
Attila e il colle del Castello di Udine
il colle fatto con gli elmi
per niente paurosa
Nel 452 Attila, il re degli Unni, assediò e distrusse Aquileia. La leggenda dice che volle vedere la città bruciare da lontano: ordinò ai suoi soldati di costruire una collina, e ognuno portò la terra nel proprio elmo. Su quella collina oggi c'è il Castello di Udine. Per secoli è sembrata solo una favola, ma nel 2022 alcuni geologi hanno scoperto che il colle è davvero artificiale, fatto dall'uomo. Solo che non l'hanno fatto gli Unni: l'hanno costruito circa 3.000 anni fa, nell'età del Bronzo.
Lo sai che… con più di 400.000 metri cubi di terra, il colle di Udine è forse la più grande collina artificiale preistorica d'Europa.
La storia
Se vai a Udine, in Friuli, e alzi lo sguardo dal centro, vedi una collina con un castello in cima. È lì da sempre. I friulani ci si arrampicano, ci passeggiano, ci portano i bambini. Nessuno si chiede come mai in mezzo a una pianura piatta ci sia, all'improvviso, una collina.
Per secoli, qualcuno se l'è chiesto. E la risposta era una leggenda.
Si racconta che nell'anno 452, a metà del quinto secolo, arrivò in queste terre un re che faceva paura a tutti. Si chiamava Attila, era il capo degli Unni, un popolo di cavalieri venuti da lontano. Dove passava lui, le città tremavano. E una di quelle città era Aquileia, una delle più ricche e importanti dell'impero romano.
Attila la assediò e la distrusse.
Ma, dice la storia, il re degli Unni non voleva soltanto vincere. Voleva guardare. Voleva vedere Aquileia bruciare, dall'alto, da un posto da cui l'incendio si vedesse tutto, come uno spettacolo. Il problema è che in quella pianura non c'erano alture. Allora Attila ebbe un'idea, di quelle che solo un re può avere.
Ordinò ai suoi soldati di costruire una collina.
Ogni cavaliere si tolse l'elmo, lo riempì di terra, e la portò nel punto indicato. Uno dopo l'altro, centinaia, migliaia di uomini. Gli elmi di bronzo e di ferro passavano da una mano all'altra, la terra si versava, si ammucchiava, saliva. Piano piano, una collina cominciò a crescere dal nulla. Quando fu finita, Attila salì in cima e guardò, lontano, il fuoco di Aquileia che illuminava la notte.
Questa è la leggenda. Per secoli, è rimasta una favola. Una storia carina, da raccontare ai bambini, per spiegare una strana collina.
Poi, nel 2022, arrivarono i geologi.
Il Comune di Udine voleva costruire due ascensori per salire al castello. Prima di scavare, la Soprintendenza chiese di fare dei controlli, come si fa sempre quando si mette mano a un luogo storico. I tecnici cominciarono a fare dei carotaggi: lunghi tubi che entrano nel terreno e tirano fuori dei cilindri di terra, strato per strato, come una carota di terra.
Quello che trovarono li sorprese. Una collina naturale, in genere, è fatta di roccia, perché è la roccia che resiste all'erosione. Invece qui sotto non c'era roccia. C'era un'alternanza di ghiaie e di argille, strati diversi messi uno sopra l'altro, in un ordine che non è quello della natura. Analizzarono il polline conservato nel terreno. Misero insieme i dati nuovi con quelli di molte altre indagini già fatte negli anni.
Poi arrivò la conclusione, e non fu facile da credere.
La collina del Castello di Udine non è naturale. È stata costruita dall'uomo.
Non dagli Unni, però. Troppo tardi. La data, secondo i ricercatori, è molto più indietro: tra tremilacinquecento e tremila anni fa. Siamo nell'età del Bronzo, un'epoca in cui in Italia non c'erano ancora i Romani. Qualcuno, in quei secoli, aveva spostato la terra per fare una collina. E non una piccola.
Gli studiosi hanno calcolato che nella collina ci siano oltre quattrocentomila metri cubi di terra. È tantissimo. È più di Silbury Hill, il grande tumulo artificiale dell'Inghilterra meridionale, quello che tutti conoscono. Probabilmente è la più grande collina di questo genere in tutta Europa. E in Italia non ha confronti.
La terra, per costruirla, era stata portata in gran parte da una zona vicina, quella dove oggi c'è la Piazza Primo Maggio.
Il professor Alessandro Fontana, dell'Università di Padova, ha coordinato il lavoro. Le Soprintendenze e i Musei di Udine hanno collaborato. I risultati sono stati pubblicati su una rivista scientifica internazionale, «Scientific Reports».
E perché l'hanno fatta? A cosa serviva? Per ora, nessuno lo sa. Il comunicato lascia la domanda agli archeologi. Forse un luogo sacro, forse un segno di potere, forse una difesa. Altri carotaggi sono in corso per capire meglio come è fatta dentro.
C'è una cosa buffa, in tutto questo. Il comunicato dell'Università dice che la scoperta «sembra anche ricollegarsi» alla leggenda di Attila. Non dice che sia vera. Ma ammette che, in qualche modo, il popolo aveva capito una cosa giusta: che quella collina l'aveva fatta qualcuno, portando terra, un po' alla volta.
Aveva solo sbagliato di duemila anni, e di re.
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
