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Atlante dei Miti 0/300
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Un lungo drago orientale senza ali che vola sinuoso tra le nuvole di pioggia, inseguendo una perla

drago della pioggiafiumi, mari e cieli della Cina · mitologia cinese

Il drago cinese

龍, «lóng»

per niente paurosa

Il drago cinese, il lóng, non è un mostro da sconfiggere: è una creatura potente e saggia che porta la pioggia e la fortuna. Ha il corpo lunghissimo come un serpente e vola tra le nuvole, di solito senza ali. Un testo antico dice che è fatto di nove animali: corna di cervo, testa di cammello, occhi di demone, collo di serpente, ventre di vongola, scaglie di carpa, artigli d'aquila, zampe di tigre e orecchie di bue. I Re Drago abitano palazzi sul fondo dei mari e comandano le piogge.

Lo sai che… una leggenda dice che le carpe capaci di risalire una cascata del Fiume Giallo, la Porta del Drago, si trasformano in draghi.

La storia

Per tre mesi non era caduta una goccia di pioggia.

La terra, nel villaggio, si era spaccata in mille crepe sottili, come il fondo di un piatto vecchio. Il fiume era diventato un letto di sassi caldi. Le piante di miglio, in campo, ingiallivano in piedi, e gli uomini guardavano il cielo ogni mattina e ogni sera, e il cielo era sempre uguale: azzurro, duro, senza una nuvola.

Al quarto mese, gli anziani decisero. Presero argilla dal fondo del fiume secco, ne fecero un impasto, e con le mani ne modellarono un drago.

Fu un lavoro lungo. Gli uomini lavorarono in silenzio, e i bambini guardavano da lontano. Il drago aveva il corpo lungo come una barca, le corna come i rami di un cervo, la testa un po' schiacciata, e ogni scaglia veniva fatta con la punta di un dito. Quando fu finito, lo posarono in mezzo alla piazza, e tutti si inchinarono.

Perché la gente di quel villaggio sapeva una storia antica. La storia di Yinglong.

Ma per raccontarla bisogna prima dire che cos'è un drago.

Non è un mostro. In Cina il drago, il lóng, non è un nemico da sconfiggere, come nelle storie di altri paesi: è un essere potente e saggio che porta la pioggia e la fortuna. Un vecchio libro, l'«Erya yi», dice che sia fatto di nove animali messi insieme. Ha le corna di un cervo, la testa di un cammello, gli occhi di un demone, il collo di un serpente, il ventre di una vongola, le scaglie di una carpa, gli artigli di un'aquila, le zampe di una tigre e le orecchie di un bue. Ha il corpo lunghissimo, come un serpente, e vola tra le nuvole anche senza ali. Abita i fiumi, i laghi, il mare, il cielo. Quando passa, si dice, l'acqua lo segue.

Yinglong era uno di loro. Era il drago con le ali, e il suo nome si può tradurre «il drago che risponde», perché rispondeva all'Imperatore Giallo.

Ai tempi in cui l'Imperatore Giallo governava la pianura, c'era un nemico: Chiyou. Era un capo guerriero, alla testa di un esercito feroce, e nessuno nella pianura aveva il coraggio di sfidarlo. L'Imperatore, per fermarlo, chiamò Yinglong.

Yinglong si alzò dal cielo, e raccolse tutta l'acqua che trovò. La tenne dentro di sé, perché non scorresse, e la sua presenza era così potente che i fiumi si ritirarono e i campi di battaglia diventarono asciutti.

Chiyou non si fece spaventare. Chiamò due spiriti, il Conte del Vento e il Maestro della Pioggia, e quelli fecero scendere una tempesta che durò giorni. Il cielo si coprì di nuvole nere, la pioggia cadeva di traverso, il vento strappava gli alberi. L'esercito dell'Imperatore Giallo non vedeva più niente.

L'Imperatore allora mandò dal cielo sua figlia, Ba. Era una ragazza di cui si diceva solo una cosa: dove stava lei, la pioggia si ritirava. Appena scese sulla terra, la tempesta si spense. Le nuvole si aprirono, la luce tornò. Chiyou, senza la sua pioggia, fu sconfitto.

Yinglong aveva vinto. Ma la vittoria aveva un prezzo.

I vecchi libri dicono che, dopo il sangue versato in quella guerra, non poteva più tornare fra le nuvole. Provò a risalire verso il cielo, e le ali non ce la fecero. Si accasciò nelle terre del sud e lì rimase, perché non riusciva più a tornare lassù. E il cielo, senza di lui, non mandava più pioggia. Così, dicono i vecchi libri, ogni tanto la terra si secca. E quando la siccità arriva, gli uomini devono fare la sola cosa che possono fare: ricostruire Yinglong con le proprie mani, in forma di drago, e chiamarlo.

Ed era proprio quello che il villaggio aveva fatto, al quarto mese.

Il drago di argilla era in mezzo alla piazza. Gli anziani avevano acceso incensi ai suoi piedi. Le donne portavano ciotole d'acqua, tutta quella che restava, e gli uomini battevano i tamburi, un colpo lento dopo l'altro, come un cuore. I bambini, che non avevano capito bene perché, si erano messi in fila dietro gli adulti.

Per un po' non successe niente. Il sole calò. Il cielo, a ovest, diventò rosso e poi viola. Una vecchia, vicino al pozzo, mormorò che era stata una cosa inutile, che gli dèi hanno altro da fare, e subito altri la zittirono, ma senza convinzione. Il vento si era fermato. Perfino i cani avevano smesso di abbaiare.

E poi un bambino, il più piccolo della fila, alzò la mano e disse: «Ha toccato la mia testa».

Una goccia. Una soltanto. Poi un'altra, sul dorso della mano di un vecchio. Poi sul tetto, un tamburellare piano.

La pioggia arrivò così, piano, sul miglio e sul fiume e sull'argilla del drago, che si sciolse a poco a poco nel fango e tornò al fiume da cui era venuta. Nessuno si mosse. Nessuno parlò. Qualcuno aveva gli occhi chiusi e la faccia rivolta in alto. La vecchia del pozzo tese le mani aperte, e rimase così, senza dire una parola, finché non furono piene.

Il mattino dopo il fiume correva di nuovo, scuro e rumoroso, e sui campi c'era un odore di terra bagnata che nessuno, in quel villaggio, avrebbe dimenticato.

Così sono i draghi, in Cina: non si vedono quasi mai, ma si sente quando ci sono. Nel mare, dicono altre storie, i Re Drago abitano palazzi sul fondo e comandano le piogge, e quando un re drago si arrabbia, le onde si alzano. Nei fiumi, sotto le cascate, abitano altri draghi più giovani, che ancora non sono saliti in cielo.

C'è una leggenda sul Fiume Giallo. Dove l'acqua si restringe fra due pareti di roccia e cade in una cascata altissima, la Porta del Drago, ogni anno risalgono migliaia di carpe. Quasi tutte si arrendono, e tornano giù, stanche. Ma se una soltanto riesce a saltare l'ultimo salto, dicono, nel momento in cui sale oltre la cascata una nuvola si abbassa, e il pesce si trasforma, scaglia dopo scaglia, in un drago.

E sale in cielo, dove lo aspetta la pioggia.

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Fonti

  • Luo Yuan, «Erya yi» (XII secolo), la descrizione dei nove animali
  • «Shanhaijing», Classico dei monti e dei mari
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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