
La Regina di Saba
Makeda, nella tradizione etiope
per niente paurosa
La Bibbia racconta che la Regina di Saba viaggiò fino a Gerusalemme con una carovana di cammelli carichi d'oro e di spezie, per mettere alla prova il re Salomone con domande difficilissime. In Etiopia questa storia è diventata molto di più: la regina si chiama Makeda, e il figlio nato da lei e da Salomone, Menelik, fondò la dinastia dei re etiopi. Secondo il libro «Kebra Nagast», Menelik portò ad Aksum l'Arca dell'Alleanza. Per la Chiesa ortodossa etiope è una tradizione viva e sacra.
Lo sai che… gli imperatori d'Etiopia, fino all'ultimo, Hailé Selassié, deposto nel 1974, dicevano di discendere da Menelik.
La storia
Prima dell'alba, nel deserto, una lunga fila di cammelli si mise in cammino.
Erano carichi fino al limite. Sacchi di spezie, fragranti, che odoravano di resina e di terra bruciata. Ceste d'oro. Scrigni di pietre preziose. Davanti, su un cammello più alto degli altri, sedeva una donna. Aveva il viso coperto dalla polvere e lo sguardo fisso verso nord.
Era la regina di Saba, e andava a mettere alla prova un re.
Aveva sentito parlare di Salomone. In tutta la terra si diceva che nessuno fosse saggio come lui, che sapesse rispondere a tutto, che avesse costruito una casa per Dio e un palazzo per sé. La regina era una donna abituata a farsi obbedire, a non credere alle voci. «Lo vedrò con i miei occhi», aveva detto. «E gli farò delle domande.»
Il viaggio fu lungo. Giorni di sabbia, di vento, di sete, di notti fredde in cui i cammelli si accucciavano uno accanto all'altro. Poi la terra cominciò a farsi più verde, e comparvero villaggi, e infine, in cima a una collina, le mura di Gerusalemme.
La Bibbia racconta quello che avvenne dopo con poche parole, e lo fa bene. Dice che la regina arrivò con un seguito grandissimo, e che parlò con Salomone di tutto quello che aveva nel cuore. Le sue domande erano difficili, dice, ma non scrive quali. Non ce n'era una, aggiunge, a cui Salomone non avesse una risposta.
La regina guardò tutto. Guardò il palazzo, la tavola del re, i servitori ben schierati, i coppieri con le vesti nuove, le offerte che il re portava al tempio. A un certo punto, dice il testo, non le restò più fiato.
«Ho sentito parlare di te nel mio paese», disse al re. «Non credevo a quello che mi dicevano, finché non sono venuta e non ho visto. Ma non mi avevano detto neppure la metà.»
Gli donò oro in grande quantità, e spezie, e pietre preziose. Dice la Bibbia che spezie come quelle non arrivarono mai più a Gerusalemme. Salomone, a sua volta, le diede tutto quello che lei desiderò. Poi la regina tornò nel suo paese.
Qui, nella Bibbia, la storia finisce.
Ma in Etiopia, dall'altra parte del mare e del deserto, qualcuno racconta il resto.
Nel libro che si chiama Kebra Nagast, «la gloria dei re», scritto in ge'ez, l'antica lingua dell'Etiopia, nel Trecento, la regina ha un nome: Makeda. Regna ad Aksum, in un paese di montagne e di grandi pietre, e un giorno un suo mercante, tornando da Gerusalemme, le racconta quello che ha visto: un re giusto, un tempio splendido, un Dio che gli uomini d'Israele onorano con un rispetto che non ha eguali.
Makeda parte. Sono mesi di cammino. Quando arriva da Salomone, gli chiede di spiegarle la sua legge, e lui lo fa, e lei lo ascolta con attenzione. Alla fine dice: «D'ora in poi non adorerò più il sole. Adorerò il Creatore del sole, il Dio d'Israele.»
Prima di ripartire, la regina e il re fanno una promessa. Lei chiede di non essere toccata contro la sua volontà; lui chiede che lei non prenda nulla dalla sua casa. Una notte, Salomone fa servire un banchetto di cibi molto salati e piccanti, e fa mettere un vaso d'acqua accanto al letto della regina. Nel mezzo della notte, lei ha una sete tremenda. Si alza, beve. E Salomone, che la osservava da lontano, le dice: «Hai preso dell'acqua dalla mia casa. La promessa è sciolta.»
Prima che lei parta, Salomone le dà un anello: se nascerà un figlio, dice, potrà mostrarlo, e lui lo riconoscerà. La regina riparte per Aksum. Durante il viaggio nasce un figlio.
Lo chiamano, poi, Menelik. Cresce nella casa della madre, simile a un re da quando è ragazzo. E quando ha circa vent'anni dice: «Voglio vedere mio padre.» Makeda esita. Poi lo lascia partire.
A Gerusalemme mostra l'anello che suo padre aveva dato a sua madre, e Salomone lo riconosce. Del resto gli somiglia. Lo accoglie come un figlio, vorrebbe farlo restare e farne il suo erede. Menelik vuole tornare in Etiopia. Il re, a malincuore, acconsente, e lo manda via con un gruppo di giovani, i figli dei nobili di Israele, che lo accompagnano.
È in questo viaggio di ritorno che succede la cosa più grande. Nel Kebra Nagast, uno dei giovani, Azaria, porta via di nascosto l'Arca dell'Alleanza, il cofano dei comandamenti di Mosè, lasciando a Gerusalemme una copia identica. Quando Menelik lo scopre, ormai in cammino, ha davanti agli occhi una scelta che nessuno vorrebbe fare. Non torna indietro. Dice, nel racconto, che è la volontà di Dio. Il viaggio, da quel momento, è così rapido che sembra un volo.
L'Arca arriva ad Aksum. Menelik diventa re. E da lui, secondo la tradizione etiope, discendono tutti i sovrani del paese, in una linea che arriva fino al ventesimo secolo. L'ultimo imperatore, Hailé Selassié, deposto nel 1974, dichiarava di essere uno dei suoi discendenti.
Per la Chiesa ortodossa etiope questa non è una favola, ma una storia sacra. Ad Aksum, accanto alla chiesa di Santa Maria di Sion, c'è una piccola cappella dove si dice che l'Arca sia custodita. Ne ha cura un solo monaco, che passa lì la vita intera e non può mai lasciarla. Nessun altro può entrare. Nessun altro, dunque, può dire di averla vista.
Gli storici, davanti a un racconto così, fanno quello che sanno fare: dicono che non ci sono prove, che il Kebra Nagast è nato molti secoli dopo i fatti che racconta, e che una dinastia ha bisogno di un'origine grande. Chi ci crede risponde che le storie vere non sempre si dimostrano con i documenti. Ognuno dei due ha le sue ragioni, e nessuno è sciocco.
Ma pensate al deserto, al mattino, ai cammelli. A una donna con il viso coperto di polvere che attraversa mezzo mondo per fare una domanda a un uomo. Questa parte, almeno, è nella Bibbia. E ogni popolo che l'ha raccontata ci ha messo un pezzo di sé.
Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.
Parenti nel mondo
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- «Kebra Nagast» (XIV secolo)
- Bibbia, Primo libro dei Re, capitolo 10
