
Le Valchirie
valkyrjur, «quelle che scelgono i caduti»
un po' paurosa
Le Valchirie sono le messaggere guerriere di Odino. Volano sopra i campi di battaglia a cavallo, con l'elmo e lo scudo, e scelgono quali guerrieri caduti meritano di andare nel Valhalla, la grande sala del dio. Lì li accolgono e servono loro da bere durante i banchetti. Alcune Valchirie, nelle saghe, incontrano eroi umani, come Brunilde con l'eroe Sigurd. Il loro nome vuol dire proprio «quelle che scelgono i caduti».
Lo sai che… il compositore Richard Wagner scrisse una musica famosissima, «La cavalcata delle Valchirie», che si sente ancora in tanti film.
La storia
All'alba, sul campo, tornò il silenzio.
Per ore c'erano stati i corni, le grida, il battito degli scudi come un tuono che non finiva mai. Adesso l'aria era ferma. Solo i corvi, in cielo, giravano in cerchio, e nell'erba bagnata il sole nascente illuminava elmi buttati a terra, lance spezzate, e uomini sdraiati nella pace in cui nessuno li avrebbe più svegliati.
Un giovane guerriero apriva gli occhi.
Non aveva male. Era stranamente leggero, come se qualcuno gli avesse tolto da dosso un mantello bagnato. Guardava il cielo grigio e pensava a sua madre, alla fattoria, al cane. Poi sentì un rumore.
Era uno scalpitare, nell'aria. Non di cavalli di terra. Veniva da sopra, da dove sale il sole, e lo accompagnava un tintinnio come di mille piccole campane.
Il giovane girò la testa.
Una donna scendeva dal cielo a cavallo. Portava un elmo che brillava e uno scudo bianco, e nella destra una lancia leggera. La criniera del suo cavallo, mentre galoppava, scuoteva rugiada sulle valli e grandine sui boschi, e dove passava l'erba si piegava come davanti a un vento che non c'era. Il suo viso era tranquillo, come quello di chi fa un lavoro che conosce bene.
Si fermò sopra di lui e lo guardò.
«Come ti chiami?»
Il giovane le disse il suo nome.
«Hai combattuto bene,» disse lei. Non era un complimento. Era un fatto, come il colore del cielo. «Vieni con me.»
«Dove?»
«Da Odino.»
Lui si sentì sollevare, senza sapere come. Si ritrovò sul cavallo, dietro di lei, con le braccia strette intorno al suo scudo, mentre il campo di battaglia diventava piccolo piccolo sotto di loro.
«Avevo paura,» disse lui, dopo un po'. «Prima di cadere.»
«Tutti ne hanno,» rispose la donna senza voltarsi. «Quelli che dicono di no non sono mai stati lì.»
Le Valchirie erano molte. Gli antichi cantavano alcuni dei loro nomi: Guðr, Rota, Skuld, la più giovane. Odino le mandava a ogni battaglia, e a loro toccava decidere chi doveva cadere e chi doveva vincere. Era un compito grave. Lo facevano in silenzio, a cavallo, tra le nuvole. Altre si legavano agli eroi che proteggevano: Sigrún, per esempio, cavalcava accanto a un guerriero di nome Helgi e lo difendeva con il suo splendore.
Il giovane non lo sapeva ancora. Ma aveva tutta la strada per scoprirlo.
Il Valhalla era una sala così grande che da fuori sembrava una montagna. Le travi del soffitto erano lance. Il tetto era fatto di scudi d'oro. Sulle panche, al posto dei cuscini, erano buttate delle corazze. Ci si entrava da cinquecentoquaranta porte, e da ognuna potevano passare ottocento guerrieri affiancati. Lui li contò con lo sguardo, e perse il conto.
Odino sedeva in fondo, e ai suoi piedi due lupi, Geri e Freki, tenevano la testa sulle zampe. Il dio non mangiava: dava tutta la sua carne ai lupi, e per sé prendeva soltanto vino.
«Benvenuto,» disse.
Alle panche sedevano guerrieri di ogni età, alcuni dei quali, il giorno prima, avevano combattuto su fronti opposti, e adesso si passavano il pane. Il giovane non riuscì a rispondere. La Valchiria gli sfiorò il gomito, e lui si sedette.
Davanti a lui arrivò un piatto con la carne di un cinghiale, Sæhrímnir, che ogni giorno veniva cotto e ogni sera tornava intero. Una capra, Heiðrún, brucava le foglie dell'albero sopra la sala, e dalle sue mammelle usciva un idromele così abbondante che ne bastava per tutti. A servire ai tavoli c'erano le Valchirie: Hrist e Mist portavano il corno, altre dopo di loro. Ridevano, sotto gli elmi, e tenevano le brocche dritte.
«E domani?» domandò il giovane.
«Domani si combatte,» rispose una. «Nel cortile. Ogni giorno. E quando cala la sera, tutti guariscono e si siedono a questa tavola.»
«Perché?»
«Perché un giorno ci sarà una battaglia vera,» disse la Valchiria. «E dovrete essere pronti.»
Lui annuì. Non capì fino in fondo. Prese il corno, e bevve.
Si racconta, però, che una delle Valchirie, una volta, sbagliò.
Odino aveva stabilito che in una guerra tra due re avrebbe vinto il più vecchio, Hjálmgunnar. Ma la Valchiria, che si chiamava Brunilde, aveva guardato negli occhi il più giovane, Agnar, e aveva deciso che era lui a meritare la vittoria. Hjálmgunnar cadde. Odino non gridò. Fu peggio: la guardò a lungo con il suo unico occhio, senza dire una parola.
La toccò con una spina del sonno. «Non sceglierai più i caduti,» le disse. «Ti sposerai, come tutte le donne della terra.»
«Allora sposerò soltanto un uomo che non conosca la paura,» rispose lei.
Odino la guardò ancora un istante. Brunilde si addormentò su una montagna, in una sala fatta di scudi, e intorno a lei il dio accese un muro di fuoco, perché nessuno che avesse un briciolo di timore potesse passare.
Dormì a lungo. Fino a quando un giorno, a cavallo, arrivò un giovane eroe, che si chiamava Sigurd. Vide il fuoco e non rallentò. Lo attraversò, e dietro le fiamme trovò un muro di scudi, e dietro gli scudi qualcuno disteso, con l'elmo in testa. Sigurd si avvicinò e glielo tolse piano. Sotto, c'era una donna.
Lei aprì gli occhi. Restò un attimo a fissare il cielo, come chi ritrova una stanza dopo molti anni. E la prima cosa che disse fu un saluto, rivolto non a lui ma al mondo:
«Salve, giorno! Salvi i figli del giorno! Salve, notte e figlia della notte! Con occhi benevoli guardateci qui e date la vittoria a chi siede.»
Poi guardò Sigurd, e capì che quello che aspettava era arrivato.
Nel Valhalla, quella notte, il giovane guerriero riempì il corno per la terza volta. Qualcuno, in fondo alla sala, raccontava la storia con la voce bassa, e le Valchirie, per una volta, ascoltavano.
Parenti nel mondo
Nella storia vera
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Fonti
- Edda poetica, «Völuspá» e carmi di Sigurd
- Snorri Sturluson, «Edda in prosa»
