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Atlante dei Miti 0/300
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Un ragazzo con grandi ali di piume che vola verso il sole sopra il mare, e un uomo più in basso che lo chiama

inventoriCreta e il mare Icario · mitologia greca

Icaro e Dedalo

Íkaros e Daídalos

un po' paurosa

Dedalo era l'inventore più bravo del mondo antico, quello che aveva costruito il labirinto del Minotauro. Il re Minosse lo teneva prigioniero a Creta insieme al figlio Icaro. Per scappare, Dedalo costruì due paia di ali con piume e cera. Prima di partire avvertì il figlio: «Non volare troppo basso, o l'acqua del mare appesantirà le piume; e non troppo in alto, o il sole scioglierà la cera». Ma Icaro, felice di volare, salì sempre più su, la cera si sciolse e lui cadde in mare.

Lo sai che… il tratto di mare dove cadde, secondo il mito, si chiama ancora oggi mare Icario, vicino all'isola di Icaria.

La storia

Dedalo aveva fatto cose che nessuno prima di lui aveva fatto.

Aveva costruito statue così vere che sembrava respirassero. Aveva costruito il Labirinto per il re di Creta, un palazzo da cui nessuno sapeva uscire. Sapeva lavorare il legno, il bronzo e la pietra, e ogni volta che inventava qualcosa gli dicevano: «Non si può fare». E lui rispondeva: «Guardate».

Ma il re Minosse non lo amava. Lo temeva. Un uomo che conosce il segreto del Labirinto è un uomo pericoloso, e Minosse lo teneva prigioniero a Creta, insieme al figlio Icaro, in una casa vicino al mare.

Non c'erano catene. Non servivano. Per terra Minosse comandava ogni strada e ogni porto. Per mare comandava ogni nave. Ogni barca che partiva veniva fermata, ogni vela controllata. L'isola era la cella, e il mare era il muro.

Dedalo restava alla finestra e guardava gli uccelli.

Passavano bassi, sulle onde. Salivano alti, sulle scogliere. Andavano dove volevano, senza chiedere il permesso a nessuno. Una sera Dedalo disse a mezza voce, come parlando a se stesso: «Minosse è padrone della terra e del mare. Ma non è padrone del cielo».

Quella notte non dormì.

Il giorno dopo, e per tanti giorni, cominciò a raccogliere piume. Piccole, medie, lunghe, di gabbiano, di falco, di aquila. Le ordinava sul tavolo dalla più corta alla più lunga, come i tasti di una zampogna. Le legava al centro con del filo di lino, poi le univa fra loro con la cera, e infine le curvava piano, perché prendessero la forma di un'ala vera.

Icaro lo guardava. Era un ragazzo, e a un ragazzo le cose più serie sembrano un gioco. Ogni tanto prendeva una piuma e se la metteva sul naso per il solletico. Prendeva un pezzo di cera, lo scaldava fra le dita e lo impastava come una pallina, e suo padre diceva: «Icaro, ti prego, quella non è per giocare».

«Ma è bella», rispondeva lui, ridendo.

Quando le ali furono pronte, Dedalo se le legò alle spalle. Salì sul tetto, aprì le braccia, si spinse in avanti. Cadde, risalì, ricadde. Poi un colpo di vento lo prese sotto le piume e lo sollevò. Per la prima volta nella storia degli uomini, qualcuno volava.

Dedalo atterrò con le lacrime agli occhi. Preparò un paio di ali per il figlio.

Prima di partire, gli prese il viso fra le mani. Era un padre, e come tutti i padri, quel giorno aveva più paura di quanto volesse far vedere.

«Icaro, ascoltami bene. Non volare troppo in basso, perché l'acqua del mare bagnerà le piume e le renderà pesanti. E non volare troppo in alto, perché il sole scioglie la cera. Resta in mezzo. Vola dietro di me. Seguimi, e non guardare altro.»

«Sì, papà.»

«Promettilo.»

«Lo prometto.»

Dedalo gli baciò la fronte. Poi spalancarono le braccia e si lanciarono nel vuoto.

Il mare, da lassù, era un tappeto azzurro. Le barche erano gusci di noce. Le onde, tanti piccoli denti bianchi. Il vento portava un odore di sale e di timo, e le piume cantavano sottovoce a ogni battito.

Da sotto, la gente guardava a bocca aperta. Un pescatore con la canna in mano, un pastore appoggiato al bastone, un contadino che arava il campo. Si fermarono tutti e tre. Dissero: «Sono dèi». Perché un uomo non vola. Un uomo non può.

Icaro non pensava più a niente.

Sentiva le braccia leggere, il petto pieno d'aria, e una felicità così grande da far male. Era libero. Era la prima volta, da quando era nato, che nessun muro lo fermava. Davanti a lui, il cielo si apriva sempre di più.

Suo padre volava davanti, tranquillo, con colpi regolari. Icaro lo superò. Il padre gridò qualcosa, ma il vento portò via le parole. Icaro rise, salì ancora. Sopra la testa c'era un cielo più azzurro, e il sole, caldissimo, che lo chiamava.

Non sentì il primo pezzo di cera sciogliersi.

Sentì invece un solletico. Una piuma si staccò e gli passò davanti agli occhi, piano, danzando. Poi un'altra. Poi cinque, dieci. Le ali che un attimo prima erano forti diventavano molli. Il battito di braccia non trovava più aria: trovava solo il vuoto.

«Papà!»

Lo gridò una volta sola.

Dedalo si voltò. Vide un ragazzo che cadeva, con le braccia aperte e un mucchio di piume che gli volavano intorno come una neve nera. Vide il mare che lo aspettava. Non riuscì a raggiungerlo. Non c'era più niente da fare.

Quando, tra le onde, trovò soltanto le piume, Dedalo capì.

Scese, e cercò il corpo del figlio. Lo trovò sulla riva di un'isola vicina, lo seppellì con le sue mani e lasciò lì le ali, perché nessuno le trovasse mai. Il mare dove cadde, da allora, si chiama Icario. L'isola, Icaria.

Ma Dedalo continuò a volare. Arrivò in Sicilia, e lì costruì ancora, e ancora, perché non sapeva fare altro. Si dice però che da quel giorno non toccò mai più una piuma.

I greci raccontavano questa storia ai figli. E dicevano loro due cose.

La prima: non salire troppo vicino al sole, quando sei felice, perché la felicità ti fa dimenticare la cera.

E la seconda, più piano, per i padri: quando insegni a volare a un figlio, non basta avvertirlo. Bisogna volare accanto a lui il più a lungo possibile. E quando non riesci più a stargli vicino, restare lì a guardare, con gli occhi aperti, anche quando fa male.

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Fonti

  • Ovidio, «Metamorfosi», libro VIII
  • Apollodoro, «Epitome»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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