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Atlante dei Miti 0/300
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Una dea con grandi ali colorate aperte e un piccolo trono sulla testa, che protegge un bambino

dea della magiaFile e tutto l'Egitto · mitologia egizia

Iside

Ꜣst, «il trono»

per niente paurosa

Iside era la dea della magia, della protezione e delle madri, ed era la più astuta di tutti gli dèi. Un racconto dice che riuscì perfino a farsi rivelare il nome segreto di Ra, che dava un potere immenso. Quando suo marito Osiride fu ucciso da Seth, lei lo cercò lungo tutto il Nilo e lo riportò in vita con le sue formule. Poi nascose il figlio Horus a Buto, nelle paludi del delta, per proteggerlo finché non fosse diventato grande abbastanza da riprendersi il trono del padre.

Lo sai che… il suo culto arrivò fino a Roma: a Pompei c'è ancora un tempio di Iside, ben conservato.

La storia

Ra, il dio del sole, il re di tutti gli dèi, era diventato vecchio. Se n'erano accorti in pochi.

Succede anche agli dèi, se aspettano abbastanza. Il tempo non perdona nessuno. Camminava più piano. Le labbra gli tremavano. A volte, parlando, lasciava cadere un filo di saliva, che scendeva a terra senza che lui se ne accorgesse. Nessuno lo notava, o meglio, tutti facevano finta di nulla. Tutti tranne una.

Iside era una donna intelligente e piena di magia. Non era la più forte degli dèi, né la più antica. Ma sapeva ascoltare, e sapeva aspettare, e aveva un desiderio che non confessava a nessuno: voleva conoscere il vero nome di Ra. Il nome segreto, quello che teneva nascosto nel petto. Chi conosceva il vero nome di una cosa ne aveva il potere. E Ra aveva il nome più potente del mondo.

Un giorno Iside raccolse la saliva che il dio aveva lasciato cadere. La impastò con un po' di terra, la modellò fra le dita e ne fece un serpente. Un serpente lungo, sottile, con la forma sacra. Non aveva vita, ma Iside sapeva come dargliela. Lo posò sul sentiero dove Ra passeggiava ogni giorno, per vedere i suoi due paesi.

Ra camminava, come sempre, con il suo seguito di dèi.

Il serpente alzò la testa. Lo morse, senza un suono.

Fu un grido che si sentì fino in cielo. Il dio si fermò, bianco in volto. Il veleno gli correva nelle vene, più rapido della piena del Nilo, e bruciava come fuoco. Le gambe gli cedettero. I denti battevano. Non riusciva neanche a parlare. Tutti gli dèi accorsero.

«Che cosa è stato?» ripeteva Ra. «Qualcosa mi ha ferito, e non l'ho fatta io. Non l'ho vista. Non l'ho mai conosciuta. Non è fuoco, non è acqua, eppure sto bruciando e tremando.»

Gli dèi non sapevano cosa rispondere. Poi Iside si fece avanti, con la sua aria calma di chi sa già come va a finire.

«Che cos'hai, padre mio?» disse. «Un serpente ti ha morso? Una creatura che tu stesso hai fatto ha alzato la testa contro di te? Io la batterò con la mia magia, la caccerò dalla tua vista.»

«Un serpente… sì» gemette Ra. «Brucio più dell'acqua, più del fuoco. Ho freddo e ho caldo. Sudo.»

«Padre» disse Iside, «dimmi il tuo nome. Il tuo vero nome. Perché chi viene chiamato col suo nome vive.»

Ra guardò i suoi figli. Poi cominciò a elencare, lentamente, con la voce rotta.

«Io sono colui che ha fatto il cielo e la terra, che ha steso le montagne, che ha creato tutto ciò che è. Io sono colui che apre gli occhi, e c'è la luce, e li chiude, e c'è il buio. Io sono Khepri al mattino, Ra a mezzogiorno, Atum alla sera.»

Il veleno non si fermò. Ra tremava ancora di più.

«Non sono questi i nomi che cerco» disse Iside piano. «Il tuo nome nascosto, padre. Dillo, e ti curo.»

Ci fu un lungo silenzio. Era il momento che Iside aspettava da tanto. Ma sapeva che non doveva avere fretta.

Alla fine Ra, stremato, cedette. Disse agli altri dèi di andarsene, di lasciarlo con lei. Quando furono soli, il suo nome passò dal petto di Ra a quello di Iside, senza che nessuno lo sentisse, come un respiro che cambia casa.

Poi Iside pronunciò la formula: «Fuggi, veleno, esci da Ra. Vieni fuori, e lascialo vivere.»

Il veleno obbedì. Ra respirò, si raddrizzò, e il colore gli tornò sulle guance. Da quel giorno Iside fu la dea più potente dopo di lui. Era riuscita a vincere il dio più grande senza alzare la voce.

Ma Iside aveva altre prove da affrontare.

Suo marito Osiride era stato ucciso dal fratello Seth, chiuso in una cassa e gettato nel fiume. Iside lo cercò per tutto l'Egitto e oltre il mare, fino alla costa di Biblo, dove la cassa era rimasta incastrata dentro il tronco di un albero, e la riportò a casa. Ma Seth la trovò, di notte, durante una caccia, e divise il corpo in quattordici parti e le disperse lungo il Nilo. Iside le cercò una per una, su una barca di papiro, e con la sua magia, raccontano i testi egizi, lo risvegliò, perché diventasse il re dei morti.

Ma non c'era tempo di piangere. Aspettava un figlio.

Il figlio che aspettava, Horus, sarebbe stato l'unico a poter vendicare suo padre, e Seth lo sapeva. Se avesse trovato il bambino, lo avrebbe ucciso. Iside si nascose, allora, nel posto più lontano e più umido che conosceva: Buto, nel delta, dove il Nilo si divide in cento rami e l'acqua si perde tra le canne. Lì nessuno entrava senza una barca e una guida. Gli uccelli volavano bassi. Il sole filtrava attraverso gli steli, e le notti erano piene di rumori d'acqua.

Partorì da sola. Per proteggere il bambino, Iside non lo lasciava mai, nemmeno per un'ora. Gli cantava canzoni piccole, formule antiche, nomi di dèi. Quando il piccolo piangeva, lei sapeva sempre perché. Quando si ammalava, lei sapeva come guarirlo. Aveva fatto tutto, nella vita, con due armi sole: l'intelligenza e la pazienza.

Il bambino crebbe fra le canne e le acque, nutrito di pesci e di storie, lontano dal mondo. Imparò a nuotare, a correre, a combattere. Ogni sera Iside gli raccontava chi era suo padre, e che un giorno avrebbe dovuto riprendersi il suo trono.

Seth, nel frattempo, non smise di cercare. Ma non trovò mai quel posto.

Iside conosceva il nome più potente del mondo e lo teneva per sé, in silenzio, come un respiro che nessuno poteva toglierle. Ma per proteggere il figlio avrebbe avuto bisogno di una cosa molto più semplice: tempo. E in mezzo alle canne, giorno dopo giorno, il tempo lavorava per lui.

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Fonti

  • Plutarco, «Iside e Osiride»
  • Papiro di Torino, «Il nome segreto di Ra»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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