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Atlante dei Miti 0/300
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Un gigante enorme fatto di ghiaccio che si sveglia in un vuoto pieno di nebbia e scintille

gigante primordialeGinnungagap, il grande vuoto · mitologia norrena

Ymir

Ymir, il primo gigante

un po' paurosa

All'inizio di tutto, raccontano i miti nordici, c'era un grande vuoto tra un regno di ghiaccio e uno di fuoco. Dove il ghiaccio incontrò le scintille e cominciò a sciogliersi, nacque Ymir, il primo gigante. Si nutriva del latte di una mucca enorme, che leccando il ghiaccio salato fece uscire il primo antenato degli dèi. Quando Odino e i suoi fratelli sconfissero Ymir, costruirono il mondo con il suo corpo: la carne divenne la terra, le ossa le montagne, il cranio il cielo.

Lo sai che… secondo il mito, le nuvole sono il cervello di Ymir che gli dèi lanciarono nel cielo.

La storia

Prima della terra non c'era niente.

Non c'erano mare, né cielo, né un filo d'erba. Nemmeno il tempo faceva rumore. C'era soltanto un abisso senza fondo, largo come il nulla e silenzioso come una bocca chiusa. Gli antichi del Nord lo chiamavano Ginnungagap, il grande vuoto.

Ai due lati del vuoto, però, c'erano due mondi.

A sud c'era Muspell, un paese di fuoco, così luminoso e bollente che nessuno poteva avvicinarsi se non era nato lì. Sulla sua soglia stava seduto un guardiano di nome Surtr, con una spada fiammeggiante in mano, e non si muoveva mai. A nord c'era Niflheim, un paese di nebbia e gelo, dove l'acqua nasceva dalla terra e subito si ghiacciava. I fiumi di Niflheim, gli Élivágar, correvano veloci verso il vuoto, e prima di arrivarci si fermavano, duri come pietra. Il veleno che portavano si induriva in strati di brina, uno sopra l'altro, finché tutta la parte nord dell'abisso fu piena di ghiaccio.

Dal sud, intanto, arrivava il calore. Dal nord arrivava il freddo. Per un tempo che nessuno ha contato, i due soffi si spinsero l'uno contro l'altro, senza vincere mai. Poi, in mezzo al vuoto, si incontrarono davvero: il vento tiepido toccò la brina, e la brina cominciò a cedere.

Il ghiaccio cominciò a sgocciolare. Una goccia, poi un'altra. Cadevano nel silenzio, e il calore del fuoco le toccò, e quelle gocce presero vita.

Così nacque Ymir.

Era un gigante, il primo di tutti. Era enorme e addormentato, e con ogni respiro scuoteva l'abisso. Gli altri giganti lo chiamavano anche Aurgelmir. Era il padre di tutta la stirpe dei giganti di brina, e mentre dormiva, dal suo sudore nascevano altri giganti: un uomo e una donna uscirono da sotto il suo braccio, e un piede generò un figlio con l'altro.

Ymir non aveva niente da mangiare. Dalle gocce di ghiaccio era nata anche una mucca, grande quanto lui, Auðumbla, e dalle sue mammelle correvano quattro fiumi di latte. Il gigante beveva quel latte, e cresceva.

E la mucca? Aveva fame anche lei, e non c'era niente da mangiare in quel mondo di ghiaccio, se non il ghiaccio stesso. Trovò dei blocchi di ghiaccio coperti di brina salata, e cominciò a leccarli, con la sua lingua larga e ruvida. Il primo giorno, dal ghiaccio spuntarono dei capelli. Il secondo giorno, una testa. Il terzo giorno, un uomo intero, bello e forte, che si chiamava Búri.

Da Búri nacque Borr, e Borr sposò una figlia di giganti di nome Bestla. Dal loro matrimonio nacquero tre fratelli: Odino, Vili e Vé.

Erano i primi dèi, e non erano gentili con i giganti, perché i giganti non lo erano con loro. Guardavano Ymir da lontano, sulla sua pianura di ghiaccio, e pensavano la stessa cosa: finché lui respirava, il mondo non avrebbe potuto esistere. C'era un solo gigante, e riempiva tutto. I figli di Borr si parlarono in silenzio, senza bisogno di molte parole.

Poi fecero quello che dovevano fare. I tre fratelli uccisero Ymir.

Snorri non racconta di più, ed è giusto così. Dice soltanto che dalla ferita uscì tanto sangue che quasi tutti i giganti di brina affogarono. Si salvò solo uno: Bergelmir, con sua moglie. Salirono su un grande tronco scavato, come una barca, e scamparono alla piena. Dalla loro discendenza nacquero i giganti di oggi, che continuano a guardare gli dèi con diffidenza.

Il vuoto adesso aveva una cosa da riempire.

I tre fratelli presero il corpo del gigante e lo portarono al centro del Ginnungagap. Poi cominciarono a lavorare.

Con la carne fecero la terra, larga e scura, piena di colline. Con il sangue fecero il mare e i laghi, che circondarono la terra come una cintura. Con le ossa fecero le montagne, e con i denti e i frammenti di ossa, i sassi e la ghiaia. I capelli diventarono alberi e prati. Con le sopracciglia costruirono un recinto altissimo, contro i giganti: lo chiamarono Midgard, il recinto di mezzo, e ci misero dentro gli uomini.

Ma restava la parte più alta.

Presero il cranio di Ymir e lo alzarono sopra la terra, a coprire tutto, ed ecco il cielo, una grande volta curva. Per tenerlo su, agli angoli, misero quattro nani, uno per punto cardinale: Nord, Sud, Est e Ovest. Ancora oggi, dicono, sono lì, con la schiena piegata, e non si sono mai stancati.

E il cervello? Lo lanciarono in aria, e quel cervello si sciolse in nuvole. Per questo, dicono, le nuvole del Nord sono così pesanti e hanno sempre l'aria di pensare qualcosa.

Poi gli dèi guardarono il cielo. Era buio.

Dal paese del fuoco, Muspell, volavano ancora delle scintille. I fratelli le presero, una per una, e le fissarono nella volta, perché facessero luce sopra la terra e sotto il cielo. Alcune le lasciarono libere di muoversi, e altre ferme. Erano le stelle.

Camminando sulla riva del mare, i tre fratelli trovarono due tronchi abbandonati dall'onda, un frassino e un olmo. Ne fecero un uomo e una donna, Ask ed Embla, e diedero loro il respiro, la mente e il calore. Da quei due discendono tutte le persone.

E così il mondo fu fatto: il mare intorno, la terra nel mezzo, il cielo sopra, i nani agli angoli e il recinto contro i giganti.

Quando si guarda una valle, o una montagna, o una pianura che si perde all'orizzonte, i racconti del Nord invitano a ricordarsi di una cosa. Tutto questo è stato qualcuno. Ha respirato, ha bevuto il latte di una mucca, si è addormentato in un abisso che non aveva nome.

E ora la sua pelle è sotto i nostri piedi, le sue ossa sono le montagne, e le nuvole sopra le nostre teste sono i suoi pensieri.

In certi giorni, quando il cielo è chiaro e l'aria è ferma, c'è chi giura di sentirlo ancora.

Non sono i gemiti di chi soffre. È il respiro di chi dorme.

Nei percorsi

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
  • Edda poetica, «Vafþrúðnismál»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music