
La Pantafica
Pantafa o Pandafeche, forse da «fantasma»
paurosa
In Abruzzo si racconta che di notte possa arrivare la Pantafica: una figura che si siede sul petto di chi dorme, pesante come una pietra. Chi si sveglia ha gli occhi aperti ma non riesce a muoversi né a parlare. La descrivono vestita di bianco, con occhi demoniaci, mentre copre la bocca del dormiente con le mani. Si diceva anche che di notte si divertisse a intrecciare le criniere dei cavalli. Oggi sappiamo cos'è davvero: si chiama paralisi del sonno, dura pochi secondi ed è del tutto innocua.
Lo sai che… quasi ogni regione d'Italia ha il suo «spirito che si siede sul petto»: è il modo antico di spiegare la paralisi del sonno.
La storia
C'è un momento, nel cuore della notte, in cui ti svegli senza sapere perché.
Gli occhi sono aperti. Vedi il soffitto, la finestra, le ombre dei mobili. Ma non riesci a muoverti. Non riesci a parlare. Qualcosa di pesante ti preme sul petto, come una pietra, e il respiro sembra sempre più corto.
In Abruzzo, per questo, c'è sempre stato un nome.
La chiamano Pantafica, o Pantafa. Dicono che sia una specie di strega, uno spirito femminile maledetto, che di notte esce e va in giro per le case. Entra senza fare rumore. Si siede sul petto di chi dorme, con tutto il peso del suo corpo invisibile, e toglie il fiato.
I vecchi la descrivevano vestita di bianco, con occhi che sembravano accesi di una luce sbagliata. Dicevano che a volte allungasse le mani sulla bocca delle persone, per impedire loro di gridare. E che tra i suoi passatempi preferiti ci fosse quello di intrecciare le criniere dei cavalli, di notte, nelle stalle.
Colpiva soprattutto i bambini, raccontano alcune storie. Ma anche gli adulti, se dormivano male.
Il suo nome, secondo qualcuno, viene da «fantasma». Altri lo legano a vecchie parole dialettali per dire sogno cattivo. In Abruzzo è un nome di famiglia: le nonne lo pronunciavano a bassa voce, e i nipoti si tiravano le coperte fino al naso.
Perché le storie come questa non nascono dal nulla. Nascono sempre da qualcosa di vero.
E il vero, qui, è semplice. Milioni di persone, in ogni parte del mondo e in ogni epoca, hanno provato quello che il racconto descrive: svegliarsi nel buio, con gli occhi aperti, incapaci di muoversi, con un peso sul petto e una sensazione di presenza. In ogni paese, quella sensazione ha avuto un nome diverso. Una strega, un demone, un gatto, un vecchio. In Abruzzo si chiamava Pantafica.
Oggi i medici la chiamano paralisi del sonno. Succede quando il cervello si sveglia un attimo prima del corpo: la mente è accesa, ma i muscoli dormono ancora. Dura pochi secondi, al massimo qualche minuto. Non fa male. Non è pericolosa. È una delle cose più spaventose e più innocue che il corpo possa fare.
Ma la gente, mille anni fa, non lo sapeva. Aveva solo la paura, e una cosa che spiegasse la paura.
In provincia di Chieti, nel comune di Montebello sul Sangro, c'è un borgo abbandonato che oggi si chiama Buonanotte. Ma il suo nome antico era Malanotte, e veniva da un feudatario del XII secolo, Odorisio di Malanotte. Pare fatto apposta per le storie di notti cattive. Nel 2023 un film ha raccontato la leggenda della Pantafa, ambientata in un paese immaginario chiamato proprio Malanotte, tratto da un fumetto. Un uomo con un vecchio registratore gira per il paese a raccogliere racconti dei vecchi e superstizioni, e quello che scopre non è facile da dimenticare.
Se una notte ti svegli senza poterti muovere, ricorda questa cosa.
Non c'è nessuno seduto sul tuo petto. Sei tu, che stai tornando da un sogno. Respira piano. Muovi un dito. Poi un altro. Dopo qualche secondo il corpo ti risponderà.
E se vuoi, puoi sorridere, nel buio, e dire a mezza voce, come facevano i vecchi d'Abruzzo:
«Per stanotte, Pantafica, hai perso.»
Parenti nel mondo
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Fonti
- Gennaro Finamore, «Credenze, usi e costumi abruzzesi» (1890)
- Sky TG24, «Malanotte, il graphic novel che racconta la leggenda della Pantafa» (2023)
