
Il Brownie
brownie, in scozzese
per niente paurosa
Il brownie è un omino peloso e scuro che si sceglie una fattoria scozzese e ci abita in segreto. Di notte, mentre tutti dormono, lavora: spazza, macina il grano, sistema la stalla, sbriga le faccende rimaste a metà. In cambio vuole solo una scodella di latte o di panna e un pezzo di focaccia lasciati vicino al camino. Ma attenzione: se gli si regalano dei vestiti nuovi, o si prova a pagarlo, si offende e se ne va per sempre.
Lo sai che… le giovani esploratrici inglesi più piccole si chiamano ancora oggi «Brownies», perché aiutano in casa come lui.
La storia
La fattoria stava in fondo a una valle, vicino a un torrente, e per anni nessuno capì come facesse ad andare avanti.
Il contadino non era pigro, ma neanche particolarmente forte. La moglie lavorava dall'alba a notte, e i figli erano ancora piccoli. Eppure, ogni mattina, il fienile era in ordine. Il grano che la sera era ancora in covoni era già battuto, e la farina era già nei sacchi. Le pecore, che il giorno prima erano sparse per la collina, stavano tutte nel recinto, contate. In cucina il pavimento era spazzato e le braci coperte di cenere, come si deve.
All'inizio la famiglia si guardò con sospetto. Poi, una sera, il contadino decise di restare sveglio.
Si mise dietro la porta della stalla, con una candela spenta in mano, e aspettò. Quando la casa fu silenziosa si sentì un fruscio, come di un topo molto grosso e molto di buon umore. Dall'angolo del camino uscì un omino.
Era alto più o meno come un bambino di sei anni, tutto scuro, peloso come un orso piccolo, con la faccia grinzosa e i vestiti che erano una gran quantità di brandelli. Camminava a piedi nudi e canticchiava. Prese la scopa di saggina, che era più alta di lui, e cominciò a spazzare con una serietà incredibile. Poi andò a sistemare la stalla, e poi al granaio, a battere il grano con un correggiato più grosso delle sue braccia.
Il contadino lo guardò per un'ora, a bocca aperta. Alla fine non resistette e disse, a mezza voce:
«Grazie.»
L'omino si fermò, immobile. Si girò lentamente e lo fissò, con il labbro che gli tremava.
«Non si dice», sibilò.
«Come?»
«Grazie. Non si dice. Mai. È maleducato.»
E sparì.
Il giorno dopo il grano non era battuto. Il giorno dopo ancora, il latte si era inacidito, la porta della cantina era aperta e le galline erano sul tetto. La terza mattina il contadino trovò un grosso nodo nella coda della vacca più mansueta, che rimase a guardarlo con un'aria colpevole.
Fu la moglie a capire. Quella sera preparò una scodella di panna e una focaccia d'avena ancora calda, e le mise sul bordo del focolare, senza dire una parola. Al mattino la scodella era vuota, e il pavimento era spazzato.
«Ecco», disse. «Basta così. Non si parla. Si mette da mangiare e si fa finta di niente.»
Da quel giorno la fattoria cominciò a prosperare. La famiglia imparò le regole, e i bambini le ripetevano come una filastrocca: panna ogni sera, focaccia ogni sera, nessuno che lo spiasse mentre lavorava e, in quella casa, soprattutto nessun ringraziamento. Il contadino, che aveva la lingua lunga, a volte si mordeva il labbro.
Passarono molte stagioni. I figli diventarono grandi, e a poco a poco smisero di pensare al brownie come a una persona. Era diventato una parte della casa, come la stufa o il tetto.
Un giorno arrivò in visita una cugina della moglie, che veniva dalla città e portava un cappello con una piuma. Passò la notte nella camera dei bambini e, nel cuore del buio, si svegliò per un rumore. Si affacciò dalla porta e vide l'omino, con la scopa, che si fermava a grattarsi la schiena contro il camino.
La mattina, a colazione, si mise le mani alle guance.
«Che pena», disse alla cugina. «Povero piccolo. Ha addosso quei cenci, e d'inverno sarà gelato. Come potete lasciarlo così? Lavora per voi da anni e non gli date nemmeno una camicia!»
«Non vuole niente», disse la moglie.
«Tutti vogliono qualcosa. Lo dico io: è questione di buon cuore.»
La moglie ci pensò sopra. Aveva effettivamente un cuore buono. Quella sera, dopo che il marito si era addormentato, prese un pezzo di lana scura e cucì in silenzio un piccolo mantello con il cappuccio. Lo piegò con cura e lo lasciò sul bordo del focolare, accanto alla scodella di panna, e andò a letto con un sorriso soddisfatto.
A mezzanotte si sentì un fruscio. Poi un silenzio. Poi un respiro trattenuto.
Dalla camera da letto si sentì una vocina, che ripeteva piano, quasi tra sé, come si ripete una poesia imparata da bambini:
«Dai al brownie un mantello, dai al brownie una camicia, e non avrai più il suo lavoro.»
Il contadino si svegliò di soprassalto.
«Che cos'è?»
«Niente», disse la moglie. Ma il cuore le batteva forte. Capì di aver sbagliato.
Si affacciarono entrambi alla porta della cucina. L'omino era in mezzo alla stanza, con il mantello sulle spalle e il cappuccio sulla testa. Si guardava nel secchio d'acqua. Il mantello gli stava benissimo: aveva la faccia di uno che per la prima volta nella vita si vede bello.
Alzò gli occhi e vide i due, in camicia da notte, con il lume in mano.
«È bellissimo», disse con una voce rotta. «Nessuno mi aveva mai dato niente. Ma un brownie vestito bene non lavora più. Lo sa chiunque.»
«Resta», disse la moglie. «Ti prego. Il mantello lo strappiamo noi, se vuoi...»
L'omino sorrise, e fu la cosa più triste che avessero mai visto. Scosse la testa. Si aggiustò il cappuccio. Aprì la porta, uscì nel buio, e la richiuse piano dietro di sé.
La mattina dopo il grano era in covoni, il latte era ancora da mungere e il pavimento era coperto di polvere.
La moglie rimase a lungo con la scopa in mano. Poi la appoggiò al muro, prese un secchio e uno strofinaccio, e si mise a lavare il pavimento con una rabbia che sorprese anche lei. Il contadino la guardò per un po'. Poi andò a battere il grano.
Nelle sere d'inverno, quando il vento tira giù per il torrente, qualcuno dice di aver visto una figuretta scura con un mantello nuovo, a una fattoria sul versante opposto. Dicono che là la panna non manca mai.
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Fonti
- Walter Scott, «Minstrelsy of the Scottish Border» (1802-1803)
- Katharine Briggs, «A Dictionary of Fairies» (1976)
