
Il Basilisco di Genova
basilisco, dal greco «piccolo re»
paurosa
Il basilisco è un mostro dei bestiari medievali: mezzo gallo e mezzo serpente, con una cresta a forma di corona, capace di far ammalare con il fiato. A Genova si raccontava che ce ne fosse uno nascosto in un pozzo, e che la gente intorno cadesse malata. Il vescovo Siro, poi diventato il santo patrono della città, andò al pozzo e con la preghiera costrinse il mostro a uscire e ad andarsene; in alcune versioni finì in mare. La scena è scolpita e dipinta in diverse chiese genovesi.
Lo sai che… all'incrocio tra via San Siro e via di Fossatello c'è ancora una lapide che indica il pozzo della leggenda.
La storia
Nei bestiari del Medioevo, quei libri pieni di animali veri e inventati, c'era una creatura che faceva paura più di tutte le altre: il basilisco.
Lo disegnavano con il corpo di serpente e la testa di gallo, con una piccola cresta sulla fronte a forma di corona. Per questo il suo nome, in greco, vuol dire «piccolo re». Si diceva che bastasse il suo sguardo, o il suo fiato, per far morire chi lo incontrava. Era il re dei serpenti, e dove passava, l'erba seccava.
A Genova, secondo la leggenda, un basilisco una volta ci arrivò davvero.
Non venne dal mare, né dalle montagne. Si nascose in un pozzo. Un pozzo come tanti, in mezzo alla città, in una zona stretta di vicoli, dove la gente andava a prendere l'acqua. Il mostro scese lì sotto, nel buio umido, e vi si accucciò.
Cominciarono i guai. Il suo fiato saliva dal pozzo e si spandeva per il quartiere, come un odore velenoso. I bambini avevano la febbre. Gli anziani si ammalavano. Gli animali cadevano a terra. La gente non capiva cosa stesse succedendo. Poi un uomo, più coraggioso degli altri, si sporse oltre il bordo del pozzo, e vide due occhi accesi che lo guardavano dal fondo.
La notizia fece il giro della città. Nessuno osava più avvicinarsi. L'acqua mancava. La malattia cresceva.
Fu allora che qualcuno pensò al vescovo.
Si chiamava Siro. Era il vescovo di Genova, un uomo nato nella sua stessa città e amato da tutti, che guidava la comunità da circa trent'anni. Morì, dicono, un 29 giugno, forse nell'anno 381. Per questo alcuni lo collocano nel IV secolo, altri più avanti. Ma la sua fama di santo era già cominciata prima della sua morte.
Siro ascoltò. Non prese armi. Non chiamò soldati. Disse soltanto che per tre giorni la città avrebbe pregato e fatto penitenza. Tre giorni di silenzio, di digiuno, di preghiere. Il triduo.
Passati i tre giorni, il vescovo andò al pozzo.
Si fece portare un secchio. Lo legò a una corda. E davanti a una folla che tratteneva il fiato, lo calò nel pozzo, giù, giù nel buio, fino a toccare qualcosa.
Poi parlò al mostro. Gli ordinò di entrare nel secchio.
Silenzio. La corda si tese. Qualcosa di pesante si era mosso. Siro cominciò a tirare su, lentamente. Gli uomini della folla si strinsero. Le donne chiusero gli occhi. Quando il secchio comparve sul bordo, dentro c'era il basilisco, immobile, con gli occhi bassi.
Il vescovo gli parlò di nuovo. Gli ordinò di andare in mare e di sparire per sempre.
Il mostro obbedì. Scese dal secchio, strisciò lungo le strade tra due ali di folla che si faceva da parte, e si gettò in acqua. Le onde lo ingoiarono. Non lo vide più nessuno.
Il pozzo tornò pulito. I malati guarirono. Genova continuò la sua vita di porto e di commercio, di navi e di vicoli.
C'è chi dice che questa storia non parli davvero di un mostro. Parla di un'altra cosa, una battaglia di idee: Siro avrebbe combattuto contro l'arianesimo, un'eresia che divideva i cristiani. Il basilisco, secondo questa lettura, è un modo di raccontare quella lotta. Ma è solo una probabilità: nessuno l'ha mai dimostrato.
Quello che si sa è che la scena è stata scolpita. A Genova, in vico San Pietro della Porta, secondo alcune fonti (altre la mettono all'incrocio tra via San Siro e via di Fossatello), c'è una lapide di marmo del 1580. Mostra un santo vescovo che sottomette un serpente. Accanto, un'iscrizione misteriosa: CCCCLXXX. Quattrocentottanta. Nessuno sa che cosa significhi.
Chi passa di lì, di solito, non alza la testa.
Ma se lo fai, e ti fermi a guardare quel vecchio marmo consumato, puoi quasi sentire l'acqua nel fondo del pozzo, e il rumore di una corda che sale.
Parenti nel mondo
Nei percorsi
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
- Le parole del dialetto: genoveseNonnese, il dizionario dei dialetti italiani
