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Atlante dei Miti 0/300
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Una terra verde che riemerge dal mare all'alba, dopo una grande tempesta di fuoco

la fine e il nuovo iniziotutti i nove mondi · mitologia norrena

Il Ragnarök

Ragnarøkr, il destino degli dèi

paurosa

I miti nordici raccontano anche come finirà il mondo. Prima arriverà un inverno lunghissimo, poi i lupi inghiottiranno il sole e la luna. Heimdall suonerà il suo corno, e dèi e giganti si affronteranno nell'ultima grande battaglia: Odino contro il lupo Fenrir, Thor contro il serpente Jörmungandr. Il fuoco brucerà ogni cosa e la terra sprofonderà nel mare. Ma non è la fine di tutto: dopo, la terra tornerà a emergere dalle acque, verde e nuova, e alcuni dèi ricominceranno.

Lo sai che… una coppia di umani, Líf e Lífþrasir, sopravvive alla fine del mondo nascondendosi nel bosco di Hoddmímir.

La storia

La veggente aprì gli occhi e guardò Odino.

Il padre degli dèi l'aveva fatta chiamare dal fondo della terra, perché voleva sapere. Aveva già lasciato un occhio nella fonte di Mimir per un sorso di sapienza, ma non gli bastava. Voleva conoscere la fine.

«Davvero vuoi sentirla?» chiese la veggente. «Allora ascolta.»

La veggente cominciò dal principio della fine. Il primo segno sarebbe stato il freddo. Non quello di un inverno solo: tre inverni uno dietro l'altro, senza estate nel mezzo. Il Grande Inverno, lo chiamavano. La neve cadrebbe da tutte le parti, il vento taglierebbe come una lama, il sole non scalderebbe più nessuno. E nel buio gli uomini smetterebbero di fidarsi gli uni degli altri: i fratelli combatterebbero fra loro e nessuno risparmierebbe più nessuno.

«Poi verranno i lupi» disse la veggente.

Da sempre due lupi inseguivano il sole e la luna per il cielo. Quel giorno li prenderebbero. Un morso, e la luce si spegnerebbe, e le stelle cadrebbero dal cielo come mele da un albero scosso. La terra tremerebbe così forte che le montagne si spaccherebbero e gli alberi si schianterebbero, e ogni catena, ogni legame, ogni nodo si scioglierebbe.

«Anche quello del lupo» disse la veggente.

Fenrir si alzerebbe dall'isola in mezzo al lago, libero. Aprirebbe la bocca: la mascella di sopra toccherebbe il cielo, quella di sotto la terra, e la spada che l'aveva tenuta aperta non servirebbe più a niente. Intanto il serpente Jörmungandr, torcendosi per la rabbia, salirebbe dal fondo dell'oceano, e il mare gli andrebbe dietro, e si rovescerebbe sui campi. Da est arriverebbe una nave, Naglfar, costruita con le unghie dei morti, carica di giganti.

Odino non parlava. Ogni parola cadeva nella sala come un sasso in un pozzo molto profondo, e il rumore non tornava su.

Dall'est, insieme ai giganti, verrebbe anche Loki, libero dalle sue catene, con tutta la gente di Hel. L'albero Yggdrasil, che regge i nove mondi, gemerebbe da cima a fondo. E tre galli canterebbero nel buio: uno fra gli dèi, uno fra i giganti, e un terzo, color ruggine, nelle sale dei morti.

Il ponte dell'arcobaleno, Bifröst, si spezzerebbe sotto il peso dei figli del fuoco, che venivano dal sud. Davanti a loro avanzava Surt, con una spada più luminosa del sole. E Heimdall, il guardiano degli dèi, salirebbe sul punto più alto e soffierebbe nel suo corno.

«Lo sentiranno in tutti i nove mondi» disse la veggente. «Lo sentirai anche tu.»

Odino cavalcherebbe fino alla fonte di Mimir, per chiedere un ultimo consiglio, e nessuno saprebbe mai che cosa gli fu risposto. Gli dèi si armerebbero. Odino metterebbe l'elmo d'oro e prenderebbe la lancia, e guiderebbe i suoi guerrieri verso una pianura che si chiamava Vígríd, grande cento leghe in ogni direzione. Là tutti si sarebbero incontrati, per l'ultima volta.

Per ogni dio, un nemico.

Thor, il dio del tuono, affronterebbe il serpente Jörmungandr, e lo colpirebbe con il martello fino a ucciderlo. Poi farebbe nove passi, e al nono cadrebbe, perché il veleno del serpente lo avrebbe raggiunto. Tyr, il dio con una mano sola, combatterebbe il cane Garm, e morirebbero tutti e due. Freyr cercherebbe di fermare Surt, ma da tempo aveva dato via la sua spada, e non ne avrebbe un'altra per difendersi. Heimdall e Loki si troverebbero faccia a faccia, e nessuno dei due uscirebbe vivo dallo scontro.

«E io?» disse Odino.

La veggente lo guardò a lungo.

«Tu contro il lupo» rispose.

Non aggiunse altro. Non ce n'era bisogno: la bocca di Fenrir, che toccava il cielo e la terra, bastava a dirlo. Odino sarebbe caduto per primo, sulla grande pianura, e suo figlio Vidar avrebbe vendicato il padre. Vidar, il figlio silenzioso, metterebbe il piede sulla mascella del lupo e lo vincerebbe. Ma questo non avrebbe riportato indietro nessuno.

Poi Surt avrebbe lanciato il fuoco sulla terra.

Il fuoco avrebbe percorso i nove mondi, uno dopo l'altro. Avrebbe bruciato le case, le foreste, le città dei giganti e quelle degli dèi. Il fumo si sarebbe alzato fino al cielo e il cielo avrebbe preso fuoco. E la terra, lentamente, sarebbe sprofondata nel mare nero, e non ci sarebbe stato più niente da guardare. Nessun suono, nessun vento, nessuna luce: solo acqua scura che si chiudeva sopra tutto, come sopra un sasso lanciato in uno stagno.

Odino chiuse l'unico occhio rimasto. Dentro il petto sentiva battere un cuore antico, e per un attimo ebbe l'impressione che anche quello stesse contando i passi che mancavano.

«Ho finito?» chiese la veggente. «No. Il bello viene adesso.»

Perché dopo un tempo lunghissimo la terra sarebbe risalita dalle acque. Verde. Nuova. Le cascate scenderebbero dalle rocce, un'aquila volerebbe sopra i pesci, e i campi darebbero grano senza che nessuno li avesse seminati. Il sole avrebbe una figlia, luminosa come lei, e questa percorrerebbe il cielo al posto della madre.

Alcuni dèi sarebbero rimasti. Vidar e Vali. I due figli di Thor, Móði e Magni, che avrebbero ereditato il martello. Baldr, il dio buono, e suo fratello Höd tornerebbero dal regno dei morti, e si siederebbero sull'erba a ricordare. E due esseri umani, Líf e Lífþrasir, che durante gli incendi si erano nascosti nel bosco di Hoddmímir e si erano nutriti con la rugiada del mattino, si sveglierebbero fra gli alberi e vedrebbero una terra senza nessuno. Da loro nascerebbero tutti gli uomini futuri.

La veggente smise di parlare. Il silenzio nella sala era così fitto che si poteva toccare.

«Adesso devo tornare giù» disse.

E sprofondò nella terra.

Odino rimase solo. Sapeva ora dove sarebbe finita la sua storia, e come, e per mano di chi. Avrebbe potuto negare, o fuggire, o chiedere di nuovo. Non lo fece.

Si alzò, prese la lancia e cominciò a preparare i suoi guerrieri.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Edda poetica, «Völuspá»
  • Snorri Sturluson, «Edda in prosa», «Gylfaginning»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music