
La leggenda delle Due Torri
la torre degli Asinelli e la Garisenda
per niente paurosa
Le Due Torri di Bologna sono vere: la più alta è quella degli Asinelli, quasi cento metri, e accanto c'è la Garisenda, più bassa e molto storta. La leggenda dice che un contadino povero, grazie ai suoi due asinelli che scavavano nel campo, trovò un forziere pieno d'oro. Il figlio si innamorò di una ragazza nobile, e il padre di lei pretese una prova: costruire la torre più alta della città. L'oro degli asini pagò la torre, che prese il loro nome. Un'altra storia dice che le torri nacquero da una gara tra due famiglie rivali.
Lo sai che… Dante vide la Garisenda e la mise nella Divina Commedia, nel canto XXXI dell'Inferno.
La storia
Se arrivi a Bologna in treno, ti accorgi subito che qualcosa non torna. Le case sono basse, di mattoni rossi, con i portici lunghi. E poi, d'un tratto, in mezzo a tutto quel rosso, spuntano due torri.
Una è altissima, dritta come una matita. L'altra è più bassa, e storta. Così storta che, a guardarla, ti viene la tentazione di appoggiare una spalla per tenerla su.
Si chiamano la Torre degli Asinelli e la Garisenda. Stanno lì, una accanto all'altra, da novecento anni. E su ciascuna c'è una storia.
Cominciamo da quella degli asini.
Tanto tempo fa, fuori dalle mura di Bologna, viveva un contadino povero. Non aveva terre sue. Lavorava un campo che non era suo, con due asinelli grigi, piccoli e testardi, che trascinavano l'aratro. Era una vita dura. Ogni sera tornava a casa con le mani spaccate e un pezzo di pane in tasca.
Un giorno, mentre arava, uno dei due asini si impuntò. Piantò gli zoccoli per terra e non volle più camminare. Il contadino tirò, gridò, perse la pazienza. L'asino non si mosse. Anzi, cominciò a scavare con la zampa.
E l'altro asino, per imitarlo, scavò a sua volta.
Il contadino li guardò, rassegnato. Poi, d'un tratto, sentì un rumore secco, di legno contro pietra. Si chinò. Gli asinelli avevano scoperto un baule.
Lo tirarono fuori in due, con fatica. Era pesante. Il contadino sollevò il coperchio, e per un lungo momento non respirò.
Era pieno d'oro.
Da quel giorno, il contadino smise di essere povero. Non cambiò subito, per prudenza. Ma pian piano comprò terre, una casa più grande, vestiti decenti. Diventò un uomo ricco. E non dimenticò mai quei due asini, che trattò sempre come re.
Il contadino aveva un figlio. E il figlio, un giorno, si innamorò.
Non di una ragazza qualsiasi. Si innamorò di una giovane nobile, di una famiglia antica, che abitava in un palazzo con le finestre alte. Il ragazzo, che aveva le mani da contadino e il cuore pieno di speranza, andò dal padre di lei a chiedere la sua mano.
Il nobile lo guardò dall'alto in basso.
«Vuoi sposare mia figlia?» disse. «Allora dimostrami di essere degno. Costruisci una torre. La più alta di Bologna.»
Il ragazzo rimase muto. Una torre. In una città che ne era piena, ognuna fatta da una famiglia ricca per mostrare quanto era potente. Ma lui aveva l'oro.
Tornò dal padre. Gli raccontò tutto. E il vecchio contadino, che non aveva dimenticato la fatica, aprì il baule.
La torre venne su in pochi anni. Mattone dopo mattone, muratori e operai lavoravano sotto il sole. Quando fu finita, era la più alta di tutte, tanto da sembrare toccare le nuvole. Il nobile la guardò, restò senza parole, e dovette mantenere la sua promessa.
Il ragazzo sposò la ragazza. E la torre, in onore dei due animali che avevano scavato nel campo, fu chiamata degli Asinelli.
Questa è la leggenda. La verità, come sempre, è un po' più lunga e un po' meno comoda. La torre fu costruita tra il 1109 e il 1119, e il nome non viene dagli asini ma da una famiglia, gli Asinelli, legata alla torre almeno dal 1185.
La torre degli Asinelli è alta quasi cento metri: novantasette e venti, per la precisione. Pende un poco anche lei, di circa due metri. La cima, nel Quattrocento, fu accorciata. Nei secoli servì da prigione, da punto di avvistamento, e durante l'ultima guerra, i volontari salivano in cima per guardare dove cadevano le bombe e guidare i soccorsi.
La Garisenda, invece, è più bassa: quarantotto metri. Ma pende molto di più, di oltre tre. In origine era alta circa sessanta metri. Ma le fondamenta cedettero mentre la costruivano, e nel 1351 fu accorciata per paura che crollasse.
Dante la vide. Lo racconta nell'Inferno, quando incontra un gigante che si china, e dice che sembrava la Garisenda vista da sotto, quando una nuvola passa nel verso opposto della pendenza. Forse l'aveva guardata molte volte, in quella città piena di torri.
Perché a Bologna, un tempo, le torri erano un centinaio. Ogni famiglia importante ne aveva una, per difendersi e per farsi invidiare. Ne restano ventiquattro.
Oggi la Garisenda è controllata, puntellata, curata. Dal 2023 la mettono in sicurezza, con una tecnica che hanno imparato dalla torre di Pisa. Si spera che sia a posto entro il 2028.
E gli studenti? Dicono che gli studenti di Bologna non salgano mai sulla torre degli Asinelli prima di laurearsi. Chi lo fa, secondo la tradizione, non si laurea. Una superstizione, certo. Ma sono quasi cinquecento scalini, e nessuno vuole rischiare.
Così, se passi per piazza di Porta Ravegnana, fermati un momento. Guarda in alto, verso le due torri, e pensa a due asinelli che si sono impuntati un giorno in un campo.
A volte, la fortuna arriva da dove meno te lo aspetti. Basta scavare.
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Fonti
- Bologna Welcome, «Le torri tra leggende e curiosità»
- Dante Alighieri, «Inferno», canto XXXI
