
La Torre di Bramafam
«Brama fam», cioè «grida di fame»
paurosa
Ad Aosta, sopra le antiche mura romane, c'è una torre medievale dal nome strano: Bramafam. La leggenda racconta che un signore della famiglia Challant, geloso, vi chiuse dentro la moglie, e che lei morì di fame lamentando le sue sofferenze. Un'altra tradizione dà al nome una spiegazione più tranquilla: la torre sarebbe stata un granaio, e durante una carestia la gente si radunava lì sotto a chiedere pane. Quale sia la verità nessuno lo sa: la torre però esiste ed è appartenuta davvero ai Challant.
Lo sai che… la torre sorge su una base romana, accanto alla Porta Principalis Dextera delle antiche mura di Aosta.
La storia
Ad Aosta, quando le montagne diventano nere e il cielo resta ancora un po' chiaro, conviene camminare lungo le vecchie mura.
Sono mura romane. Chi le costruì pensava a una città che durasse in eterno, e infatti sono ancora lì, grandi, grigie, con le pietre tagliate dritte. A un certo punto, dove la via Bramafam incontra il viale Carducci, le pietre cambiano. Diventano più piccole, più rozze. E su di esse sale una torre rotonda, massiccia, senza una luce.
È la Torre di Bramafam.
Non si può entrare. La porta è chiusa e dentro non c'è nessuno da secoli. Eppure, nel silenzio della sera, le persone che passano di lì rallentano.
Si sente il traffico del viale che si spegne poco alla volta. Le voci dei ragazzi che tornano a casa si allontanano. Resta il rumore delle proprie scarpe sull'asfalto, e sopra la testa quel muro rotondo che sembra più alto di quanto fosse un minuto prima.
La torre è davvero molto antica. La sua base è romana: poggia su un pezzo della torre che stava accanto alla Porta Principalis Dextera, uno degli ingressi dell'antica città. Più in alto è medievale: fu costruita tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo. E il suo primo padrone fu una famiglia: i Challant.
I Challant erano potenti. Erano visconti di Aosta, e nel 1295 ebbero il feudo di Challand. Poi la torre passò ai conti di Savoia, cambiò mano più volte, perse a poco a poco la sua importanza, e nel Cinquecento fu abbandonata per sempre.
Fin qui sono fatti. Ma c'è il nome. Bramafam.
Si legge in due pezzi, «brama» e «fam»: il desiderio, la voglia, la fame. Non è un nome da torre. È un nome da gemito.
E allora, ad Aosta, c'è chi racconta questo.
Si dice che uno dei Challant fosse un uomo geloso. Geloso in un modo che non lasciava respiro. Un giorno, per paura di perderla, o di essere tradito, chiuse sua moglie nella torre. Chiuse la porta e si tenne la chiave.
Nessuno, in città, ebbe il coraggio di chiedere. O forse nessuno lo seppe subito.
La donna rimase lassù. Dalle mura passava il vento di montagna, e nella torre, dentro, c'era un buio di pietra che non si scaldava mai. I giorni, lassù, si somigliavano tutti: la luce che entrava da una fessura, spostandosi lentamente sul pavimento, e poi spariva. Si dice che non le portasse da mangiare nessuno. Si dice che, nel silenzio, i passanti si fermassero ad ascoltare qualcosa che sembrava una voce. Una voce sottile, sempre più debole, che lamentava la sua pena.
Dalla strada, nelle sere d'inverno, qualcuno giurava di averla sentita. Poi si stringeva nel mantello e allungava il passo senza voltarsi. Non parlava di vendetta. Non chiamava nessuno per nome.
Diceva solo che aveva fame.
Quando la voce si spense, la città capì. Nessuno lo disse ad alta voce. Ma da quel giorno, per tutti, la torre ebbe il nome che ha ancora: la torre della fame desiderata, Bramafam.
Se siete lì, davanti a quelle pietre, e il vento si alza proprio in quel momento, potete anche sentirvi un po' stupidi. È normale. Il vento fa rumore in tutte le torri.
Però aspettate un minuto prima di andare via.
Perché c'è un'altra storia, e a ben vedere è meno terribile e più triste. Dice che la torre, per un lungo periodo, fu un granaio. Un granaio pubblico, dove si metteva da parte il grano della città. Poi arrivò una carestia, di quelle che vuotano le case una dopo l'altra. E la gente, affamata, si radunava proprio lì, ai piedi della torre, a guardare in alto verso i muri dove stava il grano, e a chiedere pane.
Mille voci. Ogni giorno. Tutte con la stessa parola.
Immaginate quel rumore sotto le mura: i bambini che piangono, le madri che li zittiscono, i vecchi seduti per terra con la schiena contro la pietra fredda. E sopra di loro la torre, rotonda e zitta, che non rispondeva.
Un'altra spiegazione ancora parla di una porta chiamata Biatrix e di una certa Beatrice, moglie di un Challant. Ma, dicono gli studiosi, nessuna prova seria la sostiene.
Quale delle tre sia quella vera, nessuno lo sa. Le carte non lo dicono, e le pietre non parlano.
Sono rimaste due immagini. Una donna sola in una stanza di pietra. Una piazza piena di gente che alza la faccia verso un muro. In tutte e due, qualcuno ha fame, e nessuno apre.
Si fa buio. I lampioni si accendono lungo il viale. Prima di andare, voltatevi un'ultima volta a guardare la torre.
È immobile. Alta, rotonda, con le finestre vuote. Non c'è nessuna luce.
Ma qualcuno, alla finestra più alta, forse sta ancora aspettando.
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