'O Munaciello
«il monachello», in napoletano · Napoli, centro storico · Campania
Nei vicoli di Napoli si racconta di un piccolo uomo vestito da monaco, con un cappuccio e le fibbie d'argento sulle scarpe. Entra nelle case senza farsi vedere: a volte lascia monete nascoste, a volte fa sparire le cose o fa dispetti. Chi lo vede non deve raccontarlo, altrimenti la fortuna se ne va. Secondo la versione raccolta da Matilde Serao, era un bambino del Quattrocento che la madre vestiva sempre con un saio. Secondo un'altra era il «pozzaro», l'uomo che puliva i pozzi e passava da una casa all'altra sottoterra.
Lo sai che… in molte case napoletane, quando qualcosa sparisce, si dice ancora che «è stato 'o munaciello».
Fonti: Matilde Serao, «Leggende napoletane» (1881); Fanpage.it, «La leggenda del Munaciello, storia del piccolo monaco»
La Bella 'Mbriana
forse da «meridiana», la luce di mezzogiorno · Napoli · Campania
È lo spirito buono della casa: una bella signora che appare per un attimo, di solito vicino alla finestra nelle ore calde del pomeriggio, oppure come un geco sul muro. Porta pace e fortuna alla famiglia, ma è permalosa: per questo la si saluta entrando in casa e non si dice mai ad alta voce di voler traslocare. In alcune case si lascia una sedia libera per lei. Una leggenda dice che fosse una principessa smarrita, e che il re chiese a tutti di accoglierla con gentilezza.
Lo sai che… il geco in casa, a Napoli, non si scaccia: potrebbe essere lei.
Fonti: Napolike, «La Bella 'Mbriana: lo spirito protettore delle case napoletane»; Giuseppe Pitrè, «Curiosità popolari tradizionali», voll. 7-9, Palermo, L. Pedone Lauriel (1890)
Le Janare di Benevento
«janara», forse da Diana, la dea della notte · Benevento, sul fiume Sabato · Campania
Le janare erano le streghe di Benevento: di giorno donne come le altre, di notte si spalmavano un unguento e volavano via. Si diceva che si radunassero sotto un enorme noce vicino al fiume Sabato, e che entrassero nelle case passando sotto le porte come un soffio di vento. Per tenerle lontane bastava una scopa dietro la porta: la janara doveva contarne tutti i fili, e intanto arrivava l'alba. Un santo, si racconta, fece abbattere il noce, ma l'albero rinacque sempre nello stesso posto.
Lo sai che… nel Seicento un medico di Benevento, Pietro Piperno, scrisse un intero libro sul noce delle streghe, cercando di spiegarlo come una superstizione.
Fonti: Pietro Piperno, «De Nuce Maga Beneventana» (Seicento); Smithsonian Magazine, «How this Italian town came to be known as the city of witches»
La sirena Partenope
«Parthenope», fanciulla, in greco · Napoli, isolotto di Megaride · Campania
Partenope era una delle Sirene del mito greco, che con il loro canto attiravano i marinai. Quando Ulisse passò davanti a loro senza farsi incantare, legato all'albero della nave, secondo una versione Partenope fu così disperata che si gettò in mare. Le onde portarono il suo corpo fino a un isolotto nel golfo, Megaride, dove secondo la tradizione oggi c'è Castel dell'Ovo. Dei marinai greci la seppellirono e lì nacque una città greca chiamata col suo nome. Matilde Serao racconta un'altra versione, in cui Partenope è una ragazza greca fuggita per amore.
Lo sai che… le Sirene più antiche erano donne-uccello: quelle con la coda di pesce sono un'idea del Medioevo.
Fonti: Licofrone, «Alessandra»; Matilde Serao, «Leggende napoletane» (1881); Omero, «Odissea», libro XII
La Sibilla Cumana
la profetessa di Cuma · Cuma, Pozzuoli · Campania
A Cuma, sulla costa vicino a Napoli, viveva la Sibilla, la profetessa di Apollo. Il poeta Virgilio racconta che l'eroe Enea andò da lei per chiedere aiuto: la Sibilla gli predisse il futuro e lo accompagnò fino al mondo dei morti, passando dal vicino lago d'Averno. Si diceva che scrivesse le sue profezie su foglie di palma, che il vento poi scompigliava. Un'altra storia narra che il dio le avesse regalato mille anni di vita, ma senza la giovinezza: così diventò piccolissima e vecchissima.
Lo sai che… a Cuma c'è un lungo corridoio scavato nel tufo che l'archeologo Amedeo Maiuri, nel 1932, chiamò «Antro della Sibilla»; oggi molti studiosi pensano che fosse una galleria militare.
Fonti: Virgilio, «Eneide», libro VI; Ovidio, «Metamorfosi», libro XIV; Parco Archeologico dei Campi Flegrei, «Cuma»