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Atlante dei Miti 0/300
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Un dio con la barba e il mantello sulle nuvole, con un fulmine in mano e un'aquila accanto

re degli dèiMonte Olimpo, Grecia · mitologia greca

Zeus

Zeús, in greco antico

un po' paurosa

Zeus è il re degli dèi dell'Olimpo e il signore del cielo, delle nuvole e del fulmine. Suo padre Crono mangiava i figli appena nati per paura di essere spodestato; la madre Rea salvò il piccolo Zeus nascondendolo in una grotta di Creta e dando a Crono una pietra avvolta in una coperta. Diventato grande, Zeus liberò i fratelli e insieme a loro sconfisse i Titani. Poi si divise il mondo con i fratelli: a lui il cielo, a Poseidone il mare, ad Ade il regno dei morti.

Lo sai che… le Olimpiadi antiche si tenevano a Olimpia proprio in onore di Zeus: era un'usanza molto antica dei Greci.

La storia

All'inizio, il cielo non era di nessuno.

C'erano dei prima degli dèi che conosciamo. Si chiamavano Titani: giganti antichi, forti come montagne, e il più terribile di tutti era Crono. Era lui a governare il mondo. E aveva paura di una cosa soltanto.

Gli avevano predetto che uno dei suoi figli lo avrebbe un giorno cacciato dal trono.

Crono aveva una moglie, Rea, e lei diede alla luce un figlio. Il padre lo prese, senza una parola, e lo inghiottì. Così fece con tutti gli altri. Uno dopo l'altro, i bambini sparirono nella sua gola, e Rea restò sola, con le braccia vuote.

Cinque volte lo vide fare. Quando arrivò il sesto figlio, Rea decise che non sarebbe successo di nuovo.

Andò dai suoi genitori, Gea, la Terra, e Urano, il Cielo, e disse loro che aspettava un altro figlio. Chiese aiuto. Gea e Urano la ascoltarono, e la mandarono a Creta, su un'isola lontana, in un posto dove Crono non l'avrebbe mai cercata.

Rea ci arrivò di notte. Camminò fino a una montagna, dove si apriva una grotta nascosta nella roccia, scura e profonda, e lì, nel buio, partorì il suo bambino. Lo avvolse nelle fasce. Lo guardò a lungo. Lo chiamò Zeus.

Poi tornò da Crono con in braccio un fagotto di panni.

«Ecco tuo figlio», disse.

Crono lo prese. Non guardò. Lo aprì e vi trovò dentro una grossa pietra. Non la sentì nemmeno in bocca: la inghiottì come gli altri, senza accorgersene, e si dichiarò soddisfatto. Rea rimase immobile, con il cuore che le batteva in gola.

Nella grotta, intanto, il piccolo cresceva.

Cresceva in fretta, perché gli dèi hanno fretta di diventare grandi. Un anno dopo era forte; un altro anno, e sapeva già tutto. Nessuno, sulla terra, conosceva il suo nome. Rea, ogni tanto, alzava gli occhi verso Creta, e non diceva niente. Nessuno sapeva che in una montagna di Creta c'era un ragazzo che aspettava.

Quando fu grande, tornò.

Gea gli diede un consiglio, e lui lo seguì. Si presentò davanti a Crono con una bevanda, e Crono la bevve, senza sospetto. Subito il Titano si piegò in due. Dalla sua gola uscì prima la pietra, e poi, uno dopo l'altro, i figli che aveva inghiottito, vivi e interi, come se non fosse passato nemmeno un giorno. Erano Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone.

Zeus prese la pietra, quella che il padre aveva creduto un figlio, e la piantò in terra, sotto le pendici del monte Parnaso, a Pito, perché gli uomini la guardassero e se ne stupissero. Poi si volse verso i fratelli. Erano alti, forti, e confusi. Avevano passato tutto quel tempo al buio, nella pancia di un padre. Si abbracciarono.

Fu il giorno in cui nacque la famiglia dell'Olimpo.

Crono non accettò. Chiamò a raccolta i Titani, e i figli chiamarono i loro alleati. Gli uni occuparono il monte Otri; gli altri salirono sull'Olimpo, la montagna più alta di tutte. E per dieci anni la terra tremò.

Fu una guerra senza vincitori. Ogni giorno si combatteva, ogni notte si tornava sulle cime a contare i feriti, e nulla cambiava. I Titani erano troppo forti.

Zeus, a quel punto, capì che doveva cercare aiuto altrove.

Scese nelle profondità della terra, in un luogo buio dove suo padre aveva imprigionato altri esseri: i Ciclopi, forgiatori con un solo occhio, e i Centimani, giganti con cento braccia. Li liberò. Offrì loro cibo e bevanda divina, e quando furono di nuovo forti, disse: «Siete con me o con loro?».

I Ciclopi risposero con un dono. Gli diedero il tuono, e il lampo, e il fulmine.

Fu allora che l'Olimpo cambiò. Zeus salì in cima, e quando alzò il braccio, il cielo diventò nero, e il rumore delle sue armi rimbombò da un capo all'altro del mondo. I Centimani lanciarono masse di pietra, trecento in una volta, e i Titani furono sepolti sotto i massi. Il fulmine volava per ogni dove, con un fragore che faceva tremare il mare. La terra bruciò. L'aria si fece incandescente. Il fumo salì fino alle stelle.

Per un lungo momento, dopo l'ultimo tuono, non si sentì nulla. Poi, poco a poco, tornò il canto di un uccello, e il mare riprese a muoversi.

Quando tutto fu finito, i Titani erano incatenati nelle profondità, sotto la terra e sotto il mare, in un posto chiamato Tartaro. Il silenzio calò sul mondo. Lassù, sull'Olimpo, i tre fratelli si guardarono.

Gli altri dèi, che avevano combattuto con lui, si radunarono e gli dissero: «Sii tu il nostro re. Regna su di noi, e distribuisci a ciascuno il posto che gli spetta». Zeus accettò. Non fu una scelta facile: chi governa deve decidere per tutti.

Zeus, Poseidone, Ade. Ora c'era un mondo da dividere.

Gli dèi, racconta Omero, lo fecero con equità. Ognuno estrasse la sua sorte. A Poseidone toccò il mare grigio, a Ade la tenebra senza luce, a Zeus il cielo, con le nuvole e il fulmine. La terra e l'Olimpo restarono comuni. Il sorteggio fu accettato. Ma Poseidone, molto tempo dopo, ricordò a Zeus che erano fratelli con pari diritti, e che ognuno doveva restare nella sua parte.

Da allora Zeus fu il re. Non perché fosse il più forte, ma perché, quando serviva, aveva saputo aspettare. Per anni, in una grotta di Creta, c'era stato un bambino che nessuno cercava. La sua vittoria cominciò lì.

Gli uomini, col tempo, gli dedicarono grandi feste: nella valle di Olimpia, ogni quattro anni, atleti da tutta la Grecia si radunavano in suo onore per correre, lottare e gareggiare. Durante quei giorni, si diceva, le armi restavano appese ai muri e le guerre si fermavano. Era un modo di ricordare che il re degli dèi non amava la guerra senza fine, lui che ne aveva vinta una lunghissima.

E ancora oggi, quando in estate il cielo diventa pesante e il primo tuono rotola sulle colline, i vecchi sorridono e dicono: «Sta tornando Zeus».

Nei percorsi

Ascolta / Leggi anche

  • Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music

Fonti

  • Esiodo, «Teogonia» (VIII-VII secolo a.C.)
  • Omero, «Iliade»
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music