Vai al contenuto
Atlante dei Miti 0/300
IT
Una donna pallida dai capelli lunghissimi con un pettine d'argento, sulla collina accanto a una casa di campagna

spiritoIrlanda · mitologia celtica

La Banshee

bean sí, «la donna delle colline fatate»

paurosa

La banshee è una figura del folklore irlandese: una donna che si sente piangere e lamentarsi di notte, vicino a una casa, quando qualcuno della famiglia sta per morire. Non è cattiva e non fa del male a nessuno: annuncia, come una specie di messaggera triste. A volte la si vede, giovane o vecchissima, con lunghi capelli che pettina con un pettine d'argento. Si dice che segua solo alcune famiglie antiche irlandesi, quelle con i cognomi che cominciano per «O'» o «Mac».

Lo sai che… in Irlanda si diceva di non raccogliere mai un pettine trovato per terra: poteva essere quello della banshee.

La storia

In Irlanda, nelle case di campagna, c'è un suono che nessuno vuole sentire.

Non è il tuono e non è il vento. Arriva da fuori, dopo mezzanotte, quando il fuoco nel camino è ridotto a brace e tutta la casa dorme. Comincia piano, quasi un respiro. Poi sale e diventa un lamento lungo, sottile, che non somiglia al verso di nessun animale e nemmeno del tutto a una voce umana. È una donna che piange. E mentre piange, canta.

Gli irlandesi la chiamano bean sídhe, «la donna del popolo fatato». Noi diciamo banshee.

Immaginate una casa bassa, con il tetto di paglia, in una valle dell'Irlanda dell'ovest. Ci vive una famiglia antica, di quelle che portano un cognome che comincia per O' o per Mac: cognomi di gente che sta su quella terra da più tempo di quanto la memoria riesca a contare. Il nonno è a letto da una settimana. Il dottore è venuto, ha scosso la testa ed è tornato indietro. Nessuno ha detto niente, ma tutti hanno smesso di parlare ad alta voce.

Quella notte vegliava la nipote. Era sola in cucina, con una candela e una tazza di tè ormai freddo. Un tizzone si spezzò nel camino. Da fuori, dal campo dietro la casa, arrivò il primo suono.

Alzò la testa. Pensò a una volpe: le volpi hanno un verso strano, a volte quasi umano. Aspettò.

Il suono tornò, più vicino. Adesso aveva una melodia, o qualcosa che le assomigliava: un'onda che saliva, cadeva, saliva ancora. Il cane, che dormiva ai piedi del letto del nonno, si alzò, si infilò sotto il tavolo con la coda fra le zampe e non fece un solo latrato.

Allora la ragazza capì.

Non l'aveva mai sentito prima. Ma non serviva. Sua nonna glielo aveva descritto cento volte, con la voce bassa che si usa per le cose vere: il pianto della banshee non si confonde con niente. Non chiede aiuto e non fa domande. È un pianto che sa già come va a finire.

Su chi fosse quella donna, i vecchi non si mettevano d'accordo. Alcuni dicevano che era lo spirito di un'antenata, morta tanto tempo prima, che non aveva smesso di voler bene alla famiglia. Altri dicevano che appartenesse al popolo fatato, e che fosse legata alle famiglie antiche da un patto più vecchio di tutti i patti. Altri ancora parlavano di una donna di quella casa che era stata trattata male in vita. Nessuno lo sapeva davvero. Su una cosa invece erano tutti d'accordo: la banshee non fa male a nessuno. Non porta la morte. La annuncia, come una messaggera che arriva con la notizia peggiore e ha la decenza di piangere mentre la consegna.

Questo però non rendeva il suo pianto più facile da ascoltare.

La nipote si alzò. Le gambe le tremavano, ma si avvicinò alla finestra. Scostò la tenda di un dito e guardò fuori.

Il campo era grigio sotto la luna. In fondo, dove il muretto di pietra incontrava il vecchio biancospino, c'era una figura seduta. Non riusciva a vederla bene. Era una donna, questo sì, avvolta in un mantello grigio, e aveva i capelli lunghissimi, che le cadevano fino a terra. Con una mano li tirava giù, piano, lungo tutta la loro lunghezza. Qualcosa brillava, a ogni gesto, nella luce della luna.

Un pettine. Un pettine d'argento.

La donna non guardava la casa. Pettinava i capelli e cantava, e il canto saliva e cadeva sopra il campo. Quando alzò il viso, per un momento, la ragazza vide che non si poteva dire se fosse giovane o vecchia: forse tutte e due le cose, a seconda di come la guardavi. Aveva gli occhi arrossati, come chi ha pianto per secoli e ancora non ha finito.

Dal letto dietro di lei venne una voce secca.

«L'hai sentita anche tu?»

Il nonno era sveglio. Aveva gli occhi aperti e, a sorpresa, il viso calmo.

«Sì», disse lei. Le tremava la voce.

«Allora va bene», disse lui. «È venuta a salutarmi. Una famiglia che non ha nessuno che pianga per lei è una famiglia che si è dimenticata di se stessa.»

La ragazza si sedette sul bordo del letto e gli prese la mano. Non c'era altro da fare. Fuori, il lamento continuava, né più forte né più debole, come se avesse tutta la notte e non avesse nessuna fretta. Dentro, la candela si consumava.

All'alba, quando il cielo diventò chiaro oltre il campo, il pianto si spense. Non finì di colpo: si fece sempre più lontano, più sottile, fino a diventare un filo, e poi non ci fu più. In cucina si sentì soltanto il gallo.

Il nonno morì poco dopo, nel sonno.

Sul muretto, in fondo al campo, non c'era più nessuno. Soltanto l'erba schiacciata e il biancospino che ondeggiava, anche se non tirava vento.

Si racconta che la banshee segua le famiglie ovunque vadano, anche lontano dall'Irlanda, anche oltre il mare. E si raccontano molte storie su di lei, ma una la sanno tutti, perché è la più strana.

C'era un uomo che, tornando a casa di notte, trovò sul sentiero un pettine. Un bel pettine, lucido, che luccicava. Lo raccolse e se lo mise in tasca, pensando di portarlo alla moglie.

Quando fu a casa, sentì qualcosa che grattava alla finestra. Poi un lamento, e una voce di donna, bassissima, che diceva: «Rendimi il mio pettine».

L'uomo era meno sciocco di quanto sembrasse. Non aprì. Prese le molle del camino, strinse il pettine fra le punte di ferro e lo allungò fuori dalla finestra, restando ben lontano. Una mano lo afferrò dall'altra parte. Ci fu un grido, un suono di qualcosa che si torceva, e quando l'uomo riprese le molle, il ferro era piegato come un ramo secco.

Per questo, dicono, in Irlanda non si raccoglie mai un pettine trovato per terra.

E se di notte, nella campagna, senti un canto che non dovrebbe esserci, non uscire a cercarlo. Non è lei che viene a prendere qualcuno. È venuta ad avvertire.

Ascoltala fino alla fine. È l'unico modo che ha, di volerti bene.

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Patricia Lysaght, «The Banshee: The Irish Supernatural Death-Messenger» (1986)
  • W. B. Yeats, «Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry» (1888)
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music