
Le Agane
«lis Aganis», in friulano
un po' paurosa
Le Agane sono donne misteriose dei torrenti e delle grotte del Friuli: il loro nome, secondo alcuni, viene dal latino popolare «aquana», ninfa dell'acqua. Hanno sempre l'aspetto di donne, a volte giovani e bellissime, altre volte anziane, e abitano fonti, ruscelli e fiumi. Si racconta che nelle notti di luna piena indossino abiti bianchi, danzino e stendano le vesti ad asciugare alla luce della luna. Uno dei luoghi legati alle loro apparizioni è il torrente Macilla, vicino a Chiusaforte.
Lo sai che… l'ecomuseo delle Dolomiti Friulane si chiama proprio «Lis Aganis», in onore di queste creature.
La storia
In Friuli, dove le montagne si abbassano verso la pianura e i torrenti scendono tra le rocce chiare, l'acqua ha sempre avuto un'anima.
La gente delle valli lo sapeva. Ogni fonte, ogni ruscello, ogni torrente aveva la sua padrona. E la padrona aveva un nome.
Le chiamavano Aganis, o Agane.
Il loro nome viene da lontano. Secondo alcuni, dal latino parlato, dove si diceva aquana, ninfa dell'acqua; altri lo legano ad anguis, il serpente. Erano, a modo loro, le sorelle alpine delle naiadi dei Greci: spiriti dell'acqua, ma dell'acqua di montagna, quella fredda e trasparente che scende dal ghiaccio e dalle rocce.
Come erano fatte? Femmine, sempre. Ma di età diverse. Alcune apparivano giovani, bellissime, con lunghi capelli sciolti. Altre invece erano vecchie, con la pelle segnata e gli occhi profondi.
C'era però una notte in cui era più facile incontrarle: quella di luna piena.
Allora, dicono, uscivano dalle fonti e dai torrenti e si vestivano di bianco. Vesti lunghe, leggere, che si muovevano come l'acqua. Danzavano sui sassi dei greti, ridevano piano, e quando i vestiti si bagnavano nel torrente, li stendevano ad asciugare alla luce della luna. Chi aveva la fortuna, o la sfortuna, di passare da quelle parti, vedeva per un attimo una fila di figure bianche, immobili nell'aria fredda, che sembravano nebbia con la forma di persone.
Poi, se si fermava a guardare, spariva tutto.
Uno dei posti più legati alle loro apparizioni è il torrente Macilla, vicino a Chiusaforte. Lì, raccontano, le Aganis erano di casa. Nessuno ha mai scritto cosa facessero esattamente: solo che si vedevano, e poi non si vedevano più.
La memoria di queste creature non è andata persa. Ancora oggi, in Friuli, c'è un nome che le ricorda. È l'Ecomuseo delle Dolomiti Friulane, che si chiama proprio Lis Aganis. Un grande «mosaico di luoghi», come lo descrivono: comprende le Dolomiti friulane, i Magredi, le paludi del Livenza (che sono sito UNESCO) e le valli del Cellina, del Colvera, del Meduna, del Cosa e dell'Arzino. È un modo di dire che tutta quest'acqua, tutta quest'aria, tutte queste montagne hanno ancora qualcuno che le custodisce.
Nel vicino Veneto vivono creature simili, che si chiamano Anguane. Con loro hanno molto in comune. Ma quella è un'altra storia, e merita di essere raccontata a parte.
Se un giorno ti capita di camminare lungo un torrente del Friuli, in una sera chiara, con la luna alta e l'acqua che brilla, fermati un momento.
Guarda i sassi. Guarda la schiuma che si ferma dietro un masso. Ascolta il rumore, che a volte somiglia a un coro lontano.
Non è detto che le vedrai. Ma è bello sapere che, se qualcuno ci fosse, sarebbe in buona compagnia.
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