
Sobek
Sbk, in egizio
un po' paurosa
Sobek era il dio coccodrillo, signore del Nilo e delle sue acque. I coccodrilli facevano paura, e proprio per questo gli Egizi chiedevano a Sobek di proteggerli quando pescavano o attraversavano il fiume. Era anche legato alla piena del Nilo, che rendeva fertili i campi. In alcune città si allevavano coccodrilli sacri nei laghi dei templi: lo storico greco Erodoto racconta di averne visti con orecchini e braccialetti d'oro. A Kom Ombo Sobek aveva un tempio doppio, che divideva con il dio Horus.
Lo sai che… accanto al tempio di Kom Ombo c'è un piccolo museo con decine di coccodrilli mummificati trovati nella zona.
La storia
Nel fiume, la sera, ci sono gli occhi.
Chi vive sul Nilo lo sa fin da piccolo. Non li vedi se non li cerchi: due punti appena sopra il pelo dell'acqua, vicini, immobili, come due sassi. Poi un sasso si sposta. E capisci che non erano sassi.
Quell'estate il fiume era basso e stanco, e la piena non arrivava. Ogni anno, al tempo giusto, il Nilo cresceva e si spandeva sui campi, e quando ritirava le sue acque lasciava una terra nera e morbida dove il grano cresceva da solo. Ma quell'anno il tempo era passato, il fiume era sempre lo stesso, e nei villaggi la gente guardava a sud, verso l'origine dell'acqua, senza dire niente.
Il padre del ragazzo era a letto con la febbre. Pescava con una barca di papiro e una rete, e quel giorno, per la prima volta in vita sua, non era uscito.
«Prendi il pesce», disse alla moglie, «quello buono, e portalo al tempio. Chiedi al sacerdote di pregare per la piena. E per me.»
«Chi lo porta?»
Il ragazzo, che aveva dodici anni e due braccia già forti, si alzò. Nessuno disse di no. La madre gli mise nella sacca del pane e una cipolla, e gli ripeté tre volte di non toccare l'acqua con le mani. Lui promise tre volte.
Il tempio era sulla sponda opposta, sulla riva alta, a Kom Ombo, e lo si vedeva da lontano, bianco di pietra, con le colonne cariche di fiori scolpiti. Era un tempio doppio, con due porte e due santuari uguali, perché in quel posto i due dèi regnavano insieme: Horus, il dio falco, e Sobek, il dio coccodrillo.
Il ragazzo salì sulla barca con una cesta di pesci avvolta in foglie bagnate. Spinse con la pertica. L'acqua era verde scuro e quasi non si muoveva.
A metà traversata il sole toccò l'orizzonte, e il fiume diventò una lastra di rame.
Fu allora che sentì il silenzio. Non c'era più nessuno sulle rive: né uccelli, né voci. Si fermò, con la pertica sospesa. Davanti, a pochi passi dalla barca, c'erano due punti sopra l'acqua.
Non si muovevano.
Il ragazzo non respirava. Tutti gli dicevano che con i coccodrilli non si scherza, e che non c'è niente di più veloce di uno che si muove sott'acqua. Pensò a sua madre. Pensò al padre che non pescava. Pensò che avrebbe dovuto lasciare la cesta e remare via.
Invece fece una cosa che non aveva programmato. Prese un pesce dalla cesta, lungo come il suo avambraccio, e lo lanciò verso i due punti. «Per Sobek», disse. Gli tremò la voce. «Signore del fiume. Lasciami passare.»
L'acqua si aprì.
Fu un attimo. Un muso enorme, grigio, pieno di denti aguzzi, saltò fuori, afferrò il pesce e sparì. Un'onda sollevò la barca e la rimise giù. Poi il fiume tornò uno specchio, e nel suo centro, lentamente, si allontanarono due occhi, verso sud.
Il ragazzo restò a lungo senza muoversi. Poi riprese a spingere con la pertica, e le mani non gli tremavano più tanto.
Il sacerdote del tempio, un uomo senza capelli con la pelle lucida di olio, lo accolse alla porta. Prese il pesce, annusò, annuì, ascoltò la preghiera con gravità. Poi lo portò attraverso il cortile fino a una grande vasca di pietra, dove, nell'acqua bassa, stava disteso un coccodrillo.
Era vecchio e grosso. Nelle orecchie portava due anelli d'oro, e sulle zampe davanti due braccialetti che brillavano nel sole del tramonto. Era così fermo che sembrava scolpito. Il sacerdote prese un pesce dalla cesta e glielo mise davanti al muso. La bestia aprì la bocca con una lentezza regale.
«È sacro», disse il sacerdote. «Lo curiamo come un ospite. Quando morirà lo imbalsameremo, come si fa con le persone importanti, e lo seppelliremo con rispetto.»
«Fa paura», disse il ragazzo.
«Certo che fa paura. Se non facesse paura, non lo pregheremmo. Gli antichi dicevano che è figlio di Neith, e che ha i denti aguzzi, e hanno ragione tutti e due.» Il sacerdote sorrise. «Ma tu oggi hai incontrato un coccodrillo, in mezzo al fiume, e sei arrivato qui con le gambe intere. Cosa vuol dire?»
Il ragazzo ci pensò. «Che mi ha lasciato passare.»
«Ecco. Chi ha tanta forza, e la tiene ferma, merita di essere ringraziato. Sobek è così. Nel fiume è quello che spaventa, e quello che difende. Per i pescatori, per chi traversa, è lui che dice: passate. Quando il Nilo sale e bagna i campi, è ancora lui che apre le porte alle acque.»
Prima di dormire, il sacerdote gli mostrò una stanza dove riposavano, in file ordinate, coccodrilli mummificati, avvolti in bende strette: alcuni lunghi quanto un uomo, altri non più grandi di una mano. Il ragazzo li salutò tutti, piano, uno per uno.
Dormì quella notte nel tempio, in un angolo del cortile, sotto una stuoia. Sognò due occhi sull'acqua che si facevano grandi e verdi.
Lo svegliò un rumore. Era un mormorio lontano, come di molta gente che parla piano. Si alzò e andò al muro basso, sul fiume.
Il sole stava sorgendo. L'acqua, laggiù, era cambiata: non più scura e stanca, ma di un verde vivo, torbido, pieno di vita. Cresceva. Saliva piano contro le rive, scivolando in mezzo alle canne, e a ogni momento sembrava più grande.
Era la piena.
Sul muro, accanto a lui, c'era già il sacerdote, e non diceva niente. Il ragazzo allora sentì dalla riva un grido, e poi altri: i villaggi avevano visto. Qualcuno rideva, qualcuno cantava. Sul pelo dell'acqua, lontano, un lampo di dorso scuro passò e scomparve, in direzione dei campi.
Il ragazzo tornò a casa quel giorno stesso. Suo padre, nel letto, sentì le voci dalla strada, e si alzò, finalmente, ancora debole, e uscì a guardare il fiume.
«Allora?» chiese.
«Mi ha lasciato passare», disse il ragazzo.
Parenti nel mondo
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Fonti
- Erodoto, «Storie», libro II (V secolo a.C.)
- Geraldine Pinch, «Egyptian Mythology», Oxford University Press (2004)
