
Seth
Stḫ, in egizio
paurosa
Seth era il dio del deserto, delle tempeste e del disordine. Aveva la testa di un animale misterioso, con il muso lungo e le orecchie squadrate, che gli studiosi non sono mai riusciti a identificare. Nel mito più famoso è il fratello invidioso che elimina Osiride e combatte contro Horus. Ma non era solo il cattivo: secondo i testi funerari, ogni notte stava a prua della barca del sole e difendeva Ra dal serpente Apophis. Era forte e pericoloso, ma anche necessario.
Lo sai che… alcuni faraoni portavano il suo nome con orgoglio, come Seti I, il padre del famoso Ramesse II.
La storia
Quando in Egitto si alzava il vento dal deserto, e il cielo diventava del colore della ruggine, tutti sapevano chi stava passando.
Le porte si chiudevano. I bambini venivano chiamati dentro. Le donne coprivano il pane con un panno, gli uomini legavano gli animali. La sabbia entrava da ogni fessura e sapeva di bruciato. Il cielo si faceva basso, il sole un disco pallido senza raggi. Il vento ululava nelle strade come un branco di animali ciechi. Nessuno parlava ad alta voce.
Seth era nato male.
Così raccontava Plutarco, che aveva raccolto le storie dai sacerdoti egizi. Non era nato quando e come si nasce: era uscito prima del tempo, con violenza, strappandosi dal fianco della madre. Il suo colorito era rosso, come la sabbia dei posti dove nulla cresce. Governava il deserto, la siccità, il turbine, e tutto ciò che nel mondo è fuori posto. Gli artisti lo dipingevano con la testa di un animale che non esiste: il muso lungo, le orecchie dritte e squadrate. Nessuno ha mai saputo dire quale bestia fosse.
Suo fratello Osiride era l'opposto: il re del grano, delle leggi, del Nilo. Seth lo guardava e non riusciva a respirare.
Una sera lo invitò a una festa, con settantadue compagni, e portò una cassa. Osiride, che non sospettava niente, si sdraiò dentro per gioco. Il coperchio fu inchiodato e il fiume portò via la cassa. Ma Seth non aveva ancora finito. Dopo molto tempo, una notte di luna piena, uscì a cacciare un cinghiale, e i cani lo portarono a una cassa, nascosta fra le canne. Seth sapeva già cosa c'era dentro. Aprì il coperchio alla luce della luna. E questa volta divise il corpo del fratello in quattordici parti e le disperse, una per una, come si butta via qualcosa che non si vuole più vedere.
Fu allora che cominciò la sua guerra con suo nipote.
Il figlio di Osiride si chiamava Horus. Era giovane, e voleva il trono di suo padre. Seth era forte, e voleva lo stesso trono. Si ritrovarono davanti al tribunale degli dèi, con Ra, il re, seduto a presiedere, e il processo durò ottant'anni. Seth gridava che la forza era dalla sua parte: chi aveva un braccio così poteva reggere un regno. Horus, che era piccolo, rispondeva che un trono si eredita dal padre.
Ci furono prove, trucchi, gare.
Una volta decisero di fare una corsa su barche di pietra. Seth, con le sue mani, staccò la cima di una montagna e ne ricavò una barca enorme, lucida come un sasso levigato dal fiume. Horus la guardò e non disse niente. Tornò a casa e costruì la sua barca di legno di pino, la ricoprì di gesso e la dipinse in modo che sembrasse pietra anche lei.
Il giorno della gara Seth salì sulla sua barca. Appena toccò l'acqua, affondò come un sasso. Seth sbucò fuori furioso e, senza dire niente, si trasformò in un ippopotamo. Si buttò sulla barca di Horus e la fece a pezzi.
Allora anche Horus cambiò forma. Due ippopotami, nel fondo del fiume, a vedere chi resisteva più a lungo. Là sotto era tutto verde e fermo. Le bolle salivano a una a una, e sopra la superficie non si vedeva niente. Passarono tre mesi, dice il papiro, e Iside, la madre di Horus, sulla riva, non dormiva più. Provò ad aiutare suo figlio, ma il suo arpione colpì dritto Seth, e Seth, ferito, gridò: «Sorella, che cosa ti ho fatto? Lasciami andare, sono tuo fratello!». Iside ebbe pietà. Lo liberò. E Horus, furioso, corse via nelle montagne.
Lì lo raggiunse Seth, nel buio, e lo ferì agli occhi.
Horus restò lungo disteso sulla terra, cieco, con la faccia sulle pietre. Una dea, Hathor, lo trovò così, e lo curò con il latte di una gazzella.
Alla fine gli dèi mandarono una lettera a una dea molto antica, Neith, per sapere chi dovesse avere il trono. Rispose: a Horus, figlio di Osiride. Seth, per un attimo, tacque.
Poi disse una cosa che nessuno si aspettava: «Sì. Che sia così.»
A quel punto Ra, che osservava tutto, fece una cosa inattesa. Non cacciò Seth. Lo prese con sé, lo mise nel cielo, accanto a lui. E da quel giorno, dice il papiro, Seth tuona dall'alto, e gli uomini ne hanno paura. Il tuono era la sua voce: un rombo lungo, che arriva da lontano e fa vibrare le pareti.
Questa non è la fine della storia.
Gli Egizi sapevano che ogni notte il sole scende sotto la terra, e che in fondo a quel buio vive Apophis, il serpente. Un mostro lungo come un fiume, che prova a fermare la barca di Ra, perché senza la barca non c'è alba. Ecco perché, raccontavano, accanto a Ra, in piedi sulla prua, c'era qualcuno che nessuno amava ma di cui tutti avevano bisogno: Seth. Lui solo aveva la forza giusta. Con la lancia alzata, nel buio, guardava il serpente negli occhi e lo respingeva.
Così doveva essere, in quelle notti, sotto la terra. Il fiume nero, senza luna. Il sibilo del serpente che sale dall'acqua, lungo e basso, e la barca che oscilla. Gli dèi trattengono il fiato. Seth è in piedi, enorme, e quando Apophis spalanca la bocca, lui non arretra di un passo. Si sente soltanto il colpo della lancia, e poi un urlo che si perde nell'acqua. La barca ripartirà. Ripartirà ogni notte.
Il vento che soffia sul deserto, di notte, è il suo fiato: lo stesso che spaventa i bambini è quello che tiene lontano il serpente.
Per questo alcuni faraoni, fra i quali Seti I, portavano il suo nome con orgoglio.
Ma di notte, nel deserto, quando si alza il vento, nessuno esce a controllare.
Parenti nel mondo
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Fonti
- Papiro Chester Beatty I, «La contesa tra Horus e Seth»
- Plutarco, «Iside e Osiride»
