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Un calice dorato che brilla dietro una piccola finestra murata in una cripta di pietra

mistero modernoAcerenza, cattedrale · Basilicata

Il Santo Graal di Acerenza

il calice dietro la finestrella

per niente paurosa

Acerenza è un paese arroccato in cima a una collina, con una grande cattedrale romanica. Nella cripta, restaurata nel 1524, c'è una finestrella murata, e secondo una leggenda lì dietro sarebbe nascosto il Santo Graal, il calice dell'Ultima Cena, che secondo questa tesi avrebbero portato fin qui i cavalieri Templari. Va detto che si tratta di una leggenda recente, diventata famosa negli ultimi anni grazie a libri e articoli di appassionati, e non ci sono prove storiche. La cattedrale e la cripta, invece, sono antiche e vere.

Lo sai che… il Graal compare in tante leggende europee: in quelle di Re Artù i cavalieri della Tavola Rotonda partono proprio alla sua ricerca.

La storia

Acerenza è uno di quei paesi della Basilicata che sembrano costruiti per nascondere qualcosa. Sta in cima a una rupe, circondato da vigneti di Aglianico, con le case di pietra strette le une alle altre e i vicoli che si arrampicano. Dall'alto sembra una cittadella medievale. E in mezzo a tutto questo, quasi all'improvviso, in fondo a una stradina stretta, compare la cattedrale.

È enorme. Troppo grande per un paese così piccolo. Per questo la chiamano «la città-cattedrale».

È dedicata a Santa Maria Assunta e a San Canio, un vescovo. E, secondo alcune persone, custodisce il segreto più famoso del mondo.

Il Santo Graal.

Per chi non lo ricordasse, il Graal è il calice dell'Ultima Cena. Dice la tradizione che dopo la crocifissione di Gesù, un uomo di nome Giuseppe d'Arimatea lo usò per raccogliere il sangue di Cristo. Chi beve dal Graal, si racconta, ottiene la vita eterna e la conoscenza. È la coppa che i cavalieri di re Artù cercavano nelle loro avventure. Nessuno sa dove sia finita.

Secondo i lucani, o almeno secondo alcuni di loro, è finita ad Acerenza.

Ora, va detto subito, perché è giusto così: questa non è una leggenda antica. Non c'è nessun documento medievale che lo dica. È una storia moderna, diventata famosa soprattutto dopo il 2016, quando una giornalista di viaggi, Isa Grassano, originaria della Basilicata, ne parlò in un libro, «Forse non tutti sanno che in Italia…». Lei stessa dice che non si tratta né di una leggenda né di storia, ma di un mistero. Un mistero fatto di indizi.

Vediamoli, uno alla volta. E mettiamoli, come nei gialli, in ordine.

Il primo indizio sono i Templari. Si tratta dei cavalieri-monaci che nel 1118 fondò un uomo che si chiamava Ugo dei Pagani, o Hugues de Payns. Secondo questa tesi, Ugo sarebbe nato a Forenza, un paese vicino ad Acerenza; gli storici, di solito, lo dicono nato a Payns, vicino a Troyes, in Francia. Nel 1227, durante la sesta Crociata, la zona sarebbe stata un punto di sosta per le truppe. L'arcivescovo della cattedrale di allora, un certo padre Andrea, avrebbe avuto un ruolo nell'organizzazione di quella spedizione. E Ugo dei Pagani, o qualcuno del suo ordine, avrebbe nascosto il Graal nella cattedrale.

Il secondo indizio è un nome. Una delle piazze di Acerenza si chiama Piazza Glinni. L'autrice fa notare che potrebbe derivare da una parola gaelica, glin, e gaelica, ricorda, è anche la leggenda del Graal.

Il terzo indizio è nella cripta. La cripta della cattedrale fu restaurata nel 1524 dal conte Ferrillo Balsa, che apparteneva all'Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme. Durante quel restauro, qualcuno murò una piccola finestra. Perché? Nessuno lo spiega. Ma chi ama i misteri pensa subito: forse lì dietro hanno nascosto qualcosa.

Il quarto indizio riguarda il santo. Il nome San Canio, in gaelico, significherebbe qualcosa come «magnifico sorvegliante». E allora ci si chiede: sorvegliante di che cosa?

Il quinto indizio è il nome del paese. Acerenza potrebbe derivare da Acheron, il fiume che, nella mitologia greca, separava il regno dei vivi da quello dei morti. Un posto di confine, dunque. Un luogo adatto per nascondere una cosa che appartiene ad altri mondi.

Fine degli indizi.

Adesso viene la parte onesta. Nessuna di queste cose ha una fonte documentale che la provi. Che Ugo dei Pagani sia nato a Forenza, che padre Andrea abbia avuto quel ruolo, che le parole gaeliche c'entrino qualcosa: tutto questo è interpretazione, ipotesi, o tradizione locale. Gli stessi che raccontano la storia usano il condizionale. «Sarebbe», «potrebbe», «fa ipotizzare».

E in più c'è un altro problema, divertente. Anche se qualcuno volesse cercare il Graal, non sa dove guardare. La cattedrale ha molte finestre. Nessuno ha stabilito quale sia quella giusta. Nessuna è stata aperta. Il Graal, dice l'autrice, potrebbe nascondersi dietro ogni angolo.

Intanto, il libro ha avuto un effetto vero: dal 2016 ad Acerenza sono arrivati più turisti. Vengono per il Graal, e trovano un paese bellissimo, una cattedrale straordinaria, un panorama su vigneti e colline, e un'atmosfera da borgo senza tempo. Molti ripartono senza aver trovato il calice. Ma contenti.

Forse è questo il vero tesoro. Una domanda lasciata aperta, in un posto abbastanza bello da permettersi di non rispondere.

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Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

Altri miei lavori: audiolibri gratis su YouTube · ebook su Gumroad · Apple Books · musica su Spotify e YouTube Music