Il Monachicchio
«munaceddu», piccolo monaco · Colobraro e la Lucania · Basilicata
In Basilicata i monachicchi sono spiritelli piccoli e allegri, con un cappuccio rosso, che corrono per le case. Fanno il solletico sotto i piedi, rovesciano i bicchieri di vino, nascondono gli oggetti, danno pizzicotti, tirano i capelli e fischiano come zanzare. Non sono cattivi, sono dispettosi: i loro scherzi sembrano un gioco. Sono velocissimi e difficili da afferrare: l'unico modo per acchiapparne uno, si dice, è strappargli il cappuccio rosso con una mossa fulminea.
Lo sai che… lo scrittore Carlo Levi, mandato al confino in Lucania, raccontò dei monachicchi nel suo libro più famoso, «Cristo si è fermato a Eboli» (1945).
Fonti: Carlo Levi, «Cristo si è fermato a Eboli», Einaudi (1945); Meer, «Gli spiriti spiritosi della casa»
La Masciara
da «magia», la maga del paese · Colobraro e i paesi lucani · Basilicata
In ogni paese della Lucania c'era una masciara: una donna che conosceva formule, erbe e gesti per togliere il malocchio, guarire un dolore o proteggere un bambino. Si credeva che uno sguardo invidioso, anche senza volerlo, potesse far ammalare: lo chiamavano «affascino», e la masciara sapeva come scioglierlo. Per alcuni era una guaritrice, per altri una strega da cui stare lontani. Negli anni Cinquanta l'antropologo Ernesto de Martino girò questi paesi per capire perché quella magia fosse così importante per la gente.
Lo sai che… Colobraro era chiamato «il paese che non si nomina», perché si diceva portasse sfortuna: oggi ci ha costruito sopra una festa estiva.
Fonti: Ernesto de Martino, «Sud e magia», Feltrinelli (1959); SportOutdoor24, «Masciare, malocchio e il festival delle streghe: Colobraro»
Il Maggio di Accettura
il matrimonio degli alberi · Accettura · Basilicata
Ad Accettura, ogni anno, due alberi si sposano. Nel bosco di Montepiano gli uomini scelgono il cerro più alto e dritto: è il Maggio, lo sposo. In un altro bosco tagliano la cima di un agrifoglio: è la Cima, la sposa, portata a spalla per ore fino al paese. La sera di Pentecoste la Cima viene unita in cima al Maggio, e nei giorni seguenti l'albero viene alzato in piazza tra la folla, ma solo davanti alla reliquia di San Giuliano portata in processione. C'è chi pensa che la festa nasca da antichi culti degli alberi, più vecchi del cristianesimo: è un'ipotesi, non è dimostrata.
Lo sai che… dal Settecento il matrimonio degli alberi si celebra insieme alla festa del patrono, San Giuliano.
Fonti: Giovanni Battista Bronzini (a cura di), «Accettura: il contadino, l'albero, il santo», Galatina, Congedo (1979); ENIT, italia.it (portale turistico nazionale), «Accettura, borgo in Basilicata»
La Madonna della Bruna di Matera
la festa del 2 luglio · Matera · Basilicata
Una leggenda di Matera racconta che un contadino diede un passaggio sul suo carro a una ragazza sconosciuta. Lei gli affidò un messaggio per il vescovo e sparì a Piccianello: nel messaggio rivelava di essere la Madonna e chiedeva di restare a Matera. Il clero trovò un'immagine della Vergine su un carretto ornato e la portò in trionfo fino alla cattedrale. Da allora, ogni 2 luglio, la Madonna della Bruna viene portata in città su un carro trionfale. A fine festa la folla assalta il carro e lo distrugge, un'usanza che si è consolidata alla fine dell'Ottocento. L'anno dopo il carro viene rifatto da capo.
Lo sai che… fu papa Urbano VI, che prima era stato arcivescovo di Matera e Acerenza, a fissare la festa della Bruna al 2 luglio, legandola alla Visitazione.
Fonti: Associazione Maria SS. della Bruna, «Storia» della festa; Fondazione Matera-Basilicata 2019, «Il giorno più lungo» (copia archiviata)
Il Santo Graal di Acerenza
il calice dietro la finestrella · Acerenza, cattedrale · Basilicata
Acerenza è un paese arroccato in cima a una collina, con una grande cattedrale romanica. Nella cripta, restaurata nel 1524, c'è una finestrella murata, e secondo una leggenda lì dietro sarebbe nascosto il Santo Graal, il calice dell'Ultima Cena, che secondo questa tesi avrebbero portato fin qui i cavalieri Templari. Va detto che si tratta di una leggenda recente, diventata famosa negli ultimi anni grazie a libri e articoli di appassionati, e non ci sono prove storiche. La cattedrale e la cripta, invece, sono antiche e vere.
Lo sai che… il Graal compare in tante leggende europee: in quelle di Re Artù i cavalieri della Tavola Rotonda partono proprio alla sua ricerca.
Fonti: FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano, I Luoghi del Cuore, «Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo, Acerenza»; SiViaggia (sito di viaggi), «Il borgo della Basilicata dove è custodito il Sacro Graal»