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Un bambino vestito da angelo che sembra volare sopra la folla, sostenuto da una struttura di ferro nascosta

festaCampobasso · Molise

I Misteri di Campobasso

gli «ingegni» che fanno volare

per niente paurosa

Più che una leggenda, è una meraviglia che si ripete ogni anno. Per la festa del Corpus Domini sfilano per Campobasso i «Misteri»: tredici macchine di ferro, chiamate ingegni, su cui stanno persone vere, soprattutto bambini. Le macchine sono strutture di metallo con allestimenti scenici complessi e audaci, e le figure sembrano sospese nel vuoto, come se volassero sopra la folla. Gli ingegni li inventò a metà Settecento uno scultore di Campobasso, Paolo Saverio Di Zinno, e da allora vengono portati per le strade.

Lo sai che… secondo il FAI, i Misteri sfilano da oltre 260 anni, dalla metà del Settecento.

La storia

Per tutto l'anno, in una stanza di via Trento, a Campobasso, tredici macchine aspettano ferme.

È l'ex sede dell'ENAL, un edificio qualunque all'apparenza. Dentro, però, c'è il Museo dei Misteri, inaugurato il 7 ottobre 2006. Una sala porta il nome di Rino Savastano: ci sono i costumi d'epoca e le fotografie. Un'altra si chiama Gino Aurisano: ha quaranta posti a sedere e proietta i filmati della processione, i più vecchi del 1929. E poi c'è la sala degli ingegni, intitolata a Cosmo Teberino. Lì stanno loro. Le tredici macchine.

Per quasi tutto l'anno sono silenziose. Strutture di ferro, grandi e strane, in una sala dove nessuno si muove e si sente solo il passo di qualche visitatore.

Poi arriva il giorno del Corpus Domini, e Campobasso cambia faccia.

Fin dal mattino, le strade si riempiono. Famiglie con i passeggini, nonni con le sedie pieghevoli, ragazzi che si arrampicano dove possono. Nell'aria c'è un'attesa che si respira, come prima di un concerto, solo che qui non è un concerto. È una processione. È la più strana che tu abbia mai visto.

Perché a un certo punto, in fondo alla strada, compaiono.

Sono i Misteri.

Non somigliano a niente. Sono ingegni, cioè macchine di ferro, grandi, alte, che portano in scena storie intere. E sopra le macchine, a mostrare quelle storie, ci sono persone vere.

Sono settantasei, in tutto. Cinquantotto sono bambini. Poi ci sono sedici adulti. E due non sono persone: un agnello, nel Mistero di Abramo, e un cagnolino, nel Mistero di San Rocco.

Immagina di essere uno di quei bambini. Hai un costume, magari è pesante, magari ti prude il collo. Sei in cima a una macchina che avanza tra la folla, portata per le strade della città. Vedi la strada dall'alto, le teste, i balconi pieni, le mani che applaudono. Sai che devi stare fermo. Eppure ti viene voglia di ridere, perché non è per niente una cosa seria. O forse lo è, ed è per questo che la fai.

La gente intorno ti guarda col naso all'insù. Bisbigliano, si indicano le scene. Chi è nato qui li ha visti passare un anno dopo l'altro, e ogni volta fa la stessa faccia, come la prima volta. Per un giorno la città intera guarda in su.

I Misteri sono così da oltre duecentosessant'anni. Li ha inventati, a metà del Settecento, uno scultore di Campobasso: Paolo Saverio di Zinno, o semplicemente Paolo Di Zinno. Era nato nel 1718 e morì nel 1781. Si era formato a Napoli, dove aveva affinato una tecnica notevole. Nella sua vita scolpì più di cento statue di legno colorato, tanto che oggi lo considerano il protagonista del Barocco in Molise.

Ma la sua idea più strana non fu una statua. Fu una macchina.

Fu lui a pensare gli ingegni: strutture di metallo che portavano per le strade scene audaci e complicate, come dei quadri barocchi usciti dalle cornici. Per realizzarli, ricorse spesso a espedienti poco convenzionali. Lo sappiamo perché alcuni suoi disegni sono arrivati fino a noi, e gli studiosi li hanno guardati con attenzione, cercando di capire come ci era riuscito.

Quei disegni, e le soluzioni che mostrano, restano ancora oggi un argomento di studio. Il Bollettino d'Arte del Ministero della Cultura dedica un intero articolo ai suoi trucchi di costruzione, e a come le scene riuscissero a imitare la vista ardita della pittura barocca.

Chissà se per questo si chiamano Misteri. Di sicuro sono qualcosa che si guarda a bocca aperta.

Da allora, ogni anno, nel giorno del Corpus Domini, gli ingegni escono dal loro riposo. La folla si apre per lasciarli passare, e le scene avanzano per le vie della città con la solennità di una nave.

Il museo, oggi, dice di quelle tredici macchine che sono uniche al mondo. E i numeri raccontano quanto Campobasso ci tenga: oltre quattrocentomila visitatori, trecentocinquanta eventi, centodiecimila fotografie, seicento video, cinquecento documenti datati. È il museo più visitato del Molise.

Ma i numeri non spiegano il momento in cui la processione finisce. Le macchine si fermano. I bambini scendono, stanchi e orgogliosi, con il costume spiegazzato. Gli ultimi spettatori si disperdono, e ognuno si porta via la stessa immagine: una scena che passa sopra le teste, e qualcuno, in alto, che sorride.

Poi tutto torna al suo posto. Gli ingegni riprendono la strada del museo, dove li aspetta il silenzio della sala di via Trento, e la luce che passa dalle finestre su tutto quel ferro.

Non portano più in giro le loro scene davanti alla folla. Sono di nuovo macchine ferme, che fanno pensare. Un gruppo di visitatori entra, abbassa la voce, guarda in su. Una bambina legge sul cartello il numero dei personaggi e si ferma. «Ma c'era davvero un agnello?», chiede, tirando la manica della mamma.

È vero. Lo dicono i numeri del museo: un agnello nel Mistero di Abramo, e un cagnolino in quello di San Rocco, tra i settantasei che sfilano il giorno del Corpus Domini. Persone vere, bambini e adulti, e due animali che, come tutti gli altri, hanno fatto il loro giro per la città e poi sono tornati a casa.

E aspettano un altro anno.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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