
La Morrígan
Mórrígan, «la grande regina»
paurosa
La Morrígan era una dea irlandese misteriosa, legata alla guerra, al destino e alla terra. Poteva trasformarsi in un corvo, in una vecchia, in una giovane donna o in un animale: nel «Táin» appare come anguilla, lupa e giovenca. Nei racconti incontra il grande eroe Cú Chulainn e gli offre il suo aiuto; lui la respinge senza riconoscerla, e da quel momento lei gli rende la vita molto difficile. In un altro racconto, «Aided Con Culainn», quando l'eroe cadde un corvo si posò sulla sua spalla.
Lo sai che… alcuni studiosi pensano che la Morrígan non fosse una dea sola ma un gruppo di tre sorelle.
La storia
C'è un punto, in Irlanda, dove la notte finisce prima che arrivi il mattino.
Lo chiamano il guado. Un tratto basso di fiume, tra due rive di canne, dove l'acqua scorre fredda e liscia e non fa rumore. Chi vive lì sa che non è un posto da attraversare dopo il tramonto. E sa che, se sul guado si ferma un corvo, bisogna spostare lo sguardo.
Cú Chulainn lo sapeva. Era l'unico dell'Ulster ancora in piedi, quell'inverno, perché tutti gli altri guerrieri giacevano a letto, colpiti da una maledizione, e da solo teneva lontano l'esercito della regina Medb. Aspettava, accanto al fiume, che arrivasse il prossimo nemico. Era stanco. Non dormiva da giorni.
Verso mezzanotte sentì un passo leggero.
Una ragazza stava arrivando lungo la riva, su un carro trainato da un cavallo rosso con una sola zampa. Aveva i capelli lunghi e un mantello rosso come il fuoco, e camminava senza far rumore, come se i suoi piedi non toccassero la terra. Non c'era nessuno intorno. Non c'era nessun uccello. Nessun grillo nell'erba.
«Chi sei?», chiese Cú Chulainn.
«Sono la figlia di un re», rispose lei. «Sono venuta da te, perché ho sentito parlare delle tue imprese e mi sono innamorata. Ti porto le mie bestie e tutto ciò che possiedo.»
Cú Chulainn guardò quel volto. Era bellissimo, e c'era qualcosa di sbagliato nella sua immobilità, come in un'immagine dipinta. Non le credette.
«Non sono venuto qui per una donna», disse. «Sono stanco, e ho una guerra da combattere. Non ho tempo per chi arriva nel buio con un regalo.»
Il volto della ragazza non cambiò. Ma l'aria sì. Il fiume smise di scorrere.
«Questo non è un modo di rispondere», disse piano. «Ricordati cosa hai detto. Quando combatterai al guado, io sarò con il tuo nemico. Mi vedrai come anguilla, e ti stringerò i piedi. Mi vedrai come lupa, e farò scappare le bestie contro di te. Mi vedrai come giovenca, e correrò alla testa di cinquanta altre. E non sarai mai al sicuro, finché non mi avrai chiesto perdono.»
Poi si voltò e scomparve nell'ombra, senza far scricchiolare un filo d'erba.
Cú Chulainn non diede peso a quelle parole. Un guerriero che ha una guerra sulle spalle non pensa alle minacce di una ragazza sconosciuta. Non ancora.
Il giorno dopo arrivò il guerriero che Medb aveva mandato contro di lui. I due si fronteggiarono nell'acqua fino alle ginocchia. Cú Chulainn alzò la lancia.
Qualcosa gli afferrò le gambe.
Era una cosa lunga, fredda, che gli si avvolse intorno ai piedi e lo fece inciampare. Un'anguilla grande come un serpente. Cú Chulainn cadde sul fianco, e per un attimo l'acqua gli entrò nella bocca. Il nemico alzò la spada. Ma lui, ancora steso, riuscì a colpire l'anguilla con il piede, e sentì qualcosa spezzarsi.
Si rialzò. Dalla riva giungeva un ululato. Un lupo grigio, magro, con gli occhi come due carboni, correva avanti e indietro sul terreno e spingeva davanti a sé un branco di animali terrorizzati. Le bestie si lanciarono verso il guado. Cú Chulainn prese una pietra con la fionda e la lanciò. Il lupo ululò e si portò una zampa al muso: un occhio non c'era più.
E poi, dal fondo della valle, un rombo. Una giovenca rossa, grande, galoppava alla testa di un branco di cinquanta altre, e li guidava dritto verso di lui, in mezzo al fiume. Cú Chulainn si piantò sulla riva, prese un'altra pietra e la scagliò. La giovenca cadde, con una zampa rotta, e il branco si disperse nel buio.
Il guerriero nemico cadde poco dopo. La battaglia era vinta.
Cú Chulainn tornò a riposare, ferito, esausto. Non capiva ancora cosa fosse successo. L'anguilla, il lupo, la giovenca: tre animali, nello stesso giorno, tutti contro di lui. Eppure ricordava le parole della ragazza, e quel ricordo gli fece correre un brivido lungo la schiena.
Il giorno dopo, mentre risaliva il fiume, trovò una vecchia.
Era seduta accanto a una vacca e la mungeva. Era magra e curva, con un occhio solo, una gamba storta e una mano ferita. A ogni gesto le scricchiolavano le ossa. Mungeva in silenzio, e il latte cadeva nel secchio con un suono sottile.
«Ho sete», disse Cú Chulainn. «Mi daresti da bere?»
La vecchia gli porse una prima tazza, riempita da una sola mammella.
Cú Chulainn bevve. Poi disse: «Che gli dèi ti benedicano, vecchia».
Qualcosa nella vecchia si distese. Le costole spezzate dell'anguilla si saldarono.
La vecchia gli porse una seconda tazza, da un'altra mammella. Cú Chulainn bevve e benedisse di nuovo, e la gamba rotta della giovenca tornò dritta. Una terza tazza, una terza benedizione: l'occhio perduto del lupo si riaprì.
La vecchia si raddrizzò. Per un attimo la sua figura sembrò allungarsi, e le sue ombre si moltiplicarono sul terreno.
Cú Chulainn capì.
«Se avessi saputo chi eri», disse lentamente, «non ti avrei mai guarita.»
«Lo so», disse lei, e rise. Era una risata secca, piccola. «Adesso lo sai.»
Poi la vecchia, la vacca e il secchio si trasformarono in un volo di corvi neri, che si alzarono dal prato e sparirono sopra il fiume.
Questa era la Morrígan. Il suo nome forse significa «grande regina», forse «regina degli spettri»: nessuno ne è certo. Nei racconti si presenta come donna giovane, come vecchia, come uccello, come animale. È dea della guerra, del destino, della terra. Alcuni studiosi pensano che non fosse una sola, ma tre sorelle sotto lo stesso nome. Non è buona e non è cattiva: è presente. Dove si combatte, lei guarda.
Cú Chulainn avrebbe vissuto ancora, ma i racconti dicono che la sua fortuna non fu più la stessa. Molto tempo dopo, ferito a morte in un'ultima battaglia, si legò a una pietra per restare in piedi. I nemici non osavano avvicinarsi. Finché un corvo nero si posò sulla sua spalla.
Allora capirono che era finita. E nel silenzio, per un istante, qualcuno giurò di aver sentito una risata.
Parenti nel mondo
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- «Táin Bó Cúailnge», La razzia delle vacche di Cooley (ciclo dell'Ulster)
