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Una palla di stracci colorata in cima a una scala di pietra che scende nel buio di un castello

fantasmaCastello di Montebello, Poggio Torriana · Emilia-Romagna

Il Fantasma di Azzurrina

Guendalina, detta Azzurrina

paurosa

Nel castello di Montebello, sulle colline di Rimini, si racconta di Guendalina, la figlia del signore, vissuta nel Trecento. Era albina, con i capelli bianchissimi, e a quei tempi qualcuno temeva che fosse un segno di stregoneria: la madre allora glieli tingeva di nero con le erbe, e il colore diventava azzurro. Per questo la chiamavano Azzurrina. Un giorno di temporale stava giocando con una palla di stracci, la palla rotolò giù per le scale della cantina e lei la seguì. Nessuno la ritrovò più.

Lo sai che… l'albinismo è una condizione genetica: la pelle e i capelli hanno poco colore, e non c'entra niente con la magia.

La storia

In Romagna, sulle colline sopra Rimini, c'è un castello che si chiama Montebello. Ha le mura di pietra, un ponte, una torre, e nei sotterranei un buco freddo dove una volta si tenevano il ghiaccio e la carne. A chi lo visita, ancora oggi, raccontano una storia.

Dicono che circa seicentocinquant'anni fa, a Montebello, nacque una bambina. Si chiamava Guendalina, e apparteneva alla famiglia dei Malatesta. Suo padre, il signore del castello, la aspettava con ansia. Ma quando la vide, ebbe paura.

La bambina era bianchissima. I capelli bianchi, la pelle bianca, gli occhi chiari come l'acqua del ghiaccio. Oggi sapremmo cos'è: si chiama albinismo. Non è una malattia che faccia male, è solo un modo diverso di nascere. Ma allora la gente era piena di timori, e un bambino bianco come la neve faceva pensare a qualcosa di sbagliato. Si sussurrava che portasse sfortuna, che fosse un segno del diavolo.

La madre di Guendalina non lo credeva, ma aveva paura per lei. Così fece una cosa disperata: tinse i capelli della figlia di nero.

Per colorare, usò piante e erbe. Ma quelle tinture non reggevano bene. Ogni volta che la bambina si lavava, il colore sbiadiva, e sui capelli neri comparivano riflessi azzurri, come quelli dei suoi occhi. Tutti, al castello, cominciarono a chiamarla Azzurrina.

Azzurrina crebbe così, tra le mura di Montebello. Non usciva mai. Il padre aveva paura che il mondo di fuori le facesse del male, o che qualcuno la guardasse con odio. Mise due guardie a proteggerla, giorno e notte, Domenico e Ruggero. Non doveva mai restare sola.

Era una bambina che giocava con quello che aveva. Una palla di stracci, una bambola. Correva per le sale, tra le colonne, con i capelli blu che le volavano dietro.

Poi arrivò il 21 giugno del 1375. Era il giorno del solstizio d'estate, il più lungo dell'anno. Il padre era lontano, in battaglia. E nel pomeriggio il cielo si coprì di nuvole nere.

Cominciò un temporale violento. I tuoni facevano tremare le finestre, la pioggia batteva sui tetti. Azzurrina, che aveva circa cinque anni, non poteva giocare nel cortile. Giocava nella sala, con la sua palla di stracci, e le due guardie la tenevano d'occhio.

A un certo punto la palla le sfuggì dalle mani. Rotolò per la sala, saltò sulla soglia, e scese per le scale che portavano ai sotterranei, verso la ghiacciaia.

Azzurrina le corse dietro.

Le guardie la seguirono, ma lei era più veloce. Un secondo, due. Poi lo sentirono. Un grido. Un grido solo, sottile, come un filo che si spezza.

Corsero giù per le scale. La ghiacciaia aveva una sola entrata, stretta, di pietra. Ci entrarono insieme, con le torce.

Dentro c'era freddo, c'era buio, c'era il rumore dell'acqua che gocciolava. Ma di Azzurrina non c'era traccia. Non c'era la bambina, non c'era la palla. Cercarono in ogni angolo. Cercarono per ore, poi per giorni. Fecero venire uomini da tutto il paese. Non trovarono nemmeno una scarpa.

Azzurrina era sparita.

Da allora, dicono, ogni cinque anni, il giorno del solstizio d'estate, il fantasma della bambina torna a farsi sentire. Non si vede. Si sente soltanto. Una voce, un pianto, a volte una risata sottile, che sale dal basso, dalla ghiacciaia, e riempie il castello.

Per anni, durante le visite guidate, hanno fatto ascoltare ai visitatori le registrazioni di quelle voci. Sono voci incerte, rumori lontani, qualcosa che potrebbe essere un pianto di bambina.

E ora l'onestà, perché una storia vera sa dire anche cosa non sa.

Non esiste nessun documento antico che parli di Azzurrina. Gli storici non hanno mai trovato un atto, una lettera, una cronaca. Si dice che un prete avesse scritto la storia nel Seicento, in un libro chiamato «Mons belli et Deline», ma nessuno ha mai visto quel libro. Le prime notizie sulla leggenda sono del 1989, quando il castello, ristrutturato, aprì ai visitatori. Chi studia queste cose, come Massimo Polidoro, fa notare che la storia è nata quando serviva un fantasma.

Nel 2010, il 21 giugno, alcuni ricercatori del CICAP si misero in ascolto con strumenti professionali. Non sentirono niente.

Eppure la storia continua a vivere. Forse perché dentro c'è qualcosa di molto antico e di molto vero: una bambina diversa, che qualcuno voleva nascondere per proteggerla, e che nessuno, in fondo, ha saputo salvare.

Ogni cinque anni, il giorno del solstizio, a Montebello c'è qualcuno che si ferma sulla scala e tende l'orecchio.

Non si sa mai.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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