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Atlante dei Miti 0/300
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Una donna con serpenti verdi al posto dei capelli e lo sguardo fisso

gorgoneai confini del mondo · mitologia greca

Medusa

Médousa, in greco antico

paurosa

Era una delle tre Gorgoni, con serpenti al posto dei capelli: chi la guardava negli occhi diventava di pietra. L'eroe Perseo la affrontò guardandola solo nel riflesso del suo scudo lucido. Dal suo collo, dice il mito, nacque Pegaso, il cavallo alato. Perseo usò poi la sua testa per salvare la principessa Andromeda da un mostro marino, e alla fine la regalò alla dea Atena, che la mise al centro del suo scudo.

Lo sai che… nelle versioni più antiche era un mostro fin dalla nascita; in quella del poeta romano Ovidio era una ragazza trasformata da una dea.

La storia

Ai confini del mondo, dove il mare finisce e comincia il buio, c'era un'isola senza uccelli.

Nessun gabbiano, nessuna rondine, nemmeno un grillo nell'erba. Soltanto statue.

Statue di guerrieri con la spada alzata. Statue di pastori con il bastone in mano. Statue di un cane accucciato, di una donna che si copriva il viso con le braccia, di un bambino che correva e si era fermato a metà del passo. Tutte grigie, tutte coperte di muschio, tutte con la bocca aperta, come se stessero per gridare e non ne avessero fatto in tempo.

Sull'isola abitavano tre sorelle, le Gorgoni. Due erano immortali. La terza, Medusa, no. E Medusa era quella che nessuno doveva guardare.

Ovidio, il poeta, racconta che un tempo era stata la più bella ragazza di Grecia, con una chioma così splendida che i viaggiatori si fermavano sulla strada per vederla. Poi era successo qualcosa nel tempio di Atena, e la dea aveva punito lei, in modo terribile: i capelli diventarono serpenti. Altre storie, più antiche, dicono che fosse un mostro fin dalla nascita. Nessuno sa quale sia vera. Sulla riva, nel silenzio, non faceva differenza.

Chi incontrava i suoi occhi diventava pietra.

Un giorno, su quella spiaggia, arrivò un ragazzo.

Si chiamava Perseo. Il re di un'isola lontana gli aveva dato un compito che sembrava una condanna a morte: «Portami la testa di Medusa». Perseo era giovane, ma non era solo. Atena, la dea dell'intelligenza, lo aiutava, e con lei Ermes, il messaggero degli dèi.

Il viaggio fu lungo. Prima trovò le Graie, tre vecchie sorelle nate già con i capelli bianchi, che dividevano fra tutte un solo occhio e un solo dente. Se lo passavano di mano in mano, e per un attimo, nel passaggio, restavano tutte cieche. Perseo aspettò quell'attimo, afferrò l'occhio e disse piano: «Lo riavrete quando mi avrete detto dove abitano le ninfe». Le vecchie strillarono, minacciarono, supplicarono. Poi parlarono.

Le ninfe gli diedero tre doni. Dei sandali con le ali, per volare. Una sacca magica, abbastanza solida da contenere qualunque cosa. E un elmo che rendeva invisibile chi lo indossava: era l'elmo di Ade, il signore dei morti. Atena gli prestò uno scudo di bronzo così lucido che si poteva usare come uno specchio. Ermes gli porse una falce che non si spezzava mai.

«Non guardarla mai», gli disse Atena. «Nemmeno per un istante. Nemmeno se ti chiama.»

Perseo volò per un giorno e una notte. Quando arrivò sopra l'isola, sentì il silenzio salire verso di lui.

Sotto di lui il mare era nero e liscio, senza una sola onda, come se anche l'acqua avesse paura di muoversi. L'aria sapeva di pietra bagnata. Il sole non scaldava.

Atterrò senza far rumore. Camminò fra le statue con lo scudo davanti al petto e gli occhi fissi sul bronzo, dove tutto appariva piccolo e rovesciato, come in uno stagno. Vide il guerriero con la spada. Vide il cane. Vide il bambino. Gli veniva voglia di fermarsi a chiedere scusa a ognuno.

In fondo all'isola, nell'ombra di una grotta, qualcosa si muoveva piano.

Era un sibilo. Anzi, erano mille sibili, sottili, che si intrecciavano. Nello scudo apparve una figura distesa a terra, addormentata, con la testa appoggiata su un braccio. E sopra la testa, una cosa viva: centinaia di serpenti, lenti, che si arrotolavano e si scioglievano a ogni respiro.

Perseo non respirava. Sentiva il sangue battergli nelle orecchie, così forte che temeva di svegliarla. Indossò l'elmo e sparì. Fece un passo, poi un altro, sempre guardando solo lo scudo. Alzò la falce. Il riflesso tremava.

Si dice che in quel momento la mano di Atena si posò sulla sua, per guidarla.

Un colpo solo, netto, senza un grido. Poi il silenzio, un silenzio ancora più grande di prima.

Quando Perseo aprì la sacca e vi infilò la testa, senza guardarla, i serpenti sibilavano ancora. E dal collo reciso, dice il mito, uscirono due creature mai viste: un cavallo bianco con le ali, che si chiamò Pegaso, e un gigante con una spada d'oro, che si chiamò Crisaore. Il mostro, morendo, lasciava al mondo due figli.

Ma il peggio non era finito.

Un urlo spaccò il cielo: le due sorelle Gorgoni si erano svegliate. Sentirono l'odore del sangue. Volarono sopra l'isola con le ali d'oro, con le mani di bronzo, con il fiato che sapeva di ferro, e cercarono l'assassino. Perseo, con l'elmo in testa, era invisibile: ma non per l'odore, non per il fruscio dei sandali. Le sentì dietro di sé, sempre più vicine. Corse nel cielo, tra le nuvole, con il cuore in gola, mentre la sacca pesava come un macigno.

Le sorelle lo inseguirono per un giorno intero, urlando. Poi, a sera, una nuvola lo nascose. E il rumore si perse sul mare.

Perseo usò quella testa un'altra volta, contro Fineo e i suoi guerrieri, che volevano strappargli la principessa Andromeda appena salvata da un mostro marino: diventarono tutti di pietra davanti ai suoi occhi senza vita. Poi la regalò ad Atena, che la fissò al centro del suo scudo, a protezione di tutta la Grecia.

I pittori la dipinsero per secoli sui muri dei templi, sulle monete, sulle armature: un viso rotondo, la lingua fuori, gli occhi spalancati. Per spaventare chi voleva fare del male.

E sull'isola senza uccelli, dicono, le statue sono ancora lì, grigie, coperte di muschio.

Aspettano qualcuno che le guardi in faccia, che dica a ognuna come si chiamava, che le ricordi com'era il sole.

Ma tu, se un giorno ti capita di arrivare in un posto così, dove non canta nessun uccello, fa' come Perseo.

Non guardare mai dritto.

Guarda nel riflesso.

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  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Esiodo, «Teogonia»
  • Ovidio, «Metamorfosi», libro IV
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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