosa si era rotto, e non sapeva dire perché.

Dietro un cespuglio, Eshu rideva con tutta la gola, senza fare rumore.

Alla fine i due non riuscirono più a parlarsi. Andarono dal capo del villaggio, un anziano dalla barba bianca e dalla pazienza lunga, e ciascuno gli raccontò la sua versione, con il petto in fuori e la voce che tremava.

«Rosso», diceva uno.

«Bianco», diceva l'altro.

L'anziano ascoltò tutto, senza interrompere. Poi guardò fuori dalla porta e disse, piano: «Mi sembra che qui manchi qualcuno».

In quel momento, sulla soglia, comparve un uomo che sembrava aver sentito tutto. Era Eshu. Camminava con calma, il bastone sulla spalla, e in testa portava il cappello.

«Buongiorno», disse. «Mi cercavate?»

I due amici fissarono il cappello. Poi si fissarono fra loro. Eshu si tolse il cappello e lo girò lentamente fra le mani, una volta, due volte: rosso, bianco, rosso, bianco.

«Avete ragione tutti e due», disse. «Il cappello è rosso. Il cappello è bianco. Ognuno di voi ha visto davvero quello che ha visto. Ma nessuno dei due ha pensato che ci fosse anche l'altro lato.»

Nessuno parlò. Fuori, un gallo cantò per sbaglio, a quell'ora.

«E tu perché l'hai fatto?» chiese l'anziano.

Eshu sorrise, e per un attimo, nella luce bassa della stanza, il suo volto sembrò cambiare, come se anche lui avesse due lati.

«Perché mi piace vedere che cosa resta di un'amicizia quando la si scuote un poco», disse. «E guardate: è rimasta in piedi. Un po' ammaccata, ma in piedi.»

L'anziano non rise. Ma nemmeno si arrabbiò. Sapeva che con Eshu non si discute: si impara, o si fa finta di imparare.

I due amici tornarono a casa quella sera, ciascuno per una strada diversa, e ci misero un po' a parlarsi di nuovo. Però quando lo fecero, la prima domanda fu: «Tu che cosa hai visto?». E, per la prima volta, ascoltarono la risposta.

Da allora, in quel villaggio, quando due persone litigano per una cosa che hanno visto, qualcuno dice: «Ma da che lato eri?». E prima di ogni preghiera, prima di ogni festa, si lascia un'offerta al crocevia. Non per paura. Per educazione.

Perché Eshu c'è sempre, in fondo a ogni strada. E se lo saluti per primo, almeno, ti risparmi uno scherzo.

Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Wande Abimbola, «Ifá: An Exposition of Ifá Literary Corpus» (1976)
  • Ayodele Ogundipe, «Esu Elegbara, the Yoruba God of Chance and Uncertainty» (1978)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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