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Atlante dei Miti 0/300
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Un giovane eroe con i sandali alati che vola sopra il mare tenendo uno scudo lucido come uno specchio

eroe vincitore di MedusaArgo e Serifo · mitologia greca

Perseo

Perseús, in greco antico

un po' paurosa

Perseo era figlio di Zeus e della principessa Danae. Un re prepotente, per liberarsene, lo mandò a prendere la testa della Gorgone Medusa, che trasformava in pietra chiunque la guardasse. Dèi e ninfe lo aiutarono: ricevette sandali alati, un elmo che rendeva invisibili e, da Atena, uno scudo lucido come uno specchio. Guardando Medusa solo nel riflesso, Perseo la sconfisse. Sulla via del ritorno salvò la principessa Andromeda, legata a uno scoglio davanti a un mostro marino, e la sposò.

Lo sai che… le stelle cadenti di agosto, le «lacrime di San Lorenzo», sembrano arrivare dalla costellazione di Perseo: per questo si chiamano Perseidi.

La storia

Prima ancora di nascere, Perseo aveva un nemico, e il nemico era suo nonno.

Si chiamava Acrisio, era re di Argo, e aveva una figlia di nome Danae. Un giorno andò a consultare l'oracolo, per sapere se avrebbe avuto un figlio maschio. La risposta fu una sentenza: «Non avrai figli. E il figlio di tua figlia ti ucciderà.»

Acrisio non dormì più. Per impedire quello che l'oracolo aveva detto, fece costruire sotto il palazzo una camera di bronzo, senza porte e con un'unica apertura in alto, e vi rinchiuse Danae. Nessun uomo l'avrebbe mai vista.

Ma Zeus la vide. Scese in quella stanza sotto forma di pioggia d'oro, che cadde sulle ginocchia della ragazza. Quando Acrisio sentì un pianto di neonato salire dal sotterraneo, capì che l'oracolo non aveva sbagliato.

Non ebbe il coraggio di uccidere sua figlia e suo nipote. Li chiuse dentro una grande cassa di legno e la gettò in mare.

La cassa galleggiò per giorni. Danae stringeva il bambino e gli cantava piano, nel buio, per non fargli sentire le onde. Quando la cassa urtò finalmente una riva, un pescatore di nome Ditti, sull'isola di Serifo, la tirò a riva con la sua rete. Li accolse in casa. Perseo crebbe lì, in una capanna di pescatori, con il sole in faccia e le reti in mano.

Ma anche sull'isola non c'era pace.

Il re di Serifo, Polidette, un uomo prepotente, voleva sposare Danae. Lei lo rifiutava, e Perseo, ormai ragazzo, stava sempre fra loro due, come uno scudo. Polidette decise di toglierselo di torno. Organizzò un banchetto in cui tutti dovevano portare un dono per il re. Perseo, che non aveva niente da dare, disse una frase sbagliata, d'orgoglio: «Ti porterei anche la testa della Gorgone.»

«Perfetto», rispose Polidette sorridendo. «Portamela.»

Perseo partì il giorno dopo, con in tasca la pena della madre. Atena e Ermes lo guidarono. Trovò le Graie, quelle vecchie sorelle che si passano un unico occhio. Trovò le ninfe, che gli diedero sandali alati, una sacca e l'elmo che rende invisibili. Ermes gli porse una falce che non si spezzava. Atena, uno scudo di bronzo lucido come uno specchio.

L'isola di Medusa era piena di statue: uomini che l'avevano guardata e non erano più ripartiti. Medusa dormiva. Perseo non la guardò mai in faccia: la cercò solo nel riflesso dello scudo, e con la mano guidata da Atena la falce calò una volta sola. Dal collo, dicono, balzò fuori un cavallo con le ali. Perseo mise la testa nella sacca e volò via sul mare, con le sorelle di Medusa alle calcagna, per un giorno intero.

Ora veniva la strada del ritorno, che non fu meno lunga.

Volava verso est, sopra una costa di scogli neri, quando Perseo sentì qualcosa. Un lamento sottile, che saliva da una roccia a picco sul mare. Scese più in basso, e vide.

Una ragazza era incatenata allo scoglio. Aveva le braccia legate in alto, i capelli sciolti sulle spalle, gli occhi pieni di lacrime. Nessuno, intorno. Solo il vento e, più giù, il mare scuro che si muoveva in modo strano.

«Chi sei?» chiese Perseo, posandosi accanto a lei. «Chi ti ha fatto questo?»

Si chiamava Andromeda. Era la figlia di Cefeo, re di una terra lontana, e di sua moglie Cassiopea. La madre, un giorno, si era vantata di essere più bella delle Nereidi, le ninfe del mare. Poseidone, offeso, aveva mandato un mostro a devastare la costa. L'oracolo aveva detto che c'era un solo modo di fermarlo: dargli la figlia del re.

«Mio padre piangeva», disse Andromeda. «Ma il popolo urlava. Mi hanno portata qui.»

Mentre parlava, l'acqua si increspò. Una forma immensa si sollevò dal mare, lunga come una nave. Perseo non ebbe tempo di pensare. Saltò in aria con i sandali alati, e il mostro lo cercò con la bocca. Perseo girava sopra di lui, veloce, e ogni volta che passava colpiva con la falce. Il mostro si dimenava nell'acqua, schiumava, urlava. Alla fine si abbassò, ferito, e sparì fra le onde.

Perseo liberò Andromeda dalle catene e la riportò dai genitori. Prima di consegnarla, però, chiese una cosa: «La voglio come moglie.»

Cefeo e Cassiopea, che stavano per perderla, acconsentirono subito.

Fu una festa bellissima, ma durò poco. A metà del banchetto, le porte si spalancarono. Entrò Fineo, il fratello del re, che era stato promesso sposo di Andromeda prima che il mostro arrivasse, con un gruppo di uomini armati. Pretendeva di riprendersela.

Si scatenò una rissa nella sala. Perseo era uno solo, e i nemici erano molti, troppi. Allora ricordò la sacca. Gridò ai suoi amici: «Chiudete gli occhi!» E tirò fuori la testa di Medusa.

Come per incanto, il tumulto si fermò. Fineo, con un'espressione di sorpresa, restò con il braccio alzato. Tutti i suoi uomini, ognuno nell'atto in cui si trovava, diventarono pietra.

Il silenzio nella sala era tale che si sentiva il crepitio delle torce.

Perseo si fermò un momento, poi ripose la testa. Non cercò vendetta oltre. Prese Andromeda e tornò a Serifo, dove sua madre lo aspettava ancora, sulla riva, scrutando l'orizzonte.

Portò la testa nella sala di Polidette, durante un banchetto. «Hai chiesto un dono», disse. «Ecco.» Chiuse gli occhi, e la mostrò. Polidette, e i suoi cortigiani, restarono immobili per sempre.

Poi Perseo restituì i suoi doni a chi glieli aveva prestati. La testa di Medusa andò ad Atena.

Molti anni dopo, durante una gara di giochi, Perseo lanciò un disco. Il disco volò fuori dalla traiettoria e colpì un anziano spettatore, che cadde. Era Acrisio, venuto a vedere i giochi senza che nessuno lo sapesse. L'oracolo si era avverato, senza cattiveria di nessuno.

Dicono che Perseo, Andromeda, Cassiopea e Cefeo siano finiti insieme in cielo, in quattro costellazioni vicine. E ogni agosto, una pioggia di stelle cadenti sembra uscire proprio dalla costellazione di Perseo: le Perseidi. A volte, dicono, è l'oro che cade.

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Fonti

  • Ovidio, «Metamorfosi», libri IV e V
  • Apollodoro, «Biblioteca», libro II
Ciro Simone Irmici

Chi c'è dietro

Ciro Simone Irmici

Costruisco siti, app e giochi. L'Atlante l'ho costruito con l'intelligenza artificiale e controllo io ogni scheda e ogni fonte. Non sono uno studioso di mitologia: racconto le leggende con rispetto e dico sempre da dove vengono. Se conosci una leggenda del tuo paese, scrivimi.

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