
Teodolinda e la colomba di Monza
«Modo» ed «Etiam», cioè «qui» e «sì» in latino
per niente paurosa
Teodolinda fu una regina vera dei Longobardi, figlia di un duca dei Bavari, vissuta intorno all'anno 600. Cercava il posto giusto per costruire una chiesa, e un giorno, vicino al fiume Lambro, le apparve una colomba bianca che disse: «Modo», cioè «qui». La regina rispose: «Etiam», cioè «sì». Dall'unione di quelle due parole sarebbe nato Modoetia, l'antico nome di Monza. La basilica fu costruita davvero, e il Duomo di oggi sorge nello stesso luogo.
Lo sai che… nel Duomo di Monza c'è la Corona Ferrea, con cui per secoli furono incoronati re e imperatori.
La storia
Alcune storie cominciano con un re. Questa comincia con una donna che non aveva ancora trent'anni e che si ritrovò, in pochi mesi, vedova e regina di un popolo che non era il suo.
Si chiamava Teodolinda. Era nata, più o meno, nel 570, probabilmente in Baviera, figlia di un duca. Il suo nome, nella lingua dei suoi antenati, forse vuol dire «scudo del popolo». E quel nome, per lei, fu una profezia.
Nel maggio del 589 si sposò, a Verona, con il re dei Longobardi, Autari. I Longobardi erano arrivati in Italia da poco più di vent'anni. Erano guerrieri, abituati alla spada e al cavallo, con i capelli lunghi e la barba. Molti non erano cristiani, o lo erano a modo loro, seguendo una fede considerata sbagliata dalla Chiesa di Roma. Teodolinda, invece, era cattolica.
Passarono pochi mesi. A settembre del 590, Autari morì. Qualcuno dice di malattia, qualcuno di veleno. Il regno era senza re.
Fu allora che i Longobardi fecero una cosa sorprendente. Non scelsero un guerriero. Lasciarono che fosse la regina a decidere. Questa storia la racconta Paolo Diacono, secoli dopo, e gli studiosi, a dire il vero, dubitano che le cose siano andate proprio così. Più probabilmente, il nuovo marito si fece avanti da solo. Ma il racconto resta bello: i Longobardi dissero alla regina vedova di scegliere, tra loro, chi avrebbe regnato accanto a lei.
Lei scelse Agilulfo. Era un duca, di Torino, uomo forte e saggio. Si sposarono in autunno, a Lomello. E da quel giorno Teodolinda cominciò, con pazienza, la sua opera.
Non fece guerre. Fece lettere. Scrisse al papa, Gregorio, che stava a Roma e che voleva con tutto il cuore che i Longobardi smettessero di essere nemici della Chiesa. Gli mandò messaggeri, ricevette doni. Convinse suo marito ad ascoltare. Fece battezzare suo figlio, Adaloaldo, nel 603, nella fede cattolica. Sostenne la fondazione di un monastero, a Bobbio, che sarebbe diventato uno dei più grandi centri di cultura dell'Europa medievale.
E fece costruire. Scelse una cittadina che esisteva già, vicino a Milano, sulle rive del fiume Lambro, e ne fece la sua residenza d'estate: lì si fece un palazzo, e accanto al palazzo una cappella. Quel luogo si chiama Monza.
Ed è qui che entra la leggenda.
Dicono che Teodolinda cercasse il posto giusto per costruire una chiesa dedicata a San Giovanni Battista. Non voleva una chiesa qualsiasi. Voleva un luogo benedetto. Passeggiava lungo il fiume, guardava le colline, e non si decideva.
Un pomeriggio, stanca, si fermò sulla riva e si addormentò. Nel sonno, le apparve una colomba bianca. Era piccola, luminosa, e si posò su un ramo vicino a lei. Poi parlò, con una voce sottile e chiara.
«Modo», disse.
Modo, in latino, vuol dire «qui».
La regina, che nel sonno capiva ogni cosa, rispose senza esitare: «Etiam».
Sì.
Quando si svegliò, il luogo era quello. Non c'era più la colomba, ma lei era sicura. Fece costruire la chiesa proprio lì, sulla riva del Lambro. E dall'incontro delle due parole, «Modo» ed «Etiam», dicono, nacque il primo nome della città: Modoetia. Monza.
Gli studiosi, quando ne parlano, sono prudenti. Dicono che è una tradizione, non un fatto storico. Ma a Monza nessuno si offende: dopo tutto, la basilica esiste davvero, e il Duomo di oggi sorge ancora nello stesso posto. Nel Quattrocento, i pittori Zavattari dipinsero sui muri della cappella la vita della regina, scena per scena, con i colori che ancora brillano.
Teodolinda morì a Monza nel 627 o nel 628. La seppellirono in San Giovanni. Nel 1308, il suo corpo fu spostato nel Duomo, in un sarcofago, nella cappella che porta il suo nome.
Dietro l'altare di quella cappella, oggi, è custodita un'altra cosa preziosa: la Corona Ferrea. Un anello di metallo prezioso, con una striscia di ferro all'interno. Per secoli è servita a incoronare re e imperatori.
E forse è giusto così. Una donna che aveva fatto la pace con le parole ha lasciato dietro di sé, nella città che aveva scelto come sua, il simbolo di tutti i re.
Ma se vai a Monza, in una sera tranquilla, e ti siedi sulla riva del fiume, ascolta. A volte, tra i rami, passa un battito d'ali. E una voce sottile, quasi un soffio, dice una sola parola.
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