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Atlante dei Miti 0/300
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Una figura femminile maestosa addormentata nella notte stellata, con un uccellino dalla coda a ventaglio su un ramo

signora della notteRarohenga, il mondo di sotto · Polinesia

Hine-nui-te-pō

«la grande donna della notte», in māori

paurosa

Nella tradizione māori Hine-nui-te-pō è la grande signora della notte, che accoglie i morti nel mondo di sotto. Un tempo si chiamava Hine-tītama, la fanciulla dell'alba; poi scese sotto terra e cambiò nome, per prendersi cura dei suoi figli dopo la vita. Il racconto più famoso è l'ultima avventura di Māui, che voleva vincere la morte per tutti: mentre lei dormiva, provò a passarle attraverso. Ma un uccellino, il pīwakawaka, scoppiò a ridere e la svegliò. Fu la fine di Māui, e da allora tutti gli uomini sono mortali.

Lo sai che… il pīwakawaka, un uccellino con la coda a ventaglio, si vede spesso in Nuova Zelanda: per alcune famiglie māori è un messaggero tra i vivi e i morti.

La storia

La notte è più antica di quanto si pensi.

Prima che Tāne portasse la luce e che il mondo avesse un cielo, c'era soltanto il buio, e dal buio nacque tutto. Per questo, nella tradizione māori, la notte non è un nemico. È la madre di ciò che esiste. E la signora della notte più profonda, quella dove vanno i morti, ha un nome lungo e grande: Hine-nui-te-pō.

Ma non si è sempre chiamata così.

Un tempo era una ragazza. Si chiamava Hine-tītama, la fanciulla dell'alba, e quando camminava nel bosco le foglie sembravano alzarsi per guardarla. Sorrideva spesso. Cantava mentre lavorava. Era figlia di Tāne, il signore delle foreste, e nessuno nel mondo aveva uno sguardo più chiaro del suo.

Un giorno, però, Hine-tītama venne a sapere una cosa. Seppe chi era davvero l'uomo con cui viveva, e il mondo, davanti ai suoi occhi, si capovolse.

Non gridò. Si sedette e rimase ferma per ore, con le mani sulle ginocchia. Poi si alzò, in silenzio, e uscì dalla casa. Camminò verso la fine del mondo, dove la strada scende e il cielo diventa più basso.

Tāne la seguì. La chiamò, la chiamò più volte. Lei non si voltò. Arrivò a una soglia nera, dove cominciava il mondo di sotto, e lì si fermò.

«Non venire», disse. «Non qui.»

«Tornerai?»

Hine-tītama scosse la testa. «Questa strada è mia. Tu torna dove c'è la luce. Cresci i nostri figli, dai loro il cibo e un tetto. Io resterò qui, e quando sarà il loro tempo li tirerò giù con me e li accoglierò.»

Scese. La luce dell'alba, che portava addosso, si spense a poco a poco, come una lampada che si allontana lungo un corridoio. Quando il buio la ebbe presa tutta, aveva un altro nome. Non era più la fanciulla dell'alba. Era la Grande Signora della Notte, e da quel giorno tutti i morti avrebbero attraversato la stessa soglia.

Passarono molte generazioni. Sulla terra viveva un uomo audace, inquieto, pieno di idee: Māui. Aveva rallentato il sole perché le giornate fossero più lunghe. Aveva tirato su dal mare, con un amo, intere terre. Aveva portato il fuoco agli uomini. Non c'era impresa che gli facesse paura.

Rimaneva una sola cosa che non aveva vinto: la morte.

«E se ci provassi?» disse un giorno a suo padre. «Se riuscissi a battere anche lei, per tutti?»

Il padre lo guardò con tristezza. «Conosci la grande signora della notte? Sta giù, in fondo al mondo. I suoi occhi sono di pietra verde, i suoi capelli come alghe, e i denti di ossidiana. Dicono che sia lei la tua fine.»

«Allora andrò a trovarla», disse Māui, e sorrise.

Partì verso il limite dell'orizzonte, con un gruppo di uccellini che volarono con lui. C'erano il pīwakawaka, con la coda a ventaglio, che non sta mai fermo, e altri più piccoli che saltavano tra i rami.

Il viaggio fu lungo. Passarono foreste che man mano si diradavano, poi pianure senza un albero, poi un tratto di sabbia grigia dove anche le ombre sembravano più sottili. Māui non parlava. Per la prima volta in vita sua camminava senza raccontare un'impresa a nessuno. Ogni tanto, dietro di lui, qualche uccellino si fermava a guardare indietro, verso la luce che si stava facendo piccola.

Arrivarono al margine del buio. L'aria cambiò. Si fece fredda, immobile, silenziosa. I rami non frusciavano più. Gli uccellini si strinsero sui rami bassi.

«Ascoltatemi bene», sussurrò Māui. «Lei dorme. Io entrerò da una parte e uscirò dall'altra, e quando sarò uscito, la morte sarà finita. Ma voi non dovete fare un suono. Non ridete, non cantate, non fiatate. Aspettate finché non sarò di nuovo fuori.»

Gli uccellini annuirono. Il pīwakawaka aveva già voglia di ridere, ma si trattenne.

Māui si tolse il mantello e rimase fermo un istante a guardarla.

Hine-nui-te-pō dormiva distesa nel buio, enorme e tranquilla, e il suo respiro faceva un rumore lento, come il mare lontano. Non pareva cattiva. Pareva soltanto stanca.

Māui fece un respiro profondo e si avvicinò. Si fece piccolo, più piccolo di quanto fosse mai stato, e cominciò a entrare.

Il tempo, lì dentro, non passava. Gli uccellini trattenevano il fiato. Il buio sembrava ascoltare. Si sentiva soltanto, a tratti, il respiro lento della signora della notte, e il fruscio leggero di qualcuno che avanza.

Metà del suo corpo era già dentro. Poi di più.

Mancava poco. Pochissimo.

Fu il pīwakawaka. Forse la tensione era troppa. Forse la scena, vista da fuori, era così strana, un uomo che si infila nella dea della notte, che non riuscì a trattenersi. Gli scappò una risata. Piccola, acuta, con quel suo trillo allegro.

Nel silenzio assoluto, fu come un fulmine.

Hine-nui-te-pō aprì gli occhi.

Non ci fu rabbia nel suo sguardo. Non ci fu nemmeno sorpresa. Ci fu soltanto una grande stanchezza, la stanchezza di chi ha sempre saputo come sarebbe finita, e Māui non uscì più.

Così, dicono, fu vinto l'uomo che aveva vinto il sole, il mare e il fuoco. E da quel giorno tutti gli uomini sono mortali.

La morte, per i Māori, non è però un mostro che divora. Hine-nui-te-pō non odia nessuno. Chi arriva da lei trova un posto, trova una porta aperta e una voce che ha aspettato a lungo. Aspetta i suoi figli, uno alla volta, come aveva promesso.

E il pīwakawaka? Vive ancora in Nuova Zelanda, e si vede dappertutto. Nelle foreste, nei giardini, sui bordi dei sentieri, a volte entra nelle case. Svolazza vicino a chi cammina, con la coda aperta, e cinguetta in continuazione.

Si dice che porti messaggi tra i vivi e i morti. Per alcune famiglie māori, se uno entra in casa, è venuto a dire qualcosa.

Ma è solo un uccellino. Ride per niente, e non sa nemmeno perché.

Tradizione viva, raccontata con rispetto: come raccontiamo i miti.

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Fonti

Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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