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Una ninfa con i capelli intrecciati di canne che guarda il lago al tramonto, con un'isoletta all'orizzonte

lago incantatoLago Trasimeno · Umbria

Agilla e Trasimeno

la leggenda del lago Trasimeno

un po' paurosa

Trasimeno era un principe, figlio del re etrusco Tirreno. Un giorno arrivò con il padre sulle rive di un grande lago, e la ninfa che ci abitava, Agilla, se ne innamorò e lo attirò con il suo canto. I due si sposarono, ma il giorno dopo le nozze il principe andò a nuotare e sparì tra le onde. Agilla lo cercò giorno dopo giorno, finché, esausta, morì. Si dice che nelle sere d'estate il vento tra i rami e le onde sia ancora la sua voce che lo chiama. Da lui il lago avrebbe preso il nome.

Lo sai che… il Trasimeno è il lago più grande dell'Italia centrale, ma è bassissimo: in pochi punti supera i sei metri di profondità.

La storia

Dicono che il lago Trasimeno, un tempo, avesse un altro nome. Anzi, più di uno. Nel tempo lo hanno chiamato Clitonio, Agillino, Plestina, perfino lago di Perugia. Ma la storia più bella non ha niente a che fare con i nomi dei cartografi. È la storia di una ninfa e di un principe.

Il principe si chiamava Trasimeno. Era figlio di Tirreno, un re degli Etruschi, e aveva attraversato mezza Italia centrale per arrivare fin lì. Era estate, e faceva un caldo che sembrava piegare l'aria. Davanti a lui, tra le colline, si apriva un grande lago, immobile come un piatto d'argento.

Trasimeno non ci pensò due volte. Si tolse il mantello e si tuffò.

L'acqua era fresca e verde, e lui nuotò a lungo, senza sapere di essere osservato.

Perché in quel lago viveva Agilla.

Era una ninfa, una di quelle creature d'acqua che nessuno vede se non vogliono essere viste. Quel giorno, sotto la superficie, rimase a guardarlo: il modo in cui nuotava, il sole sulle spalle bagnate, il viso di un ragazzo che non sapeva di essere solo in apparenza. Agilla non aveva mai visto un uomo così. E in un attimo capì che non avrebbe voluto vederne altri.

Allora cantò.

Nessuno ha mai scritto le parole del suo canto, ma tutti dicono che fosse impossibile non seguirlo. Era una voce che veniva dall'acqua e dal vento insieme. Trasimeno smise di nuotare, ascoltò, e poi si lasciò portare, piano, verso il centro del lago, dove c'è un'isola che si chiama Polvese.

Là si incontrarono.

Non servirono molte parole. Restarono insieme tutto il giorno, camminando sulla riva dell'isola e guardando l'acqua cambiare colore con la luce, poi il giorno dopo, e quello dopo ancora. Lei gli mostrò dove l'acqua era più chiara e dove si nascondevano i pesci; lui le raccontò di strade lunghe e di città che lei non aveva mai visto, e lei lo ascoltava come si ascolta il mare dentro una conchiglia. Il principe, che era venuto per un bagno, non pensava più a ripartire. E la ninfa, che per tanto tempo era stata sola, scoprì che il lago le sembrava più piccolo, perché finalmente c'era qualcuno con cui dividerlo.

Un giorno Trasimeno disse: «Voglio sposarti».

Per Agilla fu come sentirsi dire il suo nome per la prima volta. Ma non era una cosa semplice. Il padre di Trasimeno, il re Tirreno, non approvava quell'unione: un principe che sposa una ninfa del lago? Ma Trasimeno insistette, parlò, tornò a parlare. Alla fine il re cedette e diede la sua benedizione.

Si celebrarono le nozze, sul lago, sull'acqua che le aveva fatte incontrare. Si dice che fu un giorno luminoso, senza vento, e che persino gli alberi sulla riva sembrassero tenere il fiato per non rovinare la festa. Agilla era felice. Per la prima volta, il suo canto non cercava più nessuno: lo aveva trovato.

Ma la felicità, in questa storia, durò una sola notte.

La mattina dopo le nozze, Trasimeno si alzò presto. Il sole era già alto sul lago, l'acqua era tiepida, il cielo senza una nuvola. Forse volle nuotare, come il giorno in cui era arrivato. Forse volle solo salutare quel posto che stava diventando casa sua. Si tuffò, e nuotò verso il centro.

Agilla lo vide dalla riva.

Lo vide nuotare, lontano, sempre più piccolo, e poi lo vide scomparire. Non ci fu un grido. Non ci fu un'onda più alta delle altre. Il lago era calmo, uguale a prima. Solo che Trasimeno non c'era più.

Agilla aspettò. Aspettò che riemergesse, con un sorriso e uno schizzo d'acqua, come aveva fatto tante volte. Non riemerse.

Allora si tuffò anche lei, e lo cercò.

Cercò sul fondo, tra le pietre e le piante. Cercò lungo le rive, tra gli alberi e le insenature. Cercò sulla superficie, scrutando ogni riflesso. Lo cercò il primo giorno, e il secondo, e il terzo. Non si fermò per mangiare, non si fermò per dormire. Chiamava il suo nome, e il lago le rimandava la sua stessa voce.

Giorno dopo giorno, la ninfa si consumava. La voce, quella voce che aveva fatto innamorare un principe, si spezzò in un sospiro. Le forze la lasciarono. E alla fine, stremata dal dolore e dalla fatica, Agilla morì, senza avere mai trovato il suo sposo.

Il lago non dimenticò.

Da allora, dicono, il nome del principe è rimasto attaccato a quelle acque: il lago di Trasimeno.

E c'è ancora chi giura di sentirla. Nei giorni in cui il vento soffia sul lago e passa tra i rami degli alberi che lo circondano, c'è un suono lungo, basso, simile a un respiro: quello, dicono, è il lamento di Agilla, che non si è ancora consolata. Quando un battello attraversa l'acqua e le onde della sua scia si increspano e si allargano fino alla riva, si racconta che sia lei, che continua a cercare. Che guardi ogni barca che passa, sperando di vedere, sopra, il suo principe.

Ascoltate, la prossima volta che andate sul lago, quando il vento si ferma e la superficie torna liscia.

Forse, per un attimo, la sentirete chiamare.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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