
Il lupo mannaro
l'uomo che cambia con la luna piena
paurosa
In tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, si raccontava del lupo mannaro: un uomo che nelle notti di luna piena si trasformava e vagava per le strade ululando. Si diceva che lo diventasse chi era nato proprio nella notte di Natale, o all'Epifania, e che per salvarlo il padre dovesse segnargli una croce sotto il piede, per tre Natali di fila. Contro di lui l'arma più sicura era l'argento. Sono storie che trovano casa in una terra come l'Abruzzo, dove i lupi veri, per secoli, hanno fatto paura ai pastori.
Lo sai che… oggi nel Parco Nazionale d'Abruzzo il lupo appenninico è protetto ed è uno dei simboli del parco.
La storia
Nei paesi di montagna dell'Abruzzo, tra la Valle Peligna e la Marsica, d'inverno il buio arriva presto e dura tanto. Le case si stringono intorno al fuoco. Fuori, nei boschi, a volte si sente un ululato lungo, che sale e scende, e che fa fermare le conversazioni.
I vecchi, in quei casi, abbassavano la voce e dicevano un nome. Lupo mannaro.
Un uomo, in apparenza come tutti, che nelle notti di luna piena si trasformava in lupo. Vagava per le strade del paese, ululando, in cerca di qualcosa. È una paura che non ha un solo paese: la si racconta in tutta Italia, dalla Lunigiana alla Campania alla Sicilia, e ben oltre.
Come si diventava lupi mannari?
La risposta, in molti racconti, era una sola: si nasceva così. Chi veniva al mondo nella notte di Natale, intorno a mezzanotte, era destinato a quella sorte. Anche chi nasceva all'Epifania, dice un altro studio, correva il rischio. Una nascita che dovrebbe essere la più benedetta dell'anno diventava, invece, un segno.
Per scongiurarlo, in qualche luogo, i padri facevano una cosa che oggi ci sembra crudele. Con un ferro rovente imprimevano una piccola croce sotto il piede del neonato. E ripetevano il gesto per i tre Natali seguenti. Era un modo, nella loro mente, di spezzare la maledizione prima che si compisse.
Ed ecco una regola per proteggersi, che si racconta ancora ma che non ho trovato scritta in nessuna fonte che ho potuto leggere.
Se in una notte di luna piena qualcuno bussava alla tua porta, non dovevi aprire subito. Dovevi restare in casa e aspettare che il visitatore avesse bussato tre volte. Perché proprio tre, nessuno lo spiega: è una regola che si tramandava così.
La notte di luna, quindi, le famiglie restavano chiuse in casa. I bambini nei letti, le candele spente, le orecchie tese. Ogni colpo alla porta veniva contato. Uno. Due. E poi il silenzio. Oppure tre.
Altrove, nei libri, le regole cambiano.
Nel Medioevo, racconta un articolo, c'era chi diventava lupo mannaro per scelta, attraverso la magia. C'erano unguenti e pozioni. C'erano storie di uomini che si toglievano la pelle per indossare quella di un lupo. E c'era perfino una bevanda che si chiamava «acqua licantropica», raccolta nelle impronte lasciate da un lupo mannaro.
Per sconfiggerlo, l'unica arma sicura, dicevano, era l'argento. Una lama d'argento, o un proiettile, a volte benedetto, a volte ricavato da un crocifisso.
E il morso? Quello che nei film trasforma chiunque in un lupo? Non fa parte della tradizione più antica. Gli esperti dicono che è un'invenzione moderna, presa in prestito dalle storie di vampiri.
Il mito è molto più vecchio di tutto questo. Qualcuno lo fa risalire all'Età del Bronzo, quando popolazioni nomadi si incontrarono con quelle che coltivavano la terra. Gervasio di Tilbury, uno scrittore medievale, è forse il primo ad aver legato la trasformazione alle fasi della luna. E in Anatolia, in tempi antichissimi, le donne che non potevano avere figli invocavano il lupo.
Perché il lupo, per l'uomo, è sempre stato due cose insieme: una paura e un mistero.
In Abruzzo, poi, lo sapevano bene. Per secoli i lupi veri, nei boschi e sui pascoli, avevano fatto paura ai pastori, portando via pecore e agnelli. Storie come quella del lupo mannaro trovano casa proprio in terre così, dove un animale reale può dare vita a un incubo.
Oggi quel lupo, il lupo appenninico, è protetto. Vive nel Parco Nazionale d'Abruzzo, ed è diventato uno dei simboli del parco.
E forse è giusto così. Quando smetti di avere paura di un animale, puoi cominciare a rispettarlo.
Parenti nel mondo
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