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Un nanetto vestito da prete con lo zucchetto rosso che bussa con un martelletto dentro un muro antico

spirito della casaRoma, Trastevere · Lazio

Il Mazzamurello

folletto della tradizione romana

un po' paurosa

A Roma, nelle case vecchie, quando succedeva qualcosa che nessuno sapeva spiegare, si diceva che era stato il Mazzamurello. Nella Roma dei papi lo immaginavano come un nanetto vestito da prete, con le fibbie d'argento sulle scarpe e uno zucchetto rosso. Sa cambiare forma: può diventare un vecchio, un serpente o un bel giovane col cappello. È capriccioso: con chi lo tratta male fa dispetti, con le persone gentili lascia piccoli regali misteriosi. Si dice che chi riesce a togliere il cappello al bel giovane riceva dei doni in cambio.

Lo sai che… a Trastevere c'è davvero una strada che porta il suo nome: il Vicolo dei Mazzamurelli.

La storia

Se abiti in una vecchia casa di Roma, di quelle con i muri spessi come libri e le scale che scricchiolano, e una sera senti toc, toc, toc dentro la parete, non spaventarti. Non è un topo. Non è il vento. Forse è lui: i folletti di casa, si sa, fanno rumore.

Si chiama Mazzamurello.

A Trastevere lo conoscono da sempre, e c'è perfino un vicolo che porta il suo nome, dalle parti di via di San Gallicano. Stretto, corto, con le pietre sempre umide. Dicono che i Mazzamurelli ci abitino da sempre, in mezzo ai gatti e ai panni stesi.

Perché sono tanti, i Mazzamurelli. Sono gli spiriti capricciosi delle case. Ognuno ha la sua, e ci vive dentro come un inquilino che non paga l'affitto.

Come sono fatti? Dipende. Nella Roma dei papi, quando le strade erano piene di preti con la tonaca, dicono che apparisse come un nanetto vestito da chierico. Piccolo, con le scarpe adornate di fibbie d'argento e in testa uno zucchetto rosso, tondo, come quello dei cardinali. Un prete in miniatura, che girava tra le travi dei soffitti e dietro le credenze.

Ma può cambiare. Questo è il suo trucco più bello. Un giorno è un vecchio, con una parrucca bianca storta. Un altro giorno è un serpente, e allora è meglio non passargli troppo vicino. Un altro ancora è un giovane bellissimo, elegante, che cammina nel vicolo con un cappello in testa e un sorriso troppo largo.

Ed è proprio con quel giovane che bisogna stare attenti. Perché la regola è questa.

Se riesci a togliergli il cappello, lui è costretto a regalarti qualunque cosa pur di riaverlo.

Immaginiamo come potrebbe andare. Una sera d'estate, una ragazza di Trastevere stava tornando a casa con un cesto di panni lavati. Era una ragazza modesta, gentile, che salutava tutti e non chiedeva mai niente a nessuno. Camminava per il vicolo, con il fiato corto per il caldo.

All'angolo incontrò un giovane. Era bellissimo, vestito di scuro, con un cappello a larghe falde. La guardò e le sorrise. «Buonasera», disse. «Bella serata, vero?»

La ragazza rispose di sì, ma sentì un brivido. Le nonne le avevano insegnato a riconoscere quel sorriso. Nessun giovane, a Trastevere, aveva i denti così bianchi.

Capì chi era.

Continuò a camminare, calma, senza dire una parola. Il giovane la seguì. Le parlò di cose senza senso: del tempo, delle stelle, di una gatta che aveva visto sul tetto. Lei rispondeva, con gentilezza. Poi, a metà del vicolo, mentre lui si voltava a guardare qualcosa, la ragazza alzò il braccio, svelta come un colpo di vento, e gli sfilò il cappello dalla testa.

Il giovane si fermò. Si portò le mani ai capelli, che erano rossi e spettinati. Il sorriso gli si spense, e per un momento fece una faccia da bambino pizzicato con le mani nella marmellata.

«Ridammelo», disse.

«Cosa mi dai in cambio?» chiese lei, tenendo il cappello dietro la schiena.

Il Mazzamurello sbuffò. Strinse i pugni. Poi, a malincuore, si frugò nelle tasche. E cominciarono a uscire cose. Una moneta d'argento. Poi un'altra. Un anello. Una spilla antica. Un fazzoletto ricamato. Tutto quello che il folletto aveva rubato e nascosto, in decenni, nei muri della città.

La ragazza gli ridiede il cappello, e lui sparì in un attimo, ridendo e brontolando insieme, con un tonfo come di un sasso nel pozzo.

Il giorno dopo, nel cestino dei suoi panni, la ragazza trovò un piccolo sacchetto. Dentro c'era una moneta d'oro. Nessuno sa chi ce l'avesse messa.

La storia dei Mazzamurelli, invece, è davvero antica, e si è raccontata di bocca in bocca per tanto tempo che qualcuno l'ha anche usata per fare furbizie. Nel Cinquecento girava voce che in una casa del vicolo abitassero spiriti, e la gente evitava di passarci vicino. E dicono che nell'Ottocento un uomo poco onesto si fingesse mago, e raccontasse di vedere diavoli in casa propria, per tenere lontani i curiosi.

Gli studiosi, quando ne parlano, fanno una faccia seria e dicono che questi spiriti non sono nati a Roma per caso. Sono eredi di un'idea antichissima, quella del genius loci, lo spirito che protegge un luogo. I Romani antichi pensavano che ogni casa e ogni strada avesse il suo. Con il tempo, quello spirito protettore è diventato un po' dispettoso, e ognuno di noi si è trovato in casa, insieme all'angelo custode, anche un diavoletto che ogni tanto combina qualcosa.

Se hai una casa vecchia, quindi, e di notte senti dei colpi nel muro, saluta con gentilezza. E se un giorno incontri un giovane elegante, con un cappello troppo bello e il sorriso troppo bianco, fai finta di niente e cammina tranquillo.

Ma tieni pronta la mano.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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