
Il drago di San Silvestro
il drago sotto il Palatino
un po' paurosa
Una leggenda antica racconta che sul Palatino, in una grotta vicino a un lago stagnante, viveva un drago che con il fiato velenoso faceva ammalare chi passava. I sacerdoti degli dèi antichi sfidarono papa Silvestro: se il suo Dio era vero, che fermasse il mostro. Silvestro scese nella grotta disarmato, con il solo crocifisso: il drago si fece mansueto e il papa lo legò con un filo della propria veste. Poi lo condusse davanti ai romani, che lo uccisero. Silvestro fu davvero papa, ai tempi dell'imperatore Costantino: il drago è il simbolo di un mondo che cambia.
Lo sai che… la festa di San Silvestro è il 31 dicembre: per questo l'ultima notte dell'anno porta il suo nome.
La storia
C'è un papa, nella storia di Roma, che non ha mai sfidato un esercito e non ha mai costruito un impero. Eppure il suo nome è rimasto legato all'ultima notte dell'anno e, nelle leggende, a un drago.
Si chiamava Silvestro.
Fu papa davvero. Visse ai tempi di Costantino, l'imperatore che per primo smise di perseguitare i cristiani, e rimase sul trono di Pietro per ventun anni, dal 314 al 335. Morì il 31 dicembre di quell'anno, e per questo la notte di San Silvestro è l'ultima dell'anno. Gli storici, a dire il vero, dicono che contò poco: era Costantino a gestire gli affari della Chiesa. Ma la gente, nei secoli, volle ricordarlo diversamente. Gli fece compiere imprese da eroe.
La più bella è quella del drago.
In quei tempi, a Roma, accadeva una cosa strana. Chi passava vicino al Palatino, il colle dei palazzi, cadeva improvvisamente morto, senza una ferita. Nessuno capiva perché. I medici scuotevano la testa. Poi qualcuno, un giorno, scoprì la ragione. In una caverna, giù in fondo al pendio, accanto a un lago fermo e verdastro, viveva un drago.
Non faceva niente di particolare. Non assaliva nessuno. Respirava, e basta. Ma il suo respiro era veleno. Un alito pestifero che si spandeva nell'aria e uccideva chiunque ne fosse toccato.
I Romani, spaventati, andarono dai sacerdoti degli antichi dèi. Chiesero aiuto. I sacerdoti, che a quei tempi cominciavano a perdere seguaci a favore dei cristiani, ebbero un'idea. Fecero a Silvestro una sfida.
«Se il tuo Dio è così potente», dissero, «dimostralo. Libera la città dal drago, e noi crederemo.»
Silvestro non esitò. Non prese armi. Non chiamò soldati. Con sé portò un piccolo crocifisso, e basta. Mentre scendeva verso la caverna, la gente lo seguiva da lontano, con il fiato sospeso. Nessuno pensava che sarebbe tornato.
Arrivato davanti alla grotta, il papa si fermò. Invocò l'aiuto della Vergine. Poi entrò.
Nella penombra, il drago si alzò. Enorme, scuro, con gli occhi accesi. Respirò. Una nuvola di vapore uscì dalla sua bocca.
E il drago si fermò.
Davanti al crocifisso, davanti all'uomo disarmato, la bestia si calmò. Chinò la testa. Si accucciò come un cane davanti al padrone.
Silvestro si tolse un filo dalla sua veste, un semplice filo, e lo legò al collo del drago. Poi uscì dalla caverna, tirando quel filo come un guinzaglio, con il drago che lo seguiva docile.
I Romani, davanti a quella scena, rimasero senza parole. Un papa con in mano un filo, e dietro di lui il mostro che aveva ucciso tanta gente, mansueto come un agnello.
Non sappiamo bene che cosa pensassero. Ma la leggenda dice che la folla, ancora piena di paura e di rabbia, si avventò sul drago e lo uccise.
I sacerdoti pagani, che avevano assistito, mantennero la parola. Si convertirono. Il corpo del drago fu trascinato per le strade fino al Foro Romano, e seppellito sotto il tempio dei Dioscuri, Castore e Polluce. Silvestro fece costruire lì vicino una chiesa, Santa Maria Liberatrice, per ricordare la liberazione.
Così racconta la tradizione.
Un'altra storia, anch'essa leggendaria, riguarda l'imperatore Costantino. Si dice che si fosse ammalato di una malattia terribile, la lebbra, e che i sacerdoti pagani gli avessero consigliato un rimedio spaventoso: fare il bagno nel sangue di tremila bambini. Costantino, davanti alle madri in lacrime, rifiutò. In sogno gli apparvero Pietro e Paolo, che gli dissero di cercare Silvestro. L'imperatore lo trovò, rifugiato sul monte Soratte. Il papa lo battezzò, e l'imperatore guarì.
Gli storici dicono che non è andata così. Il battesimo di Costantino avvenne molto più tardi, a Nicomedia, per mano di un altro vescovo.
Ma poco importa. Il drago, qui, è un simbolo. È il vecchio mondo che finisce. È la paura che si dissolve davanti a un uomo che non porta spade.
E ogni 31 dicembre, mentre i Romani contano i secondi per salutare l'anno nuovo, un papa disarmato, con un filo in mano, continua a camminare nel buio, a portare via il veleno.
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Fonti
- Iacopo da Varazze, «Legenda Aurea» (XIII secolo), capitolo su San Silvestro
- National Gallery di Londra, «Glossario: San Silvestro»
